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'Elvis', Presley secondo Baz Luhrmann: "Più che l'icona racconto l'uomo"

Il regista mostra le prime immagini del suo film dedicato a Presley raccontato attraverso il rapporto con il manager interpretato da Tom Hanks. In sala il 24 giugno
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Elvis. Il mito e la tragedia americana di Presley secondo Baz Luhrmann. Tre anni di lavoro, una data di uscita, il 24 giugno con Warner, e le prime immagini che il regista e il protagonista, Austin Butler, raccontano in collegamento da Sydney. Il film esplora la vita e la musica di Presley attraverso il prisma della sua complicata relazione con il suo enigmatico manager, il colonnello Tom Parker, interpretato da Tom Hanks: vent'anni di rapporto, dall'ascesa alla fama mondiale, sullo sfondo del panorama culturale in evoluzione e della perdita dell'innocenza in America. Al centro di quel viaggio c'è una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley.

Austin Butler è Elvis Presley, Tom Hanks è il suo manager, il colonnello Parker (foto di Hugh Stewart) 

Non è un biopic: "Lungi da me ogni paragone - rac…

Elvis. Il mito e la tragedia americana di Presley secondo Baz Luhrmann. Tre anni di lavoro, una data di uscita, il 24 giugno con Warner, e le prime immagini che il regista e il protagonista, Austin Butler, raccontano in collegamento da Sydney. Il film esplora la vita e la musica di Presley attraverso il prisma della sua complicata relazione con il suo enigmatico manager, il colonnello Tom Parker, interpretato da Tom Hanks: vent'anni di rapporto, dall'ascesa alla fama mondiale, sullo sfondo del panorama culturale in evoluzione e della perdita dell'innocenza in America. Al centro di quel viaggio c'è una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley.

Austin Butler è Elvis Presley, Tom Hanks è il suo manager, il colonnello Parker (foto di Hugh Stewart) 

Non è un biopic: "Lungi da me ogni paragone - racconta Luhrmann, capelli lunghi candidi, collana dorata sopra una dolcevita nera, pantaloni bianchi e una miriade di anelli e bracciali -  ma i grandi narratori non facevano biografie. Shakespeare non fatto la biografia di Riccardo III, ha preso una vita e l'ha usata come una tela per esplorare un'idea più ampia. Un grande film biografico è fantastico, ma mi ispira più un film come Amadeus, che non parla solo di Mozart, ma affronta il tema della gelosia, del talento. Ci sono icone della musica per me e da giovane mi piaceva essere un fan di Elvis Presley, ma la verità è che oggi la sua vita non potrebbe essere che la tela migliore per esplorare l'America degli anni 50, 60 e 70. Ha vissuto solo 42 anni ma ci sono tre grandi vite e una mitologia intera in quel lasso di tempo. È una vita culturalmente al centro di tre decenni. Ed è una grande tela su cui esplorare l'America".

Tom Hanks, il colonnello. Il trailer si apre con la voce narrante di Tom Hanks: "Ci sono alcuni che dicono che io sono il cattivo di questa storia"... "È troppo facile concludere che Hanks è il cattivo, spiega il regista australiano di Moulin Rouge e Il grande Gatsby. Lui racconta la sua versione, quello che lui ha vissuto al fianco di Elvis secondo la propria prospettiva. Del resto Il grande Gatsby si chiama così, ma la storia in realtà è quella di Nick Carraway". Sottolinea che "il colonnello Tom Parker non è un colonnello e non si chiama Tom Parker". Infatti quello è il  nome d'arte di Andreas Cornelis van Kuijk, nato a Breda, in Olanda (anche se aveva sempre dichiarato di essere nato negli Stati Uniti) e impresario teatrale di Elvis, la cui gestione di carriera ha riscritto le regole del ruolo del manager nell'industria dell'intrattenimento: senza scrupoli, dal 10 per cento era arrivato a prendersi il 50 per cento per gli ultimi spettacoli del cantante che aveva trasformato in una star mondiale".

 

Nel mondo di Elvis. Luhrmann ci tiene a raccontare il suono del film: "Tutte le registrazioni prima degli anni 60 non potevano essere usate, sapevamo che non poteva essere un musical da jukebox. Sono registrazioni in mono, fanno effetto nostalgia. Se mimi quella voce sembra solo la fotocopia di un'esibizione. Per questo abbiamo deciso di far ricantare a Austin tutto il giovane Elvis. Ma dagli anni 60 in poi, l'avremmo fuso con il vero Elvis. Ho avuto il privilegio di essere l'ultimo outsider a poter entrare nel mondo di Elvis. Per 18 mesi ho avuto uno spazio a Graceland, a Nashville: Austin ed io siamo stati nello studio di registrazione di Elvis con alcuni dei più grandi musicisti del mondo. Abbiamo avuto accesso ad alcune esibizioni sul palco dei primi anni Cinquanta, studiato il modo in cui canta, e abbiamo raccolto la descrizione delle persone che erano lì. C'è un shock vero, è qualcosa non di nostalgico, educato, ma al contrario è una materia provocatoria, selvaggia. Se leggi cosa è stato scritto su Elvis nei primi anni 50, le sue mosse, le sue provocazioni, il suo rotolarsi a terra: quella gestualità ha provocato davverorivolte. Elvis sul palco era strano e scioccante, e la sfida era tradurre tutto questo per un pubblico contemporaneo. Mi piace pensare che ci siamo riusciti. E comunque noi puntavamo a una interpretazione, non una imitazione: l'idea, la nostra missione, era umanizzare Elvis Presley, mostrare l'essere umano e il suo viaggio".

Austin Butler è Elvis (foto di Hugh Stewart) 

Anima gospel. Luhrmann racconta l'influenza del gospel per Elvis, nel trailer lo si vede bambino che entra in una tenda in cui alcune persone stanno cantando, si mette al centro della scena e rapito inizia a cantare tra loro, a lasciarsi andare. "Questa storia l'ho saputa da un suo vicino in Green Street, riguarda il periodo in cui Elvis e sua madre erano soli nell'unica casa designata per i bianchi nella comunità nera di Tupelo. È stato quello il suo ingresso nella musica". Nel film si esplora la vicinanza di Elvis alla cultura black,al gospel "io sono l'ultimo outsider - racconta Luhrmann - Vengo da un paese molto piccolo non dissimile da Tupelo. Ma arrivo a Parigi ed entro nel mondo di Moulin Rouge, lo vivo. E così se faccio Il grande Gatsby, vivo come Fitzgerald, forse anche troppo coinvolto. Ecco perché faccio film così di rado. Quindi la gioia più grande per me è essere un outsider e vivere l'esperienza. A Memphis, ripercorrendo la storia di Presley ho capito che la musica e la cultura nera non sono una nota a margine o a piè di pagina, ma la tela su cui è scritta la storia. Il che significa che se la togli dalla storia di Elvis, quella storia non c'è più. È cresciuto nella comunità fin dall'inizio. In Beale Street, a volte, era l'unica faccia bianca nel club. In quel momento sta emergendo il movimento per i diritti civili e lui diventa in qualche modo pericoloso". Senza rivelare troppo, posso dire che alla fine il viaggio di Elvis è quello di tornare a chi è veramente, cioè  la musica gospel e la musica gospel è spirituale. Elvis era una creatura spirituale".


Sesso, Elvis, Rock. Il film esplora anche il rapporto di Elvis con la carovana del rock'n' roll. Non ci dimentichiamo che c'erano show itineranti ancora prima del rock, ma quando Elvis entra in scena, quello spettacolo itinerante si è evoluto in una piccola impresa. È un fenomeno del Sud, che poi esplode e crea grandi star. Ma con lui cambia tutto. Inizia il fenomeno del crossover". Il film intende anche essere, a suo modo, una sguardo su come il rock'n'roll abbia avuto un ruolo nello scatenare la rivoluzione sessuale. Alcune delle scene più incredibili del film sono queste scene di Elvis fanno pensare a Frank Sinatra, poi arriveranno i Beatles. ma Elvis è una specie di esplosione che scatena un tipo di sessualità che spaventa a morte molte persone. "È come se la liberazione per quella generazione più giovane fosse così terrificante anche a causa della sua complessa relazione con la questione razziale in America. Ed è questo che causa il dramma".

Austin Butler: è nata una stella? Sexy e spirituale, con una voce morbida che quando canta è il giovane Elvis come possiamo immaginarlo, Austin Butler ha iniziato il film che aveva 27 anni, ora ne ha 30 ma sembra lo stesso un ragazzo. Nel film attraversa la vita di Elvis dagli esordi fino al successo, al declino, alla fine. Cosa l'ha spinto nell'impresa? "Tante ragioni, ma fondamentalmente era riuscire a esplorare l'umanità di qualcuno che è diventato in un certo senso lo sfondo della società. Ed è una tale icona da mantenere uno status sovraumano. C'è voluto tanto tempo per trovare l'umano all'interno di quell'icona. È stata una gioia tale che potrei farlo per il resto della vita. E poi ho potuto lavorare con uno dei più grandi registi al mondo". L'attore ha fatto un lavoro sulla voce titanico: "Ho deciso di far suonare la mia voce in modo identico alla sua. Volevo arrivare al risultato che fosse impossibile distinguere una mia registrazione dalla sua. Questo fuoco mi ha animato, ho lavorato ogni giorno con il coaching vocale, con esperti, sul dialetto,sulla musica. Ma alla fine mi sono reso conto che dovevo liberarmi dai vincoli che mi ero imposto e cercare di vivere la sua via, la sua passione, il suo cuore nel modo pià veritiero possibile". Il momento più incredibile sul set è stato "l'essere stati a Nashville a registrare con alcuni tra i cantanti gospel più straordinari. Siamo entrati in questa cappella, abbiamo allestito i microfoni d'epoca e con questi trenta artisti, il loro timbro e i loro piedi, mi sono messo al centro, le lacrime sono iniziate a scendere, i brividi lungo la schiena, un'esperienza gloriosa, che ti libera il corpo in modo bellissimo".