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Denzel Washington: "Per il mio primo Shakespeare imitai Laurence Olivier"

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L'attore due volte premio Oscar protagonista di 'Macbeth' disponibile su Apple tv
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Per sua maestà Denzel Washington recitare è come respirare. La solida formazione teatrale e la vecchia scuola cinematografica, il carisma e la sensualità, la storia di impegno civile e popolarità lo rendono figura di riferimento - come per lui lo è stato il compianto Sidney Poitier - per la nuova generazione di attori afroamericani, ansiosi di intestarselo come mentore: il figlio John David, ovviamente, ma anche il compianto Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Corey Hawkins.


Entra perfettamente, il divo, nel bianco e nero espressionista di Macbeth firmata Joel Coen (su Apple Tv+), incarnando lo scozzese signore di Cawdor distrutto dalla brama di potere e affiancato da Lady Frances McDormand.


A 67 anni e due Oscar, Denzel Hayes Washington Jr. ha il sorriso noncurante di chi si è fatto più allenatore che campione: nella scuderia di famiglia ci sono quattro figli, tutti nel business, e l'attore non fa mistero di sentirsi sempre pi…

Per sua maestà Denzel Washington recitare è come respirare. La solida formazione teatrale e la vecchia scuola cinematografica, il carisma e la sensualità, la storia di impegno civile e popolarità lo rendono figura di riferimento - come per lui lo è stato il compianto Sidney Poitier - per la nuova generazione di attori afroamericani, ansiosi di intestarselo come mentore: il figlio John David, ovviamente, ma anche il compianto Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Corey Hawkins.


Entra perfettamente, il divo, nel bianco e nero espressionista di Macbeth firmata Joel Coen (su Apple Tv+), incarnando lo scozzese signore di Cawdor distrutto dalla brama di potere e affiancato da Lady Frances McDormand.


A 67 anni e due Oscar, Denzel Hayes Washington Jr. ha il sorriso noncurante di chi si è fatto più allenatore che campione: nella scuderia di famiglia ci sono quattro figli, tutti nel business, e l'attore non fa mistero di sentirsi sempre più appassionato dalla regia. Si sottopone con grazia rassegnata all'intervista in collegamento da Los Angeles.

(afp)

Perché il Macbeth?
"Per Shakesperare, Joel e Frances. Tre motivi più che sufficienti".


Il retaggio teatrale è stato utile.
"Fondamentale. Con Joel parlavamo del progetto da un paio d'anni, abbiamo fatto molte prove e Frances McDormand è un'attrice magnifica. Sul set mi sono sentito a teatro, Joel e il designer hanno creato un mondo a parte, niente mobili veri, o imbottiti di oro e viola tutto era spoglio. Non avevamo un posto in cui nasconderci, eravamo nudi".

Il suo primo ruolo scespiriano è stato l'Otello, a vent'anni.
"Era il '77, m'innamorai di Shakespeare. Ma ero giovane e non avevo idea di cosa stessi facendo. Così sono andato alla biblioteca del Lincoln Center, ho ascoltato l'Otello di Laurence Olivier sul vinile e l'ho semplicemente imitato: accento, enfasi. Ma dopo 46 anni tutto questo non mi spaventa, in mezzo c'è stato il film Molto rumore per nulla, ho fatto Bruto a Broadway e Riccardo III nel parco..."

Cosa racconta oggi 'Macbeth'?.
"Come 400 anni fa racconta la lotta per il potere, l'abuso di potere. Leggo un capitolo al giorno della Bibbia, la tragedia è attuale perché il male nelle persone è attuale. È successo ai tempi dell'Antico Testamento, del Bardo, di oggi. Avidità, fama di potere, invidia, fanno parte della natura umana".

La religione aiuta la riflessione?
"Mi piace parlare di spiritualità, il termine religione evoca subito credo contrapposti. Ma sì, per me è una fonte di ispirazione quotidiana, specie ora, in cui dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri".

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C'è stato un momento della carriera in cui l'ambizione ha posseduto la sua anima?
"C'è stato un momento in cui "io, io, io", ma non lo ammetterei mai. Noi siamo allevati, specie negli Stati Uniti, nel mito della vittoria, vogliamo essere i numeri uno. Ma mi è capitato anche di non voler vincere l'Oscar per Malcolm X, mi sarebbe spiaciuto per Al Pacino, all'ottava nomination, era il suo momento".

Cos'è stata per lei la figura di Sidney Poitier e quanto è importante passare il testimone a una nuova generazione di attori afroamericani?
"Sidney è stato il nostro esempio ma soprattutto ho avuto l'onore di averlo come amico. Per quararant'anni, specie nei momenti brutti, la sua porta è sempre stato aperta per me, parlavamo di tutto, il nostro è stato un rapporto unico. Ovviamente per me il rapporto con la nuova generazione è diverso, ma immagino di sentire una certa responsabilità, di desiderio di condividere ciò che ho, le mie esperienze".

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Ad esempio dire no anche quando se la passava male.
"A volte è più difficile dire no, ma devi avere la forza di farlo".


Con Michael B. Jordan ha girato 'A Journal for Jordan', sul diario che un sergente ucciso in Iraq ha scritto per il figlio.
"Da attore voglio solo continuare ad andare avanti con progetti di grande qualità, come regista invece sento di avere ancora molto da esplorare".

È un grande ammiratore dello scrittore August Wilson: c'è qualche risonanza con Shakespeare? .
"Qualcuno ha chiamato Wilson lo Shakespeare americano, perciò sì, non c'è una contaminazione ma una certa musicalità, per me sono musica, potrei cantare i ruoli".


Lei è uno dei pilastri di Hollywood, i suoi ultimi due film, 'Fino all'ultimo dettaglio' e 'Macbeth' sono usciti in piattaforma. Cosa vede nel futoro della sala?
"Con il Covid c'è stata la tempesta perfetta, ma si fanno film di tutti i tipi, basta cercarli, anche sulle piattaforme".

Con il "colorblind casting", la scelta di non considerare il colore della pelle per i ruoli i ruoli si sono aperte più possibilità per gli attori.

"La mia è una posizione particolare, ma l'avvento delle piattaforme e la grande vivacità produttiva di questo momento lo hanno reso più facile, rispetto a quando ho iniziato io".

I suoi quattro figli fanno cinema.
"Sono adulti, intelligenti, professionisti. Ma non so se è successo per causa mia, la fanatica del cinema è mia moglie Paulette, fin da piccoli guardavano insieme i dvd dei film nominati all'Oscar. Malcolm è un regista, Olivia un'attrice, ha lavorato con me nel Macbeth, è stato bello averla sul set. Katia ha prodotto molti film, tra cui Malcolm e Marie di John David. Per lui sognavo una carriera sportiva che non ho potuto avere io. Ma era un ragazzino, ai tempi di Glory gli avevo portato una divisa e lui aveva passato la giornata a recitare tutti i ruoli del film".