“Licorice Pizza”, l’amore alla periferia del sogno americano
di Antonio Monda , di Antonio MondaI grandi artisti si riconoscono anche nelle opere piccole: è quello che ho pensato vedendo Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson, una gemma che non pretende di avere la grandiosità di Magnolia e Il petroliere, il virtuosismo di Boogie Nights e Vizio di forma o l'attrazione per personaggi ambigui di The Master e Il filo nascosto. Ma basta il dialogo iniziale tra i due protagonisti, magistrale per costruzione narrativa, per capire che si tratta di un'opera in cui le ambizioni sono minori soltanto in apparenza, perché ha l'intelligenza dell'energia e della passione, e la raffinatezza di chi ha capito che il modo più efficace per raggiungere la profondità è la leggerezza.
Per alcuni versi, questo nuovo film è simile a Ubriaco d'amore, di cui è idealmente un prequel, e rappresenta la raffigurazione perfetta dell'incipit di Linea d'ombra di …!-->!-->
I grandi artisti si riconoscono anche nelle opere piccole: è quello che ho pensato vedendo Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson, una gemma che non pretende di avere la grandiosità di Magnolia e Il petroliere, il virtuosismo di Boogie Nights e Vizio di forma o l'attrazione per personaggi ambigui di The Master e Il filo nascosto. Ma basta il dialogo iniziale tra i due protagonisti, magistrale per costruzione narrativa, per capire che si tratta di un'opera in cui le ambizioni sono minori soltanto in apparenza, perché ha l'intelligenza dell'energia e della passione, e la raffinatezza di chi ha capito che il modo più efficace per raggiungere la profondità è la leggerezza.
Per alcuni versi, questo nuovo film è simile a Ubriaco d'amore, di cui è idealmente un prequel, e rappresenta la raffigurazione perfetta dell'incipit di Linea d'ombra di Joseph Conrad: "Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere d'anticipo sul tempo a venire, in quella bella continuità di speranze che non conosce né pause né attimi di riflessione". Non c'è momento in cui Licorice Pizza non riveli lo sguardo e il folgorante talento del più grande regista della sua generazione, il quale condivide l'entusiasmo di due ragazzi che vivono d'anticipo sul tempo a venire, coltivando insieme a loro le speranze, senza pause né attimi di riflessione. È per questo che chiede ai due di correre continuamente sorridendo alle promesse della vita, mentre il mondo sta cambiando irreversibilmente: siamo all'inizio degli anni 70, quelli conclusivi della presidenza Nixon. PTA, come lo chiamano tutti, ha scritturato Cooper, figlio del suo attore feticcio Philip Seymour Hoffman, e Alana Haim, una musicista alla quale cambia appena il cognome in Kane: entrambi al debutto, sono bravissimi ma è lei l'invenzione più imprevedibile e affascinante del film. I due compongono una coppia improbabile e perfetta: Gary Valentine, questo il nome del ragazzo, ha soli quindici anni, Alana ne ha sette o forse dieci di più, perché fornisce versioni diverse della propria età. Gary le fa la corte sin dalla prima scena, lei è sconcertata ma attratta dalla sua sfacciataggine: "Io non ti dimenticherò" le dice, "come tu non mi dimenticherai".
L'ambientazione è la San Fernando Valley, zona popolare alle spalle delle colline che sovrastano Los Angeles, dove PTA è cresciuto e ha ambientato buona parte dei suoi film. Per chi vive intorno alla Magnolia Avenue la città degli angeli assume una dimensione mitica, salvo poi toccarne con mano le miserie: una delle sequenze più eloquenti vede Sean Penn nei panni di un divo - il riferimento è a William Holden - che ha già visto sfumare il proprio momento di gloria. Non meno significative le scene in cui compare Jon Peters, interpretato magnificamente da Bradley Cooper: prima di diventare un potente produttore, era il parrucchiere più esclusivo di Hollywood e attraverso il suo salone entrava nelle grazie delle star diventandone amante, come racconta Shampoo di Hal Ashby. Quando Peters compare nel film è il compagno di Barbara Streisand ma quello che interessa PTA è il rapporto tra la libertà povera e incosciente dei due ragazzi con il lusso e il potere di un uomo che ha tutto, ma la libertà sembra averla già persa.
Per apprezzare sino in fondo questo nuovo capitolo della cinematografia di un maestro contemporaneo è bene ricordare alcuni elementi del suo percorso esistenziale: è figlio di un attore che non ha mai ottenuto grande successo, distinguendosi soprattutto come doppiatore. Il rapporto ossessivo con il mondo dello spettacolo, e più in generale con la creatività, è un tema centrale e il successo sembra una meta irraggiungibile o fallace. Inoltre la famiglia di PTA è cattolica irlandese, e sebbene lui non sia osservante, i riferimenti sono all'interno di quel mondo: in un'intervista al New York Times Magazine ha dichiarato che Magnolia è una confessione, intesa come sacramento. Eloquente in tal senso il parallelo tra il suo capolavoro e un film strutturalmente simile come America oggi di Altman, regista che ha avuto il ruolo di mentore. Se quest'ultimo, adattando mirabilmente i racconti di Raymond Carver, conclude il proprio film con un terremoto, PTA immagina invece la piaga biblica delle rane che piovono dal cielo: un'invenzione coraggiosa e rivoluzionaria, inconcepibile senza il retroterra religioso e una visione trascendente. Non meno determinante l'incontro con David Foster Wallace, suo docente a Emerson: il linguaggio potente e immaginifico di PTA, molto imitato ma in realtà inimitabile, deve molto all'influenza della sua struttura narrativa rapsodica e piena di rimandi sia alla cultura più raffinata che al pop. Se a una prima impressione la visione di questo film potrà spiazzare per le dimensioni minute, basta guardare oltre la superficie e abbandonarsi alle corse dei due protagonisti per capire che è lieve, profondo e indimenticabile come il primo amore.