Anna Ferzetti: "Favino e io, tra set e famiglia, la nostra vita è uno spettacolo"
di Arianna Finos , di Arianna FinosAnna Ferzetti mette a posto le carte di scuole delle figlie: "Organizzo la settimana, gli arretrati, il cartellone delle partenze". Il compagno, Pierfrancesco Favino, è sul set a Milano: "Lui gestisce da lontano, poi ci daremo il cambio. Vanno collegati i campi estivi, le date, i set, i festival". A quello di Cannes non accompagnerà Favino, in concorso con Nostalgia di Mario Martone. "Sarò sul set dell'episodio Ferragosto del film di Max Bruno ed Edoardo Leo". Al traguardo dei quaranta (li compie a dicembre), l'attrice ha una carriera serenamente affollata d'impegni: è una donna schiacciata dalle sorelle in Ovvio destino, al fianco di Vanessa Scalera e Daniela Marra, una supplente ansiosa di ottenere una cattedra nel film (Im)Perfetti criminali e la compagna in crisi di Ambra Angiolini, on demand, nella serie Le fate ignoranti".
Tre ruol…
Anna Ferzetti mette a posto le carte di scuole delle figlie: "Organizzo la settimana, gli arretrati, il cartellone delle partenze". Il compagno, Pierfrancesco Favino, è sul set a Milano: "Lui gestisce da lontano, poi ci daremo il cambio. Vanno collegati i campi estivi, le date, i set, i festival". A quello di Cannes non accompagnerà Favino, in concorso con Nostalgia di Mario Martone. "Sarò sul set dell'episodio Ferragosto del film di Max Bruno ed Edoardo Leo". Al traguardo dei quaranta (li compie a dicembre), l'attrice ha una carriera serenamente affollata d'impegni: è una donna schiacciata dalle sorelle in Ovvio destino, al fianco di Vanessa Scalera e Daniela Marra, una supplente ansiosa di ottenere una cattedra nel film (Im)Perfetti criminali e la compagna in crisi di Ambra Angiolini, on demand, nella serie Le fate ignoranti".
Tre ruoli decisamente diversi. Partiamo dal film?
"Con Alessio Maria Federici avevo recitato in Terapia di coppia per amanti, ha capito un mio lato nascosto, una sorta di comicità inconsapevole. Da ragazzina mi dicevano: 'Hai una fisicità di donna matura, ma un modo buffo di fare le cose'. Io e Filippo Scicchitano siamo una coppia semplice, che tira la carretta. Vive in un monolocale, lui guardia notturna, lei supplente. Arriveranno a sperare che una professoressa si ammali per avere un posto fisso. Perdenti? Lo siamo tutti, spesso".
Una sua sconfitta indimenticabile?
"Il mio lavoro di sconfitte ne porta ogni giorno. Io lo patisco, è come un colloquio ogni volta, giocarsela ogni volta. Due passi avanti e quattro indietro. Bisogna essere centrali, basta un attimo per arrendersi".
Lei ci ha pensato, ad arrendersi?
"Sì, lo ammetto. In un momento di crescita in cui cercavo di capire cose come donna, come madre. Risolti non si è mai del tutto, c'è una nube. Cerco di essere ottimista, ma sono concreta. Oggi no, sono proiettata sull'andare avanti. Con i miei tempi. Vengo capita pian piano e io cresco come attrice pian piano. Critica dopo critica".
Cosa le ha fatto cambiare idea?
"Le cose sono iniziate ad arrivare, ruoli che mi piacciono, complimenti di pubblico e colleghi. E allora capisco che ho qualcosa da raccontare. Mi ci sono messa con tutta la voglia. Senza abbattermi perché sono fortunata, ho lavorato anche durante la pandemia".
Quale era il piano B?
"Qualcosa nel cinema, da giovane arrotondavo lavorando nell'organizzazione dei festival. Sarei una rompiscatole esigente, non amo i lavori fatti così, sarei rigida, forse. Vengo da una infanzia e da scuola tedesca che mi ha formato, nel rispetto e nell'ascolto dell'altro. Ma sarei rimasta nell'ambito perché ci son nata, cresciuta, ne faccio parte da sempre, attraverso mio padre, mio zio agente, mio cugino critico. Ci convivo da sempre, mi sento a casa".
Suo padre Gabriele è stato una presenza cinematografica importante.
"Io l'ho capito un pochino tardi. Perché quando sono nata lui era molto grande, aveva 57 anni e in quel periodo di era dedicato al teatro e io ho vissuto quella parte, infatti ho iniziato con il teatro anch'io. Il suo cinema l'ho scoperto più tardi, un pochino anche dopo la sua morte. Tanti film suoi mi hanno affascinato, da L'avventura a A ciascuno il suo. A lui stava stretta la casacca del bello, voleva imbruttirsi, trovare in lui un carattere. Io ho preso da lui l'idea di mascherarmi, di cambiare completamente: ammiravo questo suo cambiare fisicamente, la camminata, la dentatura. È un lavoro che cerco di fare. Fino a qualche anno fa sorridevo poco, "nascodevo" i dentoni. Poi ho iniziato a farlo, e mi sono illuminata, liberata".
Cosa lo rendeva felice?
"Ogni volta a teatro nel momento degli applausi diventava un bambino, si intimidiva e si emozionava. Mi emoziono a dirlo perché accade anche a me. È un gesto bellissimo. Il pubblico che ti ringrazia di due ore insieme ti riempie il cuore. E vederlo dietro le quinte mi commoveva. Siamo due piagnoni. Abbiamo tanto in comune, in positivo e in negativo".
Il teatro per lei era un Ovvio destino.
"Era più forte di me. Avevo i crampi allo stomaco quando lo vedevo sul palco. E amo i musical, il canto e il ballo. Gli attori dell'epoca di mio padre dovevano saper fare tutto, mi insegnava mio papà. Ho imparato a fare tutto, se si rompe una cosa ho tutto pronto, sto attenta a tutto, dietro le quinte. E pure sul set. Mi appassiona il lavoro degli altri, il macchinario dello spettacolo. Per me il teatro è gioia assoluta, il palco è casa. Ritrovarlo dopo due anni di pandemia, sentire il respiro in sala è eccitante. Daniela è stata una grande scoperta. Vanessa è una cara amica, ammiro il percorso straordinario che ha fatto, dalla provincia alla gavetta a, finalmente, il successo che merita. Sul palco, interpretando queste tre sorelle in conflitto, ogni sera ci stimoliamo a vicenda, tiriamo fuori emozioni nuove, finiamo stremate ma appagate".
Il mio anziano vicino di poltrona ha sussurrato "la bionda è la moglie di Favino" e lei ha risposto "è brava". L'etichetta "compagna di" la sente ancora?
"No, io sono orgogliosamente e felicemente figlia di Gabriele Ferzetti e compagna di Pierfrancