Tommaso Paradiso debutta alla regia con 'Sulle nuvole': "Il mio musicista in cerca d'amore e senza redenzione"
di Arianna Finos , di Arianna FinosTommaso Paradiso, l'ex voce dei thegiornalisti, debutta come regista con un film e una storia decisamente autobiografica, sulla parabola di un musicista (Marco Cocci) in crisi, in preda all'alcol e al nichilismo da quando la sua musa, la compagna Francesca che lui chiama Franca (Barbara Ronchi, si è sposata, ha messo su famiglia ed è impegnata in progetti architettonici di caratura internazionale. Ovviamente il film, in sala con Warner dal 26 al 28 aprile, si avvale anche delle musiche di Paradiso e tre brani, Motorino, Francamente e Sulle nuvole, che dà anche il titolo al lungometraggio. "Volevo far capire che, dietro la produzione artistica, c'è sempre una forte motivazione che gli dà una spinta. Se non c'è questo un artista non riesce a combinare nulla. Non si può scrivere una canzone per forza". Il passaggio dalla musica alla regia è stato traumatico. Nel film c'è una baraonda di gente, co…
Tommaso Paradiso, l'ex voce dei thegiornalisti, debutta come regista con un film e una storia decisamente autobiografica, sulla parabola di un musicista (Marco Cocci) in crisi, in preda all'alcol e al nichilismo da quando la sua musa, la compagna Francesca che lui chiama Franca (Barbara Ronchi, si è sposata, ha messo su famiglia ed è impegnata in progetti architettonici di caratura internazionale. Ovviamente il film, in sala con Warner dal 26 al 28 aprile, si avvale anche delle musiche di Paradiso e tre brani, Motorino, Francamente e Sulle nuvole, che dà anche il titolo al lungometraggio. "Volevo far capire che, dietro la produzione artistica, c'è sempre una forte motivazione che gli dà una spinta. Se non c'è questo un artista non riesce a combinare nulla. Non si può scrivere una canzone per forza". Il passaggio dalla musica alla regia è stato traumatico. Nel film c'è una baraonda di gente, cosa che non capita mai nella musica se non nei concerti. E poi il lavoro di regia - aggiunge - è molto più complicato e ci sono molte responsabilità su tutto quello che succede intorno a te". Dopo la proiezione, nel ristorante dell'albergo che affianca il cinema in piazza della Repubblica, Paradiso continua a raccontarsi.
"Le prime due cose mi appartengono assolutamente, il valore della terra per me è fondante e sono legato al mondo animale. Coltivo per ora le piante nel terrazzo, tutte le piante e le erbe aromatiche. Ci tengo molto e quando cucino uso le piante del terrazzo. E ora ho preso una casetta sul mare, dove c'è un bell'orto dove vorrei iniziare a coltivare di più. È una cosa che mi piace moltissimo".
Anche lei ha "un buco nero", come il protagonista?
"Un buco nero ce l'ho, ce l'ho, assolutamente. Non è possibile non averlo... comunque ho fatto anche un percorso su me stesso attraverso l'analisi. È inevitabile, per chi fa questo mestiere. L'estrema sensibilità ti crea paure e angosce".
Il terrore che il musicista del film ha di esibirsi davanti al pubblico le appartiene?
"Quando ho scritto questo film, qualche anno fa, l'avevo. Adesso, paradossalmente, per curarmi ho rivoltato questa cosa e quando faccio i concerti oggi il pubblico è la mia vita. Non vedo l'ora di entrarci dentro, metaforicamente parlando".
Qual è il viaggio che compie il protagonista?
"La cosa che mi piace di più del film è che il suo non è un viaggio di redenzione, cioè non si può redimere mai. Io ho voluto proprio dire che il musicista è così, lo devi prendere com'è. Come Noel Gallagher dice nella sua canzone più famosa, Dont' look back in anger: 'But please don't put your life in the hands of a rock and roll band', cioè non metterti nelle mani, non affidarti a uno che suona in una rock band che tanto andrai a finire male. Il musicista non si redime mai, rimane sempre lo stesso, sono gli altri che invece lo accettano in qualche modo. Nel film è Franca/Francesca, il personaggio di Barbara Ronchi, che alla fine lo prende così com'è, Nick Vega. Il musicista con i suoi drammi, i suoi gioielli, le sue incostanze ci rimarrà per tutta la vita. Prendi le grandi e piccole star, non c'è una redenzione, c'è un ritorno. Ma i difetti me li porto appresso per tutta la vita e mi devi accettare così".
"È iniziato in maniera molto seria da una decina d'anni, però ci sono cresciuto in casa. Mamma non era una grandissima cinefila, perché lavorava tanto, non ha mai avuto tempo per vedere i film. Ma io mi ricordo che quando ero bambino mi facevano compagnia su Retequattro i film con Bud Spencer e Terence Hill. Rimanevo incollato proprio allo schermo. Febbre da cavallo, visto un po' più grandicello, mi sembrava un miraggio comico, non mi sembrava possibile potesse esserci una cosa così bella. Da ragazzino avevo gusti semplici, poi crescendo ho approfondito. Ma è restato l'amore per il cinema italiano e soprattutto quello per Carlo Verdone".
In questo suo film c'è l'omaggio ad Acqua e sapone, se ne vede una scena. Gli ha chiesto qualche consiglio di regia?
"Non vogliono rompere le palle, perché lo sento spesso per tante cose e continuano ad arrivarmi in casa regali di fan di Verdone; Carlo ride, 'sanno che sei innamorato di me'... mi arrivano anche quadretti dei suoi film, stampe più antiche, ho la casa piena di cimeli cinematografici che mi inviano, mi fa piacere. Sono un piccolo collezionista, la mia fidanzata qualche anno fa mi ha regalato il retro della sedia originale di Robert De Niro di Quei bravi ragazzi. Il cinema fa parte della mia struttura molecolare".
C'è anche qualche riferimento al cinema dei Vanzina.
"Per me i fratelli Vanzina sono un patrimonio del cinema italiano. Sono figli di un grande regista, hanno comunque in qualche modo descritto un'Italia che sì, facciamoci pace, è esistita ed esiste. Hanno creato alcuni immaginari e un vocabolario che ancora oggi è persistente nell'italiano medio. Poi come tutti c'è un apice, poi non riesci più a replicare un modello perché la società cambia; però ci sono tre quattro pietre miliari sulla commedia che sono irresistibili. Sento spesso Enrico, gli chiedo le battute dei film, che ricorda tutte a memoria, mi racconta la storia del cinema italiano. Con De Sica e Verdone è l'anello di congiunzione tra la commedia all'italiana e la comicità di oggi. Sono film che ti fanno rilassare, staccare dalla turbolenza quotidiana. Ti vedi Sapore di mare dopo una giornataccia e tutto diventa più bello e dolce. Sono dei registi estremamente malinconici".
Lei ha fatto tutt'altro che una commedia: è un film piuttosto malinconico.
"La commedia mi piace, ma è un genere davvero troppo difficile per me. Soprattutto oggi, che abbiamo perso le sfumature del dialetto e siamo in preda alla paura del politicamente corretto, sta diventando un'impresa impossibile".