Vinicio Marchioni, "Il mio allenatore fallito, eroe invisibile di periferia"
di Arianna Finos , di Arianna FinosUna storia di sport, un racconto di formazione, il rapporto da un giovane pieno di talento (Giacomo Ferrara) e l’allenatore (Vinicio Marchioni) che in quel talento vede una possibilità di riscatto dal proprio fallimento. Sullo sfondo una periferia degradata a fine anni Novanta. Ghiaccio è l’opera prima di Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis, che arriva nelle sale come evento il 7, 8, 9 febbraio per Vision Distribution. Sei tu, il brano che Fabrizio Moro presenterà in gara alla 72esima edizione del Festival di Sanremo e contenuto nel nuovo Ep del cantautore La mia voce, è parte della colonna sonora del film.
Sui social da mesi impazzano i titoli, il 2022 è l’anno di Vinicio Marchioni. In effetti lo vedremo, oltre che in Ghiaccio, in film come L'ombra di Caravaggio, Vicini di casa, Siccità e altri (oltre che a teatro, ora è in scena al Teatro Carignano con Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Ablee con l…
Una storia di sport, un racconto di formazione, il rapporto da un giovane pieno di talento (Giacomo Ferrara) e l’allenatore (Vinicio Marchioni) che in quel talento vede una possibilità di riscatto dal proprio fallimento. Sullo sfondo una periferia degradata a fine anni Novanta. Ghiaccio è l’opera prima di Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis, che arriva nelle sale come evento il 7, 8, 9 febbraio per Vision Distribution. Sei tu, il brano che Fabrizio Moro presenterà in gara alla 72esima edizione del Festival di Sanremo e contenuto nel nuovo Ep del cantautore La mia voce, è parte della colonna sonora del film.
Sui social da mesi impazzano i titoli, il 2022 è l’anno di Vinicio Marchioni. In effetti lo vedremo, oltre che in Ghiaccio, in film come L'ombra di Caravaggio, Vicini di casa, Siccità e altri (oltre che a teatro, ora è in scena al Teatro Carignano con Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Ablee con la regia di Antonio Latella, al fianco di Sonia Bargamasco).
Marchioni, il 2022 è il suo anno?
"Non ne ho idea, ho lavorato tanto e devono uscire tanti progetti. Io cerco sempre di tenermi sottotraccia, tenere le aspettative basse. Certo ho lavorato molto, a teatro e al cinema".
A questo suo personaggio di ex pugile che si fa allenatore di un ragazzo di periferia lei ha dato una grande umanità.
"È stata una delle cose che mi ha colpito del personaggio. Finalmente, avendo frequentato al cinema e in tv, la periferia, ho la possibilità di comunicare con questo personaggio temi e valori in cui credo: l’onesta, la dignità, l’amore per la vita. È uno che si alza alle quattro del mattino per allenarsi, fa il mestiere più umile, scarica al mercato e lo fa con serietà, si occupa dei figli, ama sua moglie. Chi è pugile lo resta per sempre. Il mio è un personaggio che ha alle spalle il fallimento, poteva essere una promessa del pugilato e non ce l’ha fatta, forse non aveva il carattere adatto a quel tipo di carriera è perciò ha scelto di avere una famiglia. Quando incontra il personaggio interpretato da Giacomo Ferrara vede in lui l’occasione di rimettere tutto sul piatto e travasare quei valori che il pugilato porta. È una classica storia di riscatto, però raccontata da un punto di vista che è pieno amore".
La sua mite determinazione, la sua generosità e umiltà lo rendono un eroe sconosciuto.
"Assolutamente. In un’epoca che ti insegna a primeggiare, a rincorrere i like, è uno che ha accettato la sconfitta con dignità e abbracciato con trasporto l’idea di essere padre. Porta avanti una quotidianità in cui mette tutto se stesso e in cui si mette al servizio degli altri. Credo che esistano moltissime persone come lui, solo che non le vediamo perché non fanno rumore. Mi ha commosso per queto motivo, per l’aver scelto di mettersi da parte i non farsi coinvolgere dalla malavita, di essere una brava persona capace di tramandare sani principi a figli, quei valori che il pugilato sa trasmettere".
È un appassionato di boxe?
"Sì, non l’ho mai frequentato ma sono sempre stato un spettatore appassionato. Poi, con questo film, me ne sono perdutamente innamorato. Ci siamo preparati per due mesi e mezzo con Giovanni De Carolis, che è uno scienziato di questa disciplina. Abbiamo sperimentato sulla pelle il sudore, la fatica, il dolore ai muscoli e alle ossa, la disciplina necessaria a superare ogni giorno la grande fatica, il tuo limite quotidiano, spostare l’asticella. Sì, è sport che ha a che vedere con la nostra vita. La vita è difficile, ti prende a schiaffi veri, la boxe dà per scontato che tu li prenda, ma non è quello il punto principale. Che è invece quanto ami e impari a rispettare te stesso, quella disciplina e l’avversario a cui vai incontro nel quale – che tu vada al tappeto o vinca - ti riconosci. Questo ha a che fare con la nostra vita e il nostro mestiere".
Com’è stato lavorare con una doppia regia?
"Meraviglioso, sono due persone diversissime e complementari. Alessio De Leonardis è uno dei più preparati tecnicamente che abbia mai conosciuto, un aiuto regista straordinario. Fabrizio Moro è una persona che ha una necessità comunicativa incredibile, che sa raccontare le emozioni. Questa cosa gli riesce benissimo sul set: si alzava solo per dirti cose sulla emotività della scena, su cosa funzionava o no. Con una precisione di chi le emozioni le conosce".
Vinicio Marchioni: "A teatro con 'I soliti ignoti' per ricordare come eravamo"
Tantissimi film, ma non molla il teatro. Con 'Chi ha paura di Virginia Woolf?', ma anche la regia di 'I soliti ignoti'.
"Io mi sento un attore teatrale. La disciplina, l’approccio l’ho imparato sulle tavole. La mia formazione è diversa da chi fa solo il cinema. Sul palcoscenico come andrà la serata, giorno dopo giorno, dipende solo da te e tu ogni volta hai un riscontro immediato con il pubblico. Con il cinema hai mille filtri, non sai cosa vai a fare fino a che lo vedi montato. C’è il filtro della regia, del montaggio, della postproduzione. Non sei un autore quanto lo sei sul palco. Il teatro è una cosa a cui non rinuncerò mai".
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I molti film di quest’anno sono piuttosto diversi tra loro, come ambientazione e tono, film storici, commedie, drammi.
"La diversità la cerco, mi annoio di me stesso molto presto. Cerco sempre cose distanti e col cinema te lo puoi permettere, mi piace con gli anni aver raggiunto quel grado di leggerezza che mi permette di approcciarmi alle commedie, con un approfondimento diverso. Con Michele Placido erano anni che dovevamo lavorare insieme dai tempi del casting della serie Romanzo criminale. Mi ha chiamato per l’antagonista di Caravaggio, Giovanni Baglione: mi divertiva un film in costume, è una cosa che amo follemente, immaginarmi e costruire un corpo che non è quello della contemporaneità. Del film Siccità con Paolo Virzi devo ringraziare iddio, se un artista come lui, con il suo immaginario straordinario ti chiama, ti metti a disposizione. E poi ho girato il film di Riccardo Milani con Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Sonia Bergamasco, Giacomo Ferrara. Interpreto uno dei carcerati del penitenziario in cui Antonio Albanese va a insegnare teatro. Ero in un momento in cui mi volevo fermare per provare la memoria dello spettacolo Chi ha paura di Virginia Woolf?, ma non ho potuto dire di no, anche perché i detenuti mettono in scena Aspettando Godot, che è stata la prima cosa che ho messo in scena, nel mio saggio di diploma di attore. È stato meraviglioso rimetterci le mani, con Antonio e Fabrizio è stata una esperienza professionale fantastica, sono due giganti”.
In questo film, 'Ghiaccio', il suo personaggio ha che fare con i bambini, si percepisce l’intesa che ha avuto con i piccoli attori sul set.
"Faccio un mestiere che mi fa conservare l’anima infantile. Bisogna aver cura dei nostri figli e di tutti i piccoli perché sono il futuro, ma anche una lavagna bianca e tutto quello che puoi regalare loro è oro. Bisogna avere cura e senso di responsabilità, trasmettere i valori attraverso l’esempio e non solo a parole. E loro ci insegnano il gioco, quello meraviglioso e privo di intellettualismi in cui io sono la guardia e tu il ladro, il gioco fine a se stesso di cui spesso noi adulti ci dimentichiamo e che come attore invece voglio conservare".