'America Latina', l’orrore si nasconde nella casa della famiglia perfetta
di Emiliano Morreale , di Emiliano MorrealeI fratelli D’Innocenzo sono tra i nomi più forti emersi nel nostro cinema nell’ultimo decennio. Da La terra dell’abbastanza a Favolacce, la loro forza di scrittura e di sguardo li ha affermati nei festival internazionali. È come se in questo film i registi depurassero i temi centrali del loro cinema (anzi forse il tema fondamentale: le difficoltà, la violenza, la tragedia dell’essere maschi) isolandoli dal contesto sociale. Che qui diventa anzitutto uno sfondo visivo, quasi il correlativo di uno stato d’animo.
'America Latina' i fratelli D'Innocenzo sul set - clip in anteprima
Una casa borghese in una zona residenziale di Latina (da qui il titolo: ma la città è sempre fuori campo), con una lunga rampa azzurra e una piscina, dentro cui si aggira un dentista (Elio Germano) con una famigliola ideale composta dalla moglie e dalle due figlie vestite di bianco. Un’atmosfer…
I fratelli D’Innocenzo sono tra i nomi più forti emersi nel nostro cinema nell’ultimo decennio. Da La terra dell’abbastanza a Favolacce, la loro forza di scrittura e di sguardo li ha affermati nei festival internazionali. È come se in questo film i registi depurassero i temi centrali del loro cinema (anzi forse il tema fondamentale: le difficoltà, la violenza, la tragedia dell’essere maschi) isolandoli dal contesto sociale. Che qui diventa anzitutto uno sfondo visivo, quasi il correlativo di uno stato d’animo.
'America Latina' i fratelli D'Innocenzo sul set - clip in anteprima
Una casa borghese in una zona residenziale di Latina (da qui il titolo: ma la città è sempre fuori campo), con una lunga rampa azzurra e una piscina, dentro cui si aggira un dentista (Elio Germano) con una famigliola ideale composta dalla moglie e dalle due figlie vestite di bianco. Un’atmosfera ovattata, che i D’Innocenzo filmano in un formato panoramico cercando una distanza, quasi un’astrazione: piani sequenza, riprese da dietro i vetri o addirittura volti riflessi nel brodo, controluci notturni, primi piani sfocati dall’alto o ripresi in perpendicolare sotto la doccia così che le gocce sembrano scorrere in orizzontale.
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La quotidianità del protagonista è inquietante da subito, e piccole inverosimiglianze mostrano l’irruzione di una dimensione quasi fantastica, finché in cantina l’uomo non scopre un segreto terribile. La parabola però sa infine di dimostrativo, e quando si arriva agli affondi più drammatici lo stile perde qualche colpo (una scena madre muta al ralenti). Rimane costante il senso di angoscia, un grumo di disagio che si incarna nei volti e in luoghi di orrore quotidiano impalpabile, che scoprono quanto di melodramma e di horror ci sia nelle nostre vite ovattate di borghesi.
Tre stelle su cinque