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Genova per noi, rap e canzone d’autore due mondi in una città

In sala il 2, 3 e 4 maggio il docufilm 'La nuova scuola genovese', ideato da Claudio Cabona con la regia di Yuri Dellacasa e Paolo Fossati, che analizza il legame tra i grandi cantautori come Paoli e De André e i rapper genovesi
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I rapper sono i nuovi cantautori. Lo dicono in tanti mentre alcuni, come Ivano Fossati, pensano che siano anche meglio: “I ragazzi del rap sono contemporaneamente dei cantautori e anche di più, sono qualcosa di diverso”. Rap e canzone d’autore come le due facce di una stessa medaglia: la tesi non è nuova ma non ha ancora ricevuto dimostrazione certa e resta decisamente suggestiva. È anche il motivo di fondo di La nuova scuola genovese, il docufilm scritto e ideato da Claudio Cabona con la regia di Yuri Dellacasa e Paolo Fossati, che Zenit Distribution manda nelle sale cinematografiche italiane il 2, il 3 e il 4 maggio. Vi si analizza quel filo rosso che lega i grandi cantautori arrivati sulle scene musicali negli anni Sessanta come Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Gino Paoli ai rapper nati tra gli anni Novanta e il Duemila a Genova o in Liguria che oggi dominano le classifiche italiane.

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I rapper sono i nuovi cantautori. Lo dicono in tanti mentre alcuni, come Ivano Fossati, pensano che siano anche meglio: “I ragazzi del rap sono contemporaneamente dei cantautori e anche di più, sono qualcosa di diverso”. Rap e canzone d’autore come le due facce di una stessa medaglia: la tesi non è nuova ma non ha ancora ricevuto dimostrazione certa e resta decisamente suggestiva. È anche il motivo di fondo di La nuova scuola genovese, il docufilm scritto e ideato da Claudio Cabona con la regia di Yuri Dellacasa e Paolo Fossati, che Zenit Distribution manda nelle sale cinematografiche italiane il 2, il 3 e il 4 maggio. Vi si analizza quel filo rosso che lega i grandi cantautori arrivati sulle scene musicali negli anni Sessanta come Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Gino Paoli ai rapper nati tra gli anni Novanta e il Duemila a Genova o in Liguria che oggi dominano le classifiche italiane.

Tedua e Paoli
Foto di Matteo Bosonetto
  
Certo, nell’estetica rap ci sono elementi peculiari come la voglia di rivalsa e l’esigenza di un riscatto sociale che sono estranei alla canzone d’autore, ma cantautori e rapper hanno la stessa capacità di analizzare la realtà e di evidenziarne le contraddizioni, di anticipare i mutamenti sociali, di far esplodere il contenuto poetico delle nostre vite attraverso un lavoro accurato e profondo nel linguaggio. Il cambio di stile nella canzone venne messo in moto proprio dai cantautori, come ricorda nel documentario Gino Paoli dialogando con il rapper genovese Tedua: “Quando è uscito il film Gioventù bruciata con James Dean, noi ci siamo riconosciuti in quella gioventù che rifiutava i canoni ipocriti della società di allora. Volevamo ristabilire un ordine reale. Fino ad allora la canzone era un mezzo ipnotico, non doveva far pensare, neanche un po’. Noi abbiamo pensato che potesse essere invece un mezzo di espressione, come la pittura e molto altro”.

Trent’anni dopo, nel solco dell’esperienza coltivata nel tempo dai cantautori, i rapper hanno raccolto il testimone di questa capacità di descrivere il reale e l’hanno portata verso nuovi traguardi: “I ragazzi del rap hanno un coraggio particolare”, osserva Ivano Fossati nel documentario. “Per esempio: sento pensieri altissimi a volte, in certi rapper, che immediatamente si collegano a frasi di servizio che sembrano quasi banali, ma non lo sono. Tutto questo può insegnare qualcosa anche a noi. C’è una libertà che loro si sono presi, che si sono inventati, alla quale noi non abbiamo avuto il coraggio di accedere. Per questo vanno guardati con attenzione”.

Izi e Dori Ghezzi
Foto di Matteo Bosonetto
  
Poi certo ogni rapper si porta dietro la voglia di essere riconosciuto dal gruppo, per sottrazione o per assimilazione, in ogni rapper la capacità di dire diventa un terreno di scontro, una battaglia, un corpo a corpo in cui però la tensione resta eminentemente poetica, esattamente come accade nella canzone d’autore: “Ci sono dei cantautori che ricordano effettivamente dei proto-rapper, De André su tutti”, osserva Marracash, “in cui la forma canzone viene un po’ messa in disparte e la melodia non è così rilevante, spesso non c’è neanche un ritornello. Mi permetto di dire che forse il rap, più che al cantautorato, è avvicinabile alla poesia”.

In La nuova scuola genovese i due mondi si confrontano senza pregiudizi: il produttore e compositore Gian Franco Reverberi che contribuì all’affermazione di molti dei cantautori storici accoglie nel suo studio Demo, produttore di molti dei componenti delle crew Wild Bandana e Drilliguria; Gino Paoli apre la sua casa di Nervi per dialogare sulla terrazza con Tedua.

Dori Ghezzi incontra Izi nelle sale della Fondazione De André mentre Cristiano, figlio e collaboratore di Faber, incontra il rapper Bresh nel museo Viadelcampo29rosso dedicato al padre. “Il documentario non vuole rispondere a domande, vuole piuttosto suscitarne”, spiega l’ideatore e curatore di La nuova scuola genovese, “nessuno ha mai osato paragonare questi due mondi, o solo considerare Tedua e Izi come De André o Tenco.

Cristiano De André e Bresh
Foto di Matteo Bosonetto 
Il film crea un dialogo tra le generazioni, il filo rosso è nella città, nel paesaggio, nell’attenzione alla parola. Come mi ha detto una volta Francesco Guccini, sono le città a scolpire la poetica degli artisti, per lui non sono mai esistite le diverse scuole ma le città. Oggi come allora, le città suscitano poetiche e chi fa arte come i rapper si sente legato alla storia del proprio territorio. Esattamente come succedeva ai cantautori”.