'Downton Abbey', Sir Robert e il nuovo film: "La nostra fuga al cinema per il pubblico della saga"
di Arianna Finos , di Arianna FinosCol senno di poi non poteva esserci un altro Sir Robert Crawley che non Hugh Bonneville, con il suo fascino bonario contrapposto all'arguzia tirannica della madre Violet, Maggie Smith. Nel nuovo film in arrivo, Downton Abbey II: Una nuova era, con Universal il 28 aprile, lo vediamo alle prese con una questione esistenziale inaspettata. Violet Crawley, contessa di Grantham, riceve un'inaspettata eredità: un aristocratico francese le ha lasciato una villa in riva al mare che lei ha deciso di donare alla nipote Sybbie. Ma la moglie del conte francese vuole impugnare il testamento. Una parte della famiglia Crawley si trasferisce sulla Riviera su invito del figlio del conte, mentre a Downton Abbey resta Lady Mary, a gestire la troupe di un film hollywoodiano il cui compenso allevierà i debiti e contribuirà alla riparazione del tetto della prestigiosa magione. I fan della serie culto ritrovano i personaggi amati, ciascuno ritratto con cura da regista Simon Curti…
Col senno di poi non poteva esserci un altro Sir Robert Crawley che non Hugh Bonneville, con il suo fascino bonario contrapposto all'arguzia tirannica della madre Violet, Maggie Smith. Nel nuovo film in arrivo, Downton Abbey II: Una nuova era, con Universal il 28 aprile, lo vediamo alle prese con una questione esistenziale inaspettata. Violet Crawley, contessa di Grantham, riceve un'inaspettata eredità: un aristocratico francese le ha lasciato una villa in riva al mare che lei ha deciso di donare alla nipote Sybbie. Ma la moglie del conte francese vuole impugnare il testamento. Una parte della famiglia Crawley si trasferisce sulla Riviera su invito del figlio del conte, mentre a Downton Abbey resta Lady Mary, a gestire la troupe di un film hollywoodiano il cui compenso allevierà i debiti e contribuirà alla riparazione del tetto della prestigiosa magione. I fan della serie culto ritrovano i personaggi amati, ciascuno ritratto con cura da regista Simon Curtis (marito di Elizabeth McGovern, Lady Cora) e lo sceneggiatore Julian Fellowes. Tra matrimoni, battesimi, funerali, metacinema e colpi di scena divertenti o commoventi, il film non deluderà. Mantenendo l'atmosfera d'epoca - ovviamente addolcita nei conflitti sociali - ma comunque scevra dall'inserimento di ragionamenti e sentimenti propri dell'oggi. L'intervista con Hugh Bonneville è fatta in collegamento da Londra, via zoom.
'Downton Abbey II', le prime immagini di 'Una nuova era' - trailer
Downton Abbey è anche una sorta di album di ricordi, stagione dopo stagione, anno dopo anno. Cosa ricorda della prima volta che ha incontrato Sir Robert?
"Ricordo il primo momento in cui ho sentito parlare del progetto mentre stavo girando un film con Julian Fellowes chiamato Il segreto di Green Knowe con Maggie Smith e vari altri attori che poi sarebbero entrati nel cast di Downton Abbey. Un giorno giravamo in un giardino e ho chiesto a Julian: a cosa altro stai lavorando? Mi ha menzionato tre o quattro progetti. E ha detto, ne sto scrivendo anche uno dentro una magione, lo stesso territorio di Gosford Park, ma ambientato un po' prima. Mi ha detto: c'è un ruolo ma forse sei troppo giovane per interpretare un padre? Io ho risposto che ero un padre. Ma lui ha detto sì, ma in età da marito. Ho pensato non so, ma ho chiesto di poterlo vedere quando fosse stato pronto. Quindi sei, otto mesi dopo mi hanno inviato la sceneggiatura e sono stato subito catturato perché i personaggi erano così vividi e ognuno aveva la propria voce. Troppo spesso puoi leggere un copione in cui i personaggi sono più o meno indistinguibili nei modi in cui parlano. E invece questi avevano discorsi molto vividi. E la narrazione era veloce, essenziale. Per quanto riguarda il personaggio, mi piace che sia un aristocratico, un patriarca che però ha grande sensibilità, in realtà una visione liberale della vita, nonostante la sua natura o educazione conservatrice. E mi sono piaciute le dinamiche familiari. Mi piace il rapporto nella famiglia, quello con sua madre. Quella è stata la mia prima esperienza. E ricordo di aver chiesto a Julian Fellowes: con chi stai parlando per interpretare la madre? E lui: Maggie Smith. Io ho detto beh, ma non accadrà. Il resto è storia".
