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'Spencer', i tormenti di Lady Diana, adolescente ribelle

La recensione / Al cinema il film di Pablo Larraín che racconta il difficile approccio con le rigide regole di corte
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Pablo Larraín sarà ricordato come l’innovatore del biopic, genere frequentatissimo quanto, troppo spesso, pigro e asfittico. Analogamente ai suoi precedenti film biografici, Neruda e Jackie, in Spencer il regista cileno focalizza su un unico episodio della vita della protagonista, Diana principessa di Galles, per metterne in immagini l’infelicità.

Una sintesi grandiosa e onirica, introdotta dalla frase “una fiaba da una tragedia autentica”. Nel 1991, dieci anni dopo il matrimonio con l’infedele Carlo, Diana arriva a Sandrigham House, maniero della regina Elisabetta nel Norfolk, per festeggiare il Natale. Prigioniera in una gabbia dorata, comincia a reagire ai rigidi rituali della famiglia reale (descritti con grande esattezza) come un’adolescente ribelle. In condizioni nient’ affatto comuni, però: circondata da una servitù che la ama, o la tr…

Pablo Larraín sarà ricordato come l’innovatore del biopic, genere frequentatissimo quanto, troppo spesso, pigro e asfittico. Analogamente ai suoi precedenti film biografici, Neruda e Jackie, in Spencer il regista cileno focalizza su un unico episodio della vita della protagonista, Diana principessa di Galles, per metterne in immagini l’infelicità.

Una sintesi grandiosa e onirica, introdotta dalla frase “una fiaba da una tragedia autentica”. Nel 1991, dieci anni dopo il matrimonio con l’infedele Carlo, Diana arriva a Sandrigham House, maniero della regina Elisabetta nel Norfolk, per festeggiare il Natale. Prigioniera in una gabbia dorata, comincia a reagire ai rigidi rituali della famiglia reale (descritti con grande esattezza) come un’adolescente ribelle. In condizioni nient’ affatto comuni, però: circondata da una servitù che la ama, o la tradisce, o la spia, si aggira per le immense scale e per il parco, sorvegliato dai militari, come presagendo una sorte simile a quella della sventurata Anna Bolena, il cui fantasma si dice infesti il palazzo.

Nel suo mix di realtà e fiction, il film trova unità in una messa in scena quanto mai accurata e atmosferica: dalla ricreazione del guadaroba di Diana, che ha un ruolo centrale nel rituale, a opera della costumista Jacqueline Durran, alla fotografia dalle luci soffuse (evocanti il Barry Lyndon di Kubrick), alle musiche del polistrumentista Jonny Greenwood dei Radiohead.

Costantemente sotto gli sguardi degli altri personaggi, con un effetto di doppia identificazione dello spettatore (che la osserva assieme a quelli, ma parteggia per la principessa triste), Kristen Stewart offre un’interpretazione di gran classe. Se ne riparlerà molto presto agli Oscar.

VOTO: tre stelle e mezza su 5