'Lamb', una favola horror tra le brume dell'Islanda
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiDopo la lunga parentesi americana, Noomi Rapace è tornata nel Nordeuropa con The Trip, il mediocre Granchio nero (attualmente in programmazione su Netflix) e questo bel film dell'esordiente Valdimar Johannsson, girato tra le brume dell'Islanda. Bello ma non per tutti: certamente per coloro che vanno al cinema alla ricerca di "ufo" e di cose non formattate come la maggior parte di quelle che vediamo di solito. Qualcuno dirà che in Lamb non succede granché; ciò che ne fa il valore, però, è un'atmosfera indefinibile, da racconto fantastico, che costeggia la favola horror ma evitando sempre le scelte più facili e a effetto. Maria e Ingvar vivono isolati in mezzo al nulla, con la sola compagnia di un gatto e di un cane, allevando pecore, arando i campi e gettando le reti da pesca. Sembra una coppia unita, ma i loro silenzi lasciano intuire una ferita non cicatrizzata, quella della perdita di una figlia di nome Ada.
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Dopo la lunga parentesi americana, Noomi Rapace è tornata nel Nordeuropa con The Trip, il mediocre Granchio nero (attualmente in programmazione su Netflix) e questo bel film dell'esordiente Valdimar Johannsson, girato tra le brume dell'Islanda. Bello ma non per tutti: certamente per coloro che vanno al cinema alla ricerca di "ufo" e di cose non formattate come la maggior parte di quelle che vediamo di solito. Qualcuno dirà che in Lamb non succede granché; ciò che ne fa il valore, però, è un'atmosfera indefinibile, da racconto fantastico, che costeggia la favola horror ma evitando sempre le scelte più facili e a effetto. Maria e Ingvar vivono isolati in mezzo al nulla, con la sola compagnia di un gatto e di un cane, allevando pecore, arando i campi e gettando le reti da pesca. Sembra una coppia unita, ma i loro silenzi lasciano intuire una ferita non cicatrizzata, quella della perdita di una figlia di nome Ada.
Tutta la prima parte del film è dedicata ai lavori e ai riti del quotidiano; finché, un giorno, i due non trovano nel gregge un neonato dall'aspetto mai visto: un ibrido teriomorfo col corpo di un bambino e la testa di una pecora. Come se l'aspetto della creatura, al confine tra il commovente e il grottesco, fosse il più normale del mondo, la adottano e la crescono come una figlia, vedendo in essa una promessa di ritrovata felicità. La vestono con abiti da umano, la chiamano Ada, le leggono fiabe per addormentarla, si preoccupano se la perdono di vista per un momento. Ada, però, ha per madre naturale un ovino, che il papà adottivo vive come una minaccia al punto di volersene sbarazzare.
Un giorno arriva, inaspettato, Petur: instabile fratello di Ingvar con un passato di cantante e che vorrebbe fare il cascamorto con Maria. Nemmeno il suo ingresso, che viene a turbare la nuova cellula famigliare, fa svoltare Lamb verso una piega drammatica: il focus resta concentrato sulla progressione psicologica della coppia, resa più unita dall'insolito bebé. Inizialmente Petur è inorridito da Ada, protesta col fratello per la stranezza della situazione, arriva perfino a progettare di uccidere l'agnellino; poi, però, lo accetta trasformandosi in un bravo zio. Nella sua scelta di evitare derive orrorifiche, che avrebbero tentato molti colleghi, Johannsson non si abbandona mai a effetti di regia vistosi; conserva invece per tutto il tempo la messa in scena semplice e misurata della prima parte, continuando a narrare con studiata lentezza in un montaggio di inquadrature fisse e frequenti fuori-campo. Fino all'inatteso epilogo: tutt'altro che enfatico o urlato ma, proprio per questo, tanto più perturbante. Contribuisce al clima inquietante l'ottima interpretazione della tormentata Noomi (anche produttrice, assieme a Bela Tarr), fiancheggiata da due partner meno noti dalle nostre parti ma all'altezza del compito.
Lamb
Regia di Valdimar Johannsson
Tre palle e mezza su cinque