'Finale a sorpresa' Penélope Cruz regista sul ring
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiIn concorso a Venezia, Finale a sorpresa (Competencia oficial) appartiene al filone del metafilm, o film sul cinema. Che ha dato capolavori come Effetto notte ma dove è facile, anche, inciampare nel tappeto della banalità. Ciò non accade al duo argentino Mariano Cohn e Gastón Duprat (Il cittadino illustre), grazie a un ottimo cast e a un buon numero di trovate divertenti.
Il miliardario Humberto Suarez decide di innalzare un monumento alla propria memoria: finanzierà un ponte... no, anzi, un film, il migliore di sempre. Si procura, quindi, la crema del panorama cinematografico, ossia l'acclamata regista Lola Cuervas (Penélope Cruz), l…
In concorso a Venezia, Finale a sorpresa (Competencia oficial) appartiene al filone del metafilm, o film sul cinema. Che ha dato capolavori come Effetto notte ma dove è facile, anche, inciampare nel tappeto della banalità. Ciò non accade al duo argentino Mariano Cohn e Gastón Duprat (Il cittadino illustre), grazie a un ottimo cast e a un buon numero di trovate divertenti.
Il miliardario Humberto Suarez decide di innalzare un monumento alla propria memoria: finanzierà un ponte... no, anzi, un film, il migliore di sempre. Si procura, quindi, la crema del panorama cinematografico, ossia l'acclamata regista Lola Cuervas (Penélope Cruz), la star internazionale Felix Rivero e il famoso maestro di recitazione Ivan Torres, per la versione di un celebre romanzo su due fratelli rivali in amore. Ma un film non è la somma delle sue parti. Gli ego dei due attori entrano subito in conflitto e il set diventa un ring, minacciando di compromettere l'impresa. La maggior parte delle scene è riservata alle prove, con Lola che insegna ai maschi come si bacia una donna, li fa stare sotto un masso appeso a una gru ecc...
È uno spasso la contrapposizione tra i due "metodi" di Torres e Rivero - l'uno si immedesima nel personaggio; all'altro, disinvolto, basta recitare le battute - mentre servono bene i relativi ruoli Antonio Banderas, avatar di se stesso, e Oscar Martinez, padre nobile del teatro argentino.
Ottima la scelta della scenografia: il mastodontico edificio di una fondazione che fa da contraltare a situazioni comiche o assurde. Però la cosa più azzeccata è l'atteggiamento beffardo sul processo creativo di un film, con tutto il vuoto dei discorsi che pretenderebbo di spiegarlo.
Finale a sorpresa
Regia di Mariano Cohn e Gastón Duprat
Tre stelle su cinque