"Bella ciao è un canto di allegria, ci ricorda che per vivere bisogna resistere" dice Hazal Koyunkuer, rappresentante della comunità curda. Al brano simbolo della Resistenza - inno dei partigiani e canzone di lotta di nuove generazioni nel mondo, successo pop rilanciato dalla serie La casa di carta, leit motiv del popolo ucraino grazie alla cantante folk Khrystyna Soloviy - la regista Giulia Giapponesi ha dedicato il docufilm Bella ciao - Per la libertà (prodotto da Palomar-Rai-Luce, presentato al Bif&est, in sala l'11,12,13 aprile con I Wonder, il 22 su Rai 3). Una lunga ricerca: "Bolognese, sono cresciuta con Bella ciao, canzone della Resistenza e di mia nonna - racconta la regista. - Nel 2018 ho capito che le belle versioni online erano dei fan della serie spagnola. Mi sono venuti i brividi, ma durante la ricerca ho scoperto che c'erano mille motivi per cui era famosa in molti Paesi fin dagli anni 50". Il docufilm viaggia nel tem…
"Bella ciao è un canto di allegria, ci ricorda che per vivere bisogna resistere" dice Hazal Koyunkuer, rappresentante della comunità curda. Al brano simbolo della Resistenza - inno dei partigiani e canzone di lotta di nuove generazioni nel mondo, successo pop rilanciato dalla serie La casa di carta, leit motiv del popolo ucraino grazie alla cantante folk Khrystyna Soloviy - la regista Giulia Giapponesi ha dedicato il docufilm Bella ciao - Per la libertà (prodotto da Palomar-Rai-Luce, presentato al Bif&est, in sala l'11,12,13 aprile con I Wonder, il 22 su Rai 3). Una lunga ricerca: "Bolognese, sono cresciuta con Bella ciao, canzone della Resistenza e di mia nonna - racconta la regista. - Nel 2018 ho capito che le belle versioni online erano dei fan della serie spagnola. Mi sono venuti i brividi, ma durante la ricerca ho scoperto che c'erano mille motivi per cui era famosa in molti Paesi fin dagli anni 50". Il docufilm viaggia nel tempo, alle origini discusse del brano, tra etnomusicografi e testimonianze partigiane, e nel mondo, con artisti e attivisti di Cile, Turchia, Iraq, Kurdistan. In apertura Vinicio Capossela, "cantautore, ritrovatore: Bella ciao, bello parlarne qui, in questa Casa di carta che è la casa dei Fratelli Cervi a Reggio Emilia, museo della Resistenza".
I suoi primi ricordi di questa canzone?
"La conosco fin dal primo respiro, imparata a memoria da bimbo. Sono cresciuto in Emilia nei 70 con il ricordo della Resistenza, la cantavano alle feste e ai funerali dei partigiani, come i pezzi sacri laici".
Cosa rappresenta per lei?
"Per me è soprattutto una canzone antifascista. Il fascismo non è un fenomeno collocato in un periodo storico definito. Come affermava il suo fondatore Mussolini, 'Il fascismo non l'ho creato io, l'ho tirato fuori dall'inconscio degli italiani'. Quindi questa forza oscura e latente che opera soprattutto nel modo di percepire la vita e relazionarci con gli altri, è sempre viva e attuale. Bella ciao non è solo una canzone nata durante la Resistenza, ma come un salvavita scatta quando lottiamo contro la privazione di libertà, di un diritto".
Ne ha fatto una versione nel 2021 con il musicista greco Dimitris Mystakidis.
"Sì, perché è stata di resistenza anche l'esperienza vissuta negli ultimi due anni, il confinamento. Non è un caso che sia insorta con i fiori dai balconi per il 25 aprile in forme inedite, con altri strumenti tecnologici, come un anticorpo che ci soccorre per farci unire le voci e darci forza l'un l'altro. Con Dimitris abbiano usato due telefoni, unito le voci e gli strumenti per ricordarci che la libertà è preziosa e bisogna combattere per conservarla".
25 aprile, "Bella ciao" risuona su Netflix: è l'inno alla Resistenza della serie cult "La casa di carta"
Cosa ha scoperto grazie al film?
"Mi ha colpito il confronto, la ricerca degli anni 60 di certe figure di etnomusicologi, Roberto Leydi, Alan Lomax, quel mondo che si è confrontato con la musica popolare, quella scena lì. E l'esecuzione del '64 a Spoleto, lo scandalo al Teatro Caio Melisso per Bella ciao ma anche per la canzone anarchica O Gorizia tu sei maledetta. La musica popolare è cosi, come Bella ciao entra nella storia. Negli anni Novanta, lo racconta Cisco dei Modena City Ramblers, era da 'sfigati' cantarla, ma ha sempre avuto la capacità di rinnovarsi. È impressionante di quante lingue e lotte diventa colonna sonora, dei curdi dell'Iraq, del Cile, della Turchia. Grande Storia, ma anche singole storie personali, che sono le più interessanti. È un film che andrebbe visto nelle scuole, è vivo, non museale".
'La casa di carta 3', ritorno sul set sulle note di 'Bella ciao'
La interpretano Milva e Yves Montand, Baba Sehgal e Destino Uganda, tanti altri. La sua versione preferita?
"Quella della signora Floriana (Dieta Putaturo, maestra che ricorda quando la cantava da bambina ad Alba ndr), una versione a cappella con parole diverse, al femminile, è emozionante, da questa donna che è testimone della Storia piena di lucidità e coinvolgimento. Del film è interessante il tema del confine tra storia e mito, come la storia di una canzone finisce per configurarsi come mito. E in effetti cercare l'origine certa di un mito è sempre impossibile. Nessuno può dire con chiarezza chi l'ha cantata per primo, com'è nata. È bello che si dia spazio a più ipotesi, è una questione dibattuta. Ma il mito trova sempre il modo di farsi continuo presente. Mi spiace solo che per motivi di diritti non ci sia la meravigliosa versione di Tom Waits del disco di Mark Ribot Song of Resistance. Anche se Bella ciao non è una canzone da solisti, è una canzone da coro, in cui è bello fondersi".