Il primo incontro con tutti gli attori del cast, piuttosto grande?
"Il casting è stato sensazionale. Davvero, e penso che questo abbia avuto un enorme impatto sul successo dello show nelle prime due stagioni. Le tre figlie sono state le ultime a essere scelte o piuttosto la loro combinazione, e hanno passato molto tempo a cercare di ottenere quella chimica giusta. E la prima volta che ho incontrato tutti, nella sala di una chiesa a Londra, è una immagine vivida. Conoscevo alcuni membri del cast, ma non tutti. Ci siamo seduti e abbiamo letto, credo, sei episodi in due giorni. Ci siamo subito resi conto che il copione aveva una meravigliosa ricchezza e una consistenza. E poi posso ricordare Liz Trubridge, uno dei nostri dirigenti, che mi ha mostrato sul suo computer portatile, un piccolo montaggio approssimativo della sequenza di apertura del primo episodio. E ho pensato, questo è qualcosa di diverso, speciale. Non dimentichiamo che in quel periodo in Gran Bretagna i drammi in costume erano morti. E tanto meno interessavano in America. E poi, come ho detto, il resto è storia".
In che modo far parte di questo progetto le ha cambiato la vita, professionale, ma anche personale?
"A tutti noi lo show ha aperto mille porte, non avrei mai fatto Paddington senza la benedizione di Downton Abbey. E come persona mi ha insegnato molto. Sono cresciuto a teatro. E questa serie per me è diventata come una compagnia teatrale, per affetto reciproco e lo scambio di visione del mondo. Pur venendo da mondi diversi con personalità diverse abbiamo trovato molto rapidamente un modo per lavorare insieme. E il fatto che ora abbiamo girato due film, penso, sia una testimonianza del fatto che quella chimica c'è ancora. L'unicità della nostra posizione, questo tipo di successo di uno spettacolo non accade molto spesso, e lo apprezziamo molto. Nessuno di noi si è montato e pensa di avere diritto al successo, sappiamo di doverlo guadagnare. Ed è frutto di un lavoro di squadra, centinaia di persone coinvolte nella realizzazione di qualsiasi spettacolo, e ci sentiamo molto benedetti da questo".
Come è stato ritrovarsi sul set?
"È stato bello, siamo un gruppo che lavora insieme da dieci anni. È come indossare un maglione familiare o un paio di scarpe comode. Ma devo dire che in questo secondo film c'era una sensazione diversa, Perché ci siamo riuniti durante la pandemia e siamo sopravvissuti alla pandemia. Tutti noi abbiamo sperimentato una perdita in un modo o nell'altro, o la perdita della libertà o addirittura la perdita dei propri cari. Ed eravamo molto, molto consapevoli della fortuna di poter lavorare, a differenza di migliaia di colleghi. E anche che avremmo prodotto qualcosa che aveva un pubblico in attesa là fuori, come ha dimostrato il successo del primo film. Il pubblico televisivo è andato davvero al cinema e abbiamo pensato a questo secondo film che arrivava in sala quando la gente usciva dal lockdown. Lo abbiamo immaginato come una storia di puro divertimento, di fuga, una sorta di paradiso in cui scappare per un po' di tempo. Ho davvero apprezzato molto essere sul set ogni giorno in un modo che non avevo mai fatto prima".
Cosa possiamo dire del suo personaggio in questa parte della sua vita e del film?
"Come al solito iniziamo con il mio personaggio che nega la crisi della situazione economica. Almeno finché la figlia non gli fa notare il buco nel tetto. E la necessità di riparazione. E che quindi non deve essere testardo nel rifiutare l'idea che una compagnia cinematografica arrivi a girare un film a Downton Abbey. Allo stesso modo, arriva la notizia che Lady Violet, mia madre, ha ereditato una villa nel sud della Francia e siamo stati invitati ad andare laggiù per incontrare gli attuali proprietari e per capire meglio perché questa eredità sia stata lasciata a lei. Quindi ci sono due trame che sono impostate all'inizio. E poi esploriamo. E mentre Robert scopre cose su sua madre che forse lei non sapeva, tutti i personaggi hanno il loro momento al sole. O sotto i riflettori".