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'The Batman' , Pattinson e Kravitz: "Noi, angeli vendicatori pieni di tormenti"

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Robert Pattinson e Zoe Kravitz sono i protagonisti della nuova versione della storia che racconta le vicende dell'uomo-pipistrello nel film di Matt Reeves in sala dal 3 marzo con Warner
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Robert Pattinson e Zoe Kravitz sono il Batman e la Catwoman disegnati per questi tempi e questa generazione. L’ultima forza capace di trainare in sala il pubblico giovane - un fenomeno amplificato negli anni della pandemia - è un nuovo star system. Come Dune si è avvalso della capacità messianica di radunare i fan di Timothée Chalamet e Zendaya e il record d’incassi di Spider-Man: no way home deve molto alla coppia Tom Holland - Zendaya, così la rilettura di The Batman firmata da Matt Reeves, in sala il 3 marzo per Warner, poggia sulle spalle dell’iconica coppia di protagonisti che viaggiano sui trent’anni ma condividono una bellezza adolescenziale.

Lui, Pattinson, ha investito la popolarità di Twilight in un decennio di opere autoriali, approdando al suo primo cinefumetto. Lei, figlia di Lisa Bonet e Lenny Kravitz (Luke Cage, nella serie omonima, la definisce “Il padrino 2”, comparandone il fasci…

Robert Pattinson e Zoe Kravitz sono il Batman e la Catwoman disegnati per questi tempi e questa generazione. L’ultima forza capace di trainare in sala il pubblico giovane - un fenomeno amplificato negli anni della pandemia - è un nuovo star system. Come Dune si è avvalso della capacità messianica di radunare i fan di Timothée Chalamet e Zendaya e il record d’incassi di Spider-Man: no way home deve molto alla coppia Tom Holland - Zendaya, così la rilettura di The Batman firmata da Matt Reeves, in sala il 3 marzo per Warner, poggia sulle spalle dell’iconica coppia di protagonisti che viaggiano sui trent’anni ma condividono una bellezza adolescenziale.

Lui, Pattinson, ha investito la popolarità di Twilight in un decennio di opere autoriali, approdando al suo primo cinefumetto. Lei, figlia di Lisa Bonet e Lenny Kravitz (Luke Cage, nella serie omonima, la definisce “Il padrino 2”, comparandone il fascino a quello della madre), cantante e attrice, si è smarcata dal cognome con una gavetta lunga, tanti ruoli secondari, da Mad Max ad Animali fantastici, passando per la serie Alta fedeltà. In questo ritorno a Gotham incarnano due sopravvissuti, creature piene di rabbia e fragilità, in cerca di vendetta e di senso, più vigilanti che supereroi. Si muovono in una città decadente, governata da criminali e politici corrotti, lacerata da una scia di efferati delitti che si lascia dietro l’Enigmista Paul Dano. Pochi gadget, molte indagini, il ritorno a un immaginario legato ai primi fumetti. Pattison e Kravitz sono affiatati sullo schermo e anche nell’intervista digitale. 

Robert Pattinson e Zoe Kravitz all'anteprima londinese del film (ansa)

Questo film ha avuto una gestazione lunga, il set interrotto dalla pandemia. 
Kravitz: «Sono nervosa. È la prima volta per me in cui presentare un film è più intenso che farlo. Ci tengo moltissimo».
Pattinson: «Con la testa sono entrato nel progetto da cinque anni, ci lavoro da tre. Quando ho visto il poster finalmente ho capito che lo stiamo davvero consegnando al pubblico».

Come siete entrati nel progetto?
Pattinson: «Mai fatto un film di supereroi, ma Batman era speciale per me, anche da ragazzino. A un certo punto mi sono informato del progetto con il produttore, ma non sapevo che Matt Reeves avesse scritto la sceneggiatura pensando a me».

Zoe, a lei invece è toccato il provino.
Kravitz: «Sì, il mio agente mi dice che c’è una rosa ristretta di candidate. Così ho fatto un lungo lavoro per non innamorarmi del progetto e non soffrire se non mi avessero preso. Ma era difficile perché la sceneggiatura era bellissima, con Robert c’è stata subito sintonia».
Pattinson: «Secondo me non c’era bisogno di farle il provino, basta chiudere gli occhi e immaginarla, non poteva non essere lei. Ci siamo allenati insime per i combattimenti, nessuno dei due voleva smettere, mai».

Il regista di 'The Batman', Matt Reeves (ansa)

Come solo le vostre versioni di Batman e Catwoman?
Kravitz: «Selena è una persona potente, ma anche molto vulnerabile. È dura, cinica, una sopravvissuta, ed è incredibilmente indipendente. Ed è Catwoman. Selina Kyle è un personaggio che amo da quando ero un ragazzina.Me ne sono innamorata non tanto leggendo i fumetti, quando guardandola sullo schermo. La prima a colpirmi è statat Eartha Kitt, attrice afroamericana che infrangeva molte regole. E mi era piaciuta la versione di Michelle Pfeiffer. L’unico consiglio che lei e Halle Berry mi hanno dato è stato di cercare di lasciare la mia impronta».
Pattinson: «Il mio Bruce Wayne è molto difficile da descrivere. È travagliato, tormentato, ossessionato dalla morte dei genitori ed è come se si volesse annullare nella figura di Batman. Cerca giustizia, ma nella sua lotta al crimine è come se ogni volta vendicare il suo lutto. Sente la responsabilità di aiutare a salvare la città in cui è cresciuto e che si sta disintegrando. Ma non puoi combattere l’intero crimine da solo». 

E cosa significa per lei?
Pattinson: «Sono cresciuto guardando tutti i film di Batman, c’è un’eredità degli attori e nessuno di loro ha sbagliato. Cosa che mi ha messo pressione. Ma in questa suo essere isolato, nichilista, mi ha dato l’idea di una versione in cui potessi aggiungere nuovi colori».

Zoe Kravitz (ansa)

È un film che si lega ai primi fumetti, ma guarda anche alla contemporaneità. Questo Bruce Wayne non è un maschio alfa, Selina è un personaggio complicato, sensuale ma non sessualizzato.
Pattinson: «Mi pare molto interessante capire perché Bruce Wayne pensa di doversi travestire da Batman, restare anonimo. Eppure si tratta di una persona potente nella società, ricca, influente. Ma ha bisogno di reinventarsi in questo alter ego per avere un effetto sulla città. Sul fronte psicologico lui era proiettato sui genitori, si sente responsabile, macchiato dalla loro morte, un angelo vendicatore. Il suo isolamento e la sua ricchezza gli consentono di sviluppare un certo narcisismo, un elemento messianico».
Kravitz: «Il fatto che Matt fosse così interessato allo stato emotivo e alla profonda complessità di questa storia ci ha permesso di modernizzarci. L'obiettivo non era quello di riempire le caselle giuste per evitare guai. Stiamo vivendo un momento importante, un'evoluzione culturale. Ma d’altra parte si ha la sensazione di dover selezionare le caselle del politicamente corretto. Invece questo film è inclusivo e moderno in modo naturale, perché risponde a un interesse vero: cercare di raccontare la complessità della società in cui viviamo. Con le giuste intenzioni, nulla può sembrare posticcio».