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(afp)

Valeria Bruni Tedeschi: “Per le donne mature mostrarsi è ancora tabù”

Alla Berlinale l'attrice è protagonista del film 'La ligne', storia del rapporto tra una madre musicista egocentrica e la figlia violenta
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BERLINO - Valeria Bruni Tedeschi porta alla Berlinale in concorso, nel bel film La ligne di Ursula Meier, un ritratto di madre 'mostruosà eppure empatica, una pianista che ha lasciato la carriera per la maternità, cosa che non smette di ricordare alle figlie. Una di loro l'ha picchiata, ed è stata condannata a stare per tre mesi a cento metri di distanza dalla loro casa, una linea che la sorellina traccia nell'area circostante con la vernice azzurra. È l'inizio di un viaggio nella complessità delle dinamiche familiari che porterà a un ribaltamento del giudizio. "Della sceneggiatura mi ha colpito la visione potente, violenta e allo stesso tempo tenera. Queste due cose, la violenza e la tenerezza insieme mi commuovono molto", racconta l'attrice.

Anche nella suo personaggio di madre egoista, che però ha saputo trasmettere alle figlie l'amore…

BERLINO - Valeria Bruni Tedeschi porta alla Berlinale in concorso, nel bel film La ligne di Ursula Meier, un ritratto di madre 'mostruosà eppure empatica, una pianista che ha lasciato la carriera per la maternità, cosa che non smette di ricordare alle figlie. Una di loro l'ha picchiata, ed è stata condannata a stare per tre mesi a cento metri di distanza dalla loro casa, una linea che la sorellina traccia nell'area circostante con la vernice azzurra. È l'inizio di un viaggio nella complessità delle dinamiche familiari che porterà a un ribaltamento del giudizio. "Della sceneggiatura mi ha colpito la visione potente, violenta e allo stesso tempo tenera. Queste due cose, la violenza e la tenerezza insieme mi commuovono molto", racconta l'attrice.

Anche nella suo personaggio di madre egoista, che però ha saputo trasmettere alle figlie l'amore per la musica, c'è violenza e tenerezza.
"Sì, è un personaggio mostruoso in un certo senso e perciò interessante, come lo è sempre per un'attrice lavorare sui mostri interiori ed esteriori. Ma è anche tenero e con qualcosa di miserabile. Mi interessa capire da dove vengono la violenza, la cattiveria, l'egoismo, da quale posto dell'infanzia. E poi il lavoro con il pianoforte mi interessava, mi legava di nuovo, in modo semplice, a mia madre, alla mia infanzia, al mio rapporto con questo strumento. Il piano è un posto di meditazione. Quello con il piano è un lavoro fisico, un corpo a corpo, , ma anche un rifugio da cui gli altri sono esclusi. Ursula mi ha fatto vedere un bel documentario su Martha Argerich realizzato dalla figlia, che ispirato  e accompagnata durante tutte le riprese, in cui si percepisce come per lei l'essere una pianista abbia escluso il suo essere madre. Ecco, il conflitto tra l'arte e la maternità mi interessava".

Da molto tempo viviamo tutti a un metro e mezzo di distanza. Il film racconta anche il nostro bisogno di contatto fisico, di un abbraccio.
"Non ci rendevamo conto, sul set, di quanto il film parlasse anche del mondo in cui viviamo, anche se lo abbiamo girato durante la pandemia. Qui alla Berlinale l'ho compreso. Sul tappeto rosso per le foto io e la regista ci siamo abbracciate 'non toccatevi!' ci hanno urlato, come se stessimo commettendo un crimine. Ma questo toccarsi è essenziale all'essere umano, hanno sperimentato che dei bebè a cui davano da mangiare ma che non toccavano e a cui non parlavano morivano, anche se apparentemente avevano tutto. Perché l'essere umano ha bisogno di essere abbracciato, di sentire la voce umana. Nell'ultima scena del film mi sono resa conto di quanto sarebbe stato facile per me, quando sono dietro mia figlia, metterle la mano sul collo. Invece non lo faccio e questa mancata carezza, il non chiedere scusa,  è una tragedia per i figli, per le famiglie".

Le donne violente sono poco raccontate al cinema.
"Sì, in questo caso la figlia è come drogato di violenza, i l'ex fidanzato le dice 'non entri in casa se vedo i segni sulla tua faccia', lei a un certo punto mostra la schiena alla famiglia per mostrare che ha smesso, come un tossico mostra le braccia prive di buchi È il suo modo di vivere con la sua sofferenza. È rimasta adolescente perché il rapporto con sua madre non si è risolto, e allora se i conflitti non si risolvono le persone continuano a urlare".

Alla Berlinale ci sono film raccontano la libertà e la legittimità di donne mature di vivere la propria sessualità e apprezzare il proprio corpo, si sono messe in gioco Emma Thompson e Juliette Binoche. Film in cui il nudo e il sesso sono riservate solo alle ventenni.
"È una cosa nuova, nel cinema. Importante. Ogni tanto ci sono cose belle nuove che succedono nel mondo, non solo cose orribili che ci chiudono, ma libertà che si aprono, tabù che si smuovono, come la legittimità dell'essere umano a vivere delle storie d'amore, di sesso, a qualunque età. Il corpo delle donne mature è spesso stato rappresentato come qualcosa di distorto, da nascondere, di non bello. A tutte noi viene chiesto di rifarci, tirarci, come se la bellezza non esistesse se non nella giovinezza. Ciò racconta la visione della morte nella nostra società, in altre le persone anziani sono considerate belle e preziose. Ma c'è speranza che questo possa cambiare".

Esce in Italia 'La fracture' di Catherine Corsini ('Parigi, tutto in una notte' il titolo italiano), nel mezzo degli scontri con i gilet gialli, in un pronto soccorso s'incrociano storie diverse, il suo personaggio cerca di non farsi lasciare dalla sua compagna.
"Per questa coppia  non ho lavorato sull'omosessualità ma sull'amore. Nel film sono abbandonata dalla persona che amo, con la quale cerco di tornare. Mi interessava il tragicomico di quel film, mi interessa la battaglia di un personaggio, il suo rincorrere qualcosa e il suo inciampare. Mi piace inciampare. Il film è anche un microcosmo in cui ci sono incontri e persone di classi sociali, storie, dolori diversi. E tutti questi dolori, queste solitudini, sono ugualmente importanti".

'Parigi, tutto in una notte', Valeria Bruni Tedeschi in un film d'amore e incontro di diversità - trailer in anteprima

 

Il suo prossimo progetto?
"Il primavera sarò in Italia per girare con Ginevra Elkann e anche Valeria Golino un bellissimo progetto che mi sta molto a cuore. Di Magari, il suo film d'esordio mi avevano colpito la semplicità, l'onestà, la tenerezza, il dolore non ostentato, il modo in cui ha diretto gli attori, la poesia, il legame con la sua infanzia".

Quanto pesa nelle sue scelte un po' la voglia di lavorare con l'altra Valeria?
"Ho molta voglia di lavorare con lei, sono stata felice di filmarla e vorrei farci un altro film. Mi piace lavorare con le persone della mia vita, con mia madre, con mia figlia, e Valeria è come se fosse della mia famiglia. Lavorare con loro mi dà molto il senso".

Soddisfatta di come sta andando il montaggio del suo film da regista Les Amandiers, sui suoi anni alla scuola di recitazione di Chéreau?
"Soddisfatta non è la parola giusta, ma sono eccitata...".

Che momento è della sua vita?
"Sono molto concentrata: sui miei figli, sul lavoro, sul trovare la serenità, che è una cosa importante. Trovare il modo di andare avanti non come una pazza ma con saggezza".

Cosa la rende serena?
"A volte dei pensieri, fare e dire le cose giuste. Essere giusta mi rende in pace con me stessa. Quando faccio le cose sbagliate mi sento sbagliata".

La sua filmografia è a quota cento titoli.
"Non ci avevo fatto caso. Bello, spero che ce ne saranno ancora cento...mi correggo, è una frase bella ma la realtà è che non conta la qualità ma il senso che le cose hanno".

Di questi cento quanti hanno senso?
"Tutti lo hanno, anche i più sbagliati, i più strambi, quelli che non ho mai visto. Perché è il cammino che conta, banale ma vero. Il cammino l'ho fatto nel miglior modo che ho potuto".