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La parità di genere non è di scena. Cristina Comencini: "I dati sono pessimi, nessuna donna dirige un teatro nazionale"

L'associazione Amleta rivela la mappatura delle posizioni apicali nel nostro teatro. Costantino, coordinatrice dell'Osservatorio per la parità di genere: "Dobbiamo capire dove si annida l'ostacolo e il pregiudizio"
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Non è un bello spettacolo, quello che dà un Paese in cui non c'è nessuna donna alla direzione di un teatro nazionale e pochissime si trovano nei TRCI, teatri di interesse nazionale. La media nazionale della presenza femminile nei principali teatri è del 32,4%: differenziata per ruolo, l'incidenza delle donne è più elevata per le attrici (37,5%) e molto più bassa per le registe (21,6%) e le drammaturghe (20,7%). Quest'ultimo dato dimostra che le narrazioni che vanno in scena nei principali teatri italiani sono realizzate soprattutto da uomini quando il pubblico è costituito soprattutto da donne.

Commenta Cristina Comencini: "L'esistenza dell'Osservatorio per la parità di genere è molto importante, una cosa che esiste già in Francia ed è la prima volta che viene fatta da noi sulla cultura, che è l'ambito in cui si forma l'immaginario, le storie tutte, in cui si ca…

Non è un bello spettacolo, quello che dà un Paese in cui non c'è nessuna donna alla direzione di un teatro nazionale e pochissime si trovano nei TRCI, teatri di interesse nazionale. La media nazionale della presenza femminile nei principali teatri è del 32,4%: differenziata per ruolo, l'incidenza delle donne è più elevata per le attrici (37,5%) e molto più bassa per le registe (21,6%) e le drammaturghe (20,7%). Quest'ultimo dato dimostra che le narrazioni che vanno in scena nei principali teatri italiani sono realizzate soprattutto da uomini quando il pubblico è costituito soprattutto da donne.

Commenta Cristina Comencini: "L'esistenza dell'Osservatorio per la parità di genere è molto importante, una cosa che esiste già in Francia ed è la prima volta che viene fatta da noi sulla cultura, che è l'ambito in cui si forma l'immaginario, le storie tutte, in cui si cambiano le cose anche profondamente. Il fatto stupefacente è che i dati sono al di là di quello che pensavo; è veramente molto strano perché in qualche modo sembra sempre che un po' di cose le abbiamo avute, invece è eclatante che non ci sia una donna alla direzione di un teatro nazionale e nelle grandi strutture di decisione di cosa produrre, dove investire. È chiaro che non è che un uomo non possa decidere di investire in progetti femminili, ma è evidente che non c'è la massa critica. Un'idea, del tutto personale, è la possibilità di prevedere un avvicendamento, un'alternanza alla direzione dei principali teatri".

Amleta, associazione di attrici professioniste il cui scopo è contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo, ha effettuato una mappatura sull'occupazione femminile, dal 2017 al 2020, nei teatri nazionali, nei TRIC (Teatri di Rilevante Interesse Culturale) e nel Piccolo Teatro di Milano. Ha preso in esame la figura della regista: un ruolo apicale, che raccoglie in sé il potere di gestione in vari ambiti (del personale, del budget, della linea artistica). La presenza femminile media è del 15%; se il dato viene disaggregato per tipologia di prodotto, emerge che le donne registe nei lungometraggi sono il 9%, nei cortometraggi il 17% e nei documentari il 21%: il che dimostra in maniera evidente che la presenza femminile diminuisce all'aumentare del budget e della durata. Nel 2021 la ricerca condotta dal Ministero in collaborazione con l'Università Cattolica di Milano e relativa a 10 professioni, sui film che hanno ottenuto il nulla osta alla distribuzione tra il 2017 e il 2020, ha rivelato, ad esempio, che le donne costumiste sono il 76% del totale, le registe il 16% e le sceneggiatrici il 21%; tra le categorie con minore presenza femminile si trovano la compositrice (7%), la direttrice della fotografia (9%) e la supervisora agli effetti speciali (8%) - a questo proposito si ricorda l'importanza del fatto che i nomi delle professioni siano declinabili al femminile. Inoltre, i dati dell'Osservatorio europeo sul cinema e sulle fiction per la tv, analizzando 5 professionalità (regista, sceneggiatrice, attrice principale, produttrice, direttrice della fotografia, compositrice), si mostrano pure molto lontani dalla parità di genere e segnalano come l'Italia sia più indietro di almeno 5 punti percentuali rispetto alla media europea.

Queste tematiche sono state affrontate dalll'Osservatorio per la parità di genere del Ministero del Cultura in un incontro all'Auditorium di Roma l'8 marzo. "Per intervenire sullo squilibrio di genere abbiamo bisogno di dati certi e di analisi quantitative e qualitative. I numeri sono fondamentali e non dobbiamo fare l'errore commesso in passato di affrontare in maniera approssimativa la questione della parità. Dobbiamo essere in grado di capire dove si annida l'ostacolo e il pregiudizio che non si esplicita alla stessa maniera in tutti i settori lavorativi. In questo senso stiamo lavorando con i componenti dell'Osservatorio per la Parità di genere del Ministero della Cultura che è il primo e pioneristico esempio di osservatorio tra i Ministeri del nostro Paese", ha dichiarato Celeste Costantino, Coordinatrice dell'osservatorio per la parità di genere del MiC.

L'Osservatorio, che è nato su impulso del ministro Franceschini lo scorso novembre, è composto da esperte delle politiche di genere e rappresentanti dei settori di competenza del Ministero e fornisce consulenza e supporto nell'elaborazione e attuazione di politiche per la parità di genere, nonché attività di ricerca e monitoraggio per avere dati certi e trasparenti per ridurre le discriminazioni nei diversi ambiti del mondo della cultura.

Dell'Osservatorio fanno parte: Celeste Costantino, in qualità di coordinatrice; Eleonora Abbagnato; Stefano Accorsi; Flavia Barca; Maria Pia Calzone; Cristiana Capotondi; Cristina Comencini; Ricardo Franco Levi; Linda Laura Sabbadini; Souad Sbai; Berta Maria Zezza e poi i Direttori generali del MiC del Cinema e audiovisivo; della Creatività contemporanea; dei Musei e dello Spettacolo. La registrazione dell'evento (a cui hanno preso parte la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti; la Sottosegretaria del MiC, Lucia Borgonzoni; Celeste Costantino, Coordinatrice dell'osservatorio per la parità di genere del MiC; Berta Zezza, componente dell'osservatorio per la parità di genere del MiC; Cristiana Capotondi, Attrice e Dirigente sportiva; Eleonora Abbagnato, Direttrice del Corpo di ballo dell'Opera di Roma; Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma; Fabia Bettini, Direttrice artistica Alice nella città; Giulia Morello, Presidente Associazione Dire Fare Cambiare; Domizia De Rose, Presidente di WIFTM Italia, m; Ada Montellanico, Musicista e Vice Presidente del Consiglio superiore dello Spettacolo; Laura Nardi, Associazione Amleta) è visibile sul canale YouTube del MiC.

"Oggi celebriamo la forza e l'intelligenza delle donne", ha invece detto Cristiana Capotondi. "Il settore culturale e creativo è chiamato a fare la sua parte per la capacità di interagire con l'immaginario collettivo e influenzare i valori della società". "Il solo pensare che le donne siano più della metà della popolazione mondiale e che in nessun Paese al mondo sia stata raggiunta la parità di genere è un dato importante di partenza", è il pensiero di Giulia Morello, che presiede l'associazione Dire Fare Cambiare, ed è tra le promotrici della lettera appello per la parità di genere nel settore culturale assieme ad Alice nella città, inviata alle istituzioni ad ottobre 2020 e poi una seconda volta nel dicembre 2021. E ancora: "Abbiamo deciso di lanciare la lettera appello perché il punto di vista delle donne manca in ogni settore, da sempre. La parità di genere è al quinto punto".

Nel mondo della danza la grande maggioranza dei ruoli apicali e delle coreografie è in mano agli uomini. "Bisogna anche parlare di un argomento importante: molte danzatrici soffrono di disformismo corporeo e di disturbi alimentari. La lotta agli stereotipi di genere passa anche per la cura di sé", spiega Eleonora Abbagnato, Direttrice del Corpo di ballo dell'Opera di Roma. "Spero che quest'Osservatorio sia l'inizio di una rivoluzione culturale. Anche nella musica i ruoli apicali in mano alle donne sono scarsi: nel 75% i rappresentanti sono maschili, solo il 15% delle etichette discografiche è amministrato da donne", afferma Ada Montellanico, musicista e vice presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo. Fabia Bettini di Alice nella città ha affrontato a lungo il problema degli stererotipi di genere a partire dalle scuole, chiedendo di rivedere i libri di testo per inserire nelle nuove edizioni - magari già a partire dal prossimo anno scolastico - figure femminili come Rita Levi Montalcini, la poetessa Alda Merini o Lina Wertmüller, la prima regista donna a essere candidata agli Oscar .

Women in Film, Television & Media Italia ha sottolineato i dati Cinetel degli ultimi quattro anni per rendere visibile il circolo vizioso che ancora trattiene le registe lontane dal favore popolare: zero presenze nei primi 10 film campioni di incassi. La parità è lontanissima.