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'Scream', la fabbrica della paura: vecchie glorie e volti nuovi per celebrare la saga

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È dedicato a Wes Craven il quinto film del franchise, in cui tornano i protagonisti degli esordi, da Neve Campbell a Courteney Cox
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NEW YORK - "For Wes". Dedicato a Wes. Dal primo all’ultimo urlo, Scream (2022) è una lettera d’amore a Wes Craven, il regista che ha invaso i nostri sogni con le lame artigliate di Freddy Krueger - l’anno in cui l’astro nascente dei repubblicani, Reagan, sconfiggeva Walter 'Fritz' Mondale, e a Michael Jackson prendevano fuoco i capelli durante la registrazione di uno spot della Pepsi - fino ai quiz dell’orrore imposti al telefono da Ghostface, saio nero e maschera dalla bocca deformata come L’urlo di Munch. Alla domanda a trabocchetto “Qual è il tuo film horror preferito?” - tormentone lungo venticinque anni, partito da una telefonata che costò la vita all’ex enfant prodige di E.T. Drew Barrymore - le vittime hanno dato le risposte più esilaranti: “Showgirls”, “Bambi”, “Nightmare, il primo, i successivi non valevano niente”.

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NEW YORK - "For Wes". Dedicato a Wes. Dal primo all’ultimo urlo, Scream (2022) è una lettera d’amore a Wes Craven, il regista che ha invaso i nostri sogni con le lame artigliate di Freddy Krueger - l’anno in cui l’astro nascente dei repubblicani, Reagan, sconfiggeva Walter 'Fritz' Mondale, e a Michael Jackson prendevano fuoco i capelli durante la registrazione di uno spot della Pepsi - fino ai quiz dell’orrore imposti al telefono da Ghostface, saio nero e maschera dalla bocca deformata come L’urlo di Munch. Alla domanda a trabocchetto “Qual è il tuo film horror preferito?” - tormentone lungo venticinque anni, partito da una telefonata che costò la vita all’ex enfant prodige di E.T. Drew Barrymore - le vittime hanno dato le risposte più esilaranti: “Showgirls”, “Bambi”, “Nightmare, il primo, i successivi non valevano niente”.

La trilogia pensata da Craven e dallo sceneggiatore Kevin Williamson come una matrioska, simile al Padrino e Guerre Stellari, infarcita di peccati di famiglia e popcorn, humor e facezie, si è spinta fino al capitolo quattro (2011) e ha dato la stura a parodie scorrettissime (Scary Movie). Dieci anni dopo, l’incubo, formato sequel, reboot e "requel", torna tra noi (in Italia dal 13 gennaio distribuito da Eagle Pictures). Di film in film, sotto la maschera si nascondono psycho diversi anche se, stando ai collaboratori di Craven, scomparso nel 2015, i veri assassini sono sempre state le mani di forbice dei fratelli Weinstein, produttori degli originali, con il coltello dalla parte del manico (il temutissimo "final cut" in fase di montaggio). La Weinstein Company, finita in bancarotta dopo lo scandalo sugli abusi sessuali, ha venduto i suoi assets alla compagnia Spyglass, generando una disputa sui diritti che ha travolto persino la serie tv di Scream, in onda su VH1, proprietà di Viacom.

“Senza Wes, un quinto Scream era l’ultimo dei miei capricci” ci dice Neve Campbell, in abito blu cobalto Armani. “Una lettera, scritta a mano dai nuovi registi, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, ha cambiato tutto”. La sua eroina, Sidney Prescott, le è valso il ruolo da protagonista dopo Cinque in famiglia e Giovani streghe. Il titolo di Regina dell’Urlo, al pari di Jamie Lee Curtis in Halloween, la onora ancora? “I fan non fanno che ringraziarmi, mi dicono 'Sidney ci ha trasmesso coraggio nei momenti più brutti'. A quanto pare, le mie scazzottate con Ghostface sono una potente arma contro il bullismo”.

Con Neve Campbell ritornano i veterani dell’Urlo, David Arquette (l’ex sceriffo di Woodsboro, Dewey) e Courteney Cox (la giornalista a caccia di scoop Gale Weathers). Nella vita reale, tra una tornata di riprese e l’altra, i due si sono fidanzati, sposati e separati. “Ritrovarci sul set è stato catartico” confessa Arquette, attore, wrestler professionista, fratello di Rosanna, Patricia e Alexis, l’attivista transgender morta qualche anno fa. “Senza un palcoscenico sarei un uomo morto. In me abitano Charlie Chaplin, Groucho Marx, Buster Keaton, Jacques Tati… La mia famiglia ha radici nella tradizione del Vaudeville e Scream è parte dello stesso Dna per la sua anima sovversiva”. David ha paura di tutto. Per questo, sghignazza, “quando sento un rumore strano in casa, bypasso la polizia e chiamo direttamente Sidney”.

Il rilancio di Scream, in mano a Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett - due dei filmmaker del trio Radio Silence, sarebbe a dire Chad (Villella, produttore), Matt & Rob - può contare su Paramount Pictures e Spyglass Media Group (il battage pubblicitario è pieno di app, visite in realtà virtuale della casa degli orrori di Ghostface e poster nostalgici) e, Omicron permettendo, è accompagnato da un passaparola di fuoco che ha fatto balzare i pronostici per il weekend d’apertura a 40 milioni di dollari.

Quel "For Wes", il tributo del nuovo Scream a Craven, è un suggerimento di Kevin Williamson, qui produttore esecutivo: “Wes era un uomo colto e gentile, come Mario Bava” racconta. “La sua rigida educazione battista lo ha tenuto lontano dai cinema, da ragazzo. Questo ha fatto volare la sua fantasia e ha reso Scream un testamento. È la sua fabbrica della paura”. E la fabbrica sta per inghiottire le neo-star del capitolo firmato Radio Silence: in testa, Melissa Barrera (In the Heights), nel ruolo di Samantha Carpenter, di ritorno a Woodsboro quando la sorella Tara (l’idolo di Teen Vogue, Jenna Ortega, in prima fila per la lotta alle discriminazioni) finisce nelle grinfie di Ghostface; Jack Quaid (Hunger Games, figlio di Meg Ryan e Dennis Quaid) boyfriend di Sam; Jasmin Savoy Brown è Mindy, fanatica horror dal tocco queer, affiancata dal "gemello" Mason Gooding, insieme a Dylan Minnette (ricordate la serie Netflix 13 Reasons Why?), Sonia Ammar che agli account social per cinefili deve “la scoperta di pietre miliari che da sola non avrei scovato”, Mikey Madison (C’era una volta... a Hollywood) e Marley Shelton, lo sceriffo Judy Hicks e le sue barrette al limone con cui, in passato, tentava di far colpo su Dewey.

“La franchise Scream non cade nella trappola del politicamente corretto” spiega con lucidità Melissa Barrera, pronta a diventare la Sidney latina della saga. “A Woodsboro oggi trovate volti come il mio e di Jenna, di discendenza ispanica, insieme a Mason e Jasmin, afroamericani. Nessuno di noi deve giustificare la propria esistenza nel vecchio universo "bianco" di Scream. Viviamo in un’America varia e accogliente”. Come profetizzava Guillermo del Toro, incensando Scream e i lavori di un altro maestro del genere, John Landis, “In fondo, morire è un gioco da ragazzi. Ridere, o sopravvivere, è la parte più dura di tutte”.