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Fausto Brizzi sul set di 'Bla bla baby'
(foto di Federica Di Benedetto) 

Fausto Brizzi: "Il cinema ti salva sempre, perché le storie sono il miglior rifugio"

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Il regista è in sala con la commedia 'Bla bla baby', lavora a un reboot di 'Da grande' e scrive la prima serie prodotta da Gaumont. "Rispetto al passato sono più equilibrato e più creativo. E ricordo chi è rimasto e chi è sparito"
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L'incontro con Fausto Brizzi in un locale di San Lorenzo, a Roma, per parlare di Bla Bla Baby, commedia (Eliseo e Rai Cinema, in sala il 7 aprile con 01) in cui il bidello Alessandro Preziosi mangia un omogeneizzato avariato, acquisisce il potere di capire il linguaggio dei bambini e ne approfitta per creare una app di traduzione per genitori, per fare breccia nel cuore della mamma single Matilde Gioli e  sventare una truffa aziendale. E'  anche l'occasione per un bilancio con il regista, 53 anni, su carriera e vita a tre anni dall'assoluzione dalle accuse di molestie.

Come nasce l'idea di "Bla Bla Baby"?

“Da mia moglie (Silvia Salis, ex martellista, vicepresidente vicaria del Coni dal 2021, ndr). Un giorno mi dice “non hai ancora fatto un film per bambini, perché non giri un baby boss live?”. È stato un film dalla gestazione lunghissima. Abbiamo ricreato, scannerizzato gli attori bambini, 5 coppie di gemelli. S…

L'incontro con Fausto Brizzi in un locale di San Lorenzo, a Roma, per parlare di Bla Bla Baby, commedia (Eliseo e Rai Cinema, in sala il 7 aprile con 01) in cui il bidello Alessandro Preziosi mangia un omogeneizzato avariato, acquisisce il potere di capire il linguaggio dei bambini e ne approfitta per creare una app di traduzione per genitori, per fare breccia nel cuore della mamma single Matilde Gioli e  sventare una truffa aziendale. E'  anche l'occasione per un bilancio con il regista, 53 anni, su carriera e vita a tre anni dall'assoluzione dalle accuse di molestie.

Come nasce l'idea di "Bla Bla Baby"?

“Da mia moglie (Silvia Salis, ex martellista, vicepresidente vicaria del Coni dal 2021, ndr). Un giorno mi dice “non hai ancora fatto un film per bambini, perché non giri un baby boss live?”. È stato un film dalla gestazione lunghissima. Abbiamo ricreato, scannerizzato gli attori bambini, 5 coppie di gemelli. Sono in versione digitale per tre quarti di film. Preziosi, che è comico e bello, ha recitato spesso da solo, bravissimo. Il set è durato tanto, in post-produzione li ho rivisti, oggi hanno tre anni. Il mio sogno è che un bimbo digitale sia candidato ai David di Donatello. Possiamo fare il sequel usando i baby attori scannerizzati. Stiamo già in trattative per i remake in Spagna e Francia. E pensiamo a una serie”.

Alessandro Preziosi in una scena di 'Bla bla baby' 

Avete scelto di uscire in sala.

"Crediamo nella sala, nel pubblico delle famiglie, nel passaparola, nelle vacanze di Pasqua".

È un film live che sembra un cartoon.

“Sì. Tra Mamma ho perso l’aereo e Tom&Jerry. Tra gli sceneggiatori c’è Mauro Uzzeo, che viene dal mondo dei fumetti. Volevo un punto di vista diverso da quello dei cinematografari. Lui ha ideato l’ultima sequenza che ricorda i titoli di testa di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, con i poppanti in versione 'azione' con le tute rosse di La casa di carta, o Squid Game”.

È un progetto inusuale per il cinema italiano.

“Sono abbastanza impermeabile alle critiche, specie dopo gli anni dei film di Natale. L’unica che mi addolora è quando scrivono 'la solita commedia con i soliti attori'. Stavolta non potranno. Su questa scia preparo il reboot di Da grande, il film anni Ottanta con Renato Pozzetto. L’ho scritto con Franco Amurri, regista del film di allora. Stavolta i protagonisti sono quattro bambini che in una notte magica diventano adulti: Enrico Brignano, Luca e Paolo, Ilenia Pastorelli”.

I bambini del film 

Torniamo al discorso del rapporto con la critica e i cinepanettoni. Anzi, torniamo ancora più indietro.

“Dopo il Centro Sperimentale ho mandato idee, mi hanno preso per un progetto alla Rai, allora c’era meno concorrenza. Per dieci anni ho sceneggiato gialli, la mia passione. Ora scrivo la prima serie prodotta dalla francese Gaumont, una sorta di Dieci piccoli indiani dentro al Conclave, nella cappella Sistina, con un cast internazionale. Avevo smesso di scrivere crime dopo il successo di Natale sul Nilo”.

Come è arrivato ai film di Natale.

“Ho partecipato a un casting con Neri Parenti. Con il mio sodale Marco Martani scrivemmo un episodio del film, siamo entrati nella squadra e ne abbiamo fatti dodici, girando per il mondo in compagnia di Neri, simpaticissimo”.

Lei ha detto che Parenti è stato uno dei pochi che le è rimasto vicino durante le accuse di molestie, da cui poi è stato assolto. Cosa ricorda di quel periodo?

“Ero consapevole di essere sotto un’onda, avevo la coscienza posto e sapevo che sarebbe passata. In quel periodo ho imparato a distinguere gli amici veri dai falsi. Neri è un fratello maggiore, uno di quelli a cui tengo di più nella vita. Mi ha allevato a bottega, consapevole che si stava creando un concorrente. Quando è arrivata l’onda, gli amici erano importanti; alcuni sono spariti, altri mi sono stati vicini, senza avere nulla da guadagnare”.

Oggi come guarda a quella vicenda?

“Non ho da recriminare, se non per come è stata condotta mediaticamente. Avevo le armi per spegnere in un attimo, cosa che ho fatto. Si è chiusa molto bene e ha avuto rilevanza mediatica anche questo”.

Cosa l’ha aiutata, nei giorni peggiori?

“Mi ha salvato il lavoro. Ho continuato a scrivere, dopo quattro mesi ero sul set. Mi sono rifugiato nelle storie, era paradossale scrivere cose divertenti. Le persone vicine sono state le donne che lavorano con me. Ho dormito a casa della mia montatrice in quel periodo, accudito dalla mia aiuto regista. Ho una troupe molto femminile, da sempre. Poi mi ha salvato l’arrivo di Silvia, oggi mia moglie. Avere accanto una donna forte come lei, vicepresidente del Coni che si batte per i diritti delle donne, mi ha dato una stabilità anche sentimentale, ha cambiato in meglio la mia vita. E anche se faccio moltissime cose, non sono più workaholic, viene prima la vita, il tempo passato con mia moglie e i miei amici”.

Cosa pensa di Will Smith nell’occhio del ciclone dopo lo schiaffo agli Oscar?

“Poche persone possono capirlo come lo capisco io. Ha fatto un errore, incontrovertibile, davanti alle telecamere. Ma spero che quest’onda alla fine lo aiuterà a fare pulizia nella sua vita. Io penso comunque che l’artista e la vita privata siano due cose separate. La maggior parte degli artisti che amo e che ho conosciuto mi hanno deluso nella vita, ma continuo ad amarli”.

La sua vita è tornata come prima?

“Ho un equilibrio migliore, sono più diffidente rispetto alle persone. Sono in una fase più creativa. Ho pensato che per qualunque motivo il mio lavoro potesse finire, ogni film poteva essere l’ultimo e bisognava impegnarsi fino in fondo. Da quel punto di vista è stato rigenerante. Nei successivi tre anni ho girato quattro film. I prossimi tre sono pieni di progetti. Dopo Da grande giro la mia prima serie tv con Sabrina Ferilli, Gloria, un dramedy per Rai 1”.

Lei ha collaborato per anni con Matteo Renzi: anche lui è stato tra gli amici leali?

“Si, è stato super leale. La Leopolda è stata un’esperienza bella, vivere l’avventura da dietro le quinte dell’ascesa di un politico. A un regista quando ricapita di vivere un backstage di un mondo altro?  Ho imparato che il mondo della comunicazione e quello della politica si somigliano, quasi coincidono. Non è detto che sia un bene, è il crollo delle ideologie e del potere agli slogan. Ma ormai è così, in America e anche da noi. È una politica fatta da frontman, più che da ideologie. Ma è una bellissima esperienza che non farò mai più, non mi rimetterei nel circo, assorbe tempo ed energie, ho tante cose da scrivere. Curiosamente, mi sento il più giovane dei dinosauri. Tra gli storici della commedia sono il più giovane. Ho fatto in tempo a lavorare con De Bernardi, con Carlo Vanzina ed Enrico, con cui progettiamo una serie da Sapore di mare”.

Oggi il cinema è cambiato.

“Quei film erano legati alla necessità, che abbiamo tutti, di ridere. Queste iniezioni di sorrisi e di risate oggi sono colmate in altri modi, dai meme a TikTok, abbiamo video che continuamente ci fanno sorridere, non c’è più bisogno della dose sfacciata di quei film. I ragazzi, che erano il pubblico principale di quei prodotti, oggi ridono fin dalla mattina quando aprono il telefonino e condividono cose buffe”.

È cambiato anche lo sguardo della società, la rappresentazione della diversità, certe cose non fanno proprio più ridere, specie i ragazzi.

“Come qualche mio collega ha esternato, è difficile oggi essere scorretti. Mi è capitato di vedere il di film di Natale che fece Paolo Ruffini, Super Vacanze di Natale, all’epoca l’avevo perso e l’ho recuperato anche con nostalgia, perché la metà delle cose era la roba che avevo scritto. Il 90 per cento di quelle scene oggi viene considerato sessista, omofobo, va contro una categoria sociale o addirittura può essere istigazione a delinquere. In molti casi è un mondo che non c'è più, è un'Italia che non c'è più”.

E meno male. Invece che fare battute sessiste o omofobe si può irridere il potere?

“È difficile, perché la televisione arriva prima del cinema, penso a una trasmissione come Propaganda”.

Le posso dire che non era affatto divertente quella rappresentazione femminile nei cinepanettoni?

“Guardi, un film come Maschi contro femmine già per il titolo non si potrebbe fare più. Ma se io rivedo scene che ho scritto nei miei film di Natale a volte mi dico: ma davvero questa scena è passata all'epoca e faceva anche ridere? Oggi sarebbe esagerata”.

Lo pensa davvero o si riferisce al sentire comune?

È cambiato anche il mio, di sentire. Per questo scelgo di fare film per famiglie, la scorrettezza applicata all’infanzia fa ridere, il duello tra l’adulto e il cucciolo, uno che dice “ti butto dalla finestra”, è scorretta ma fa ridere”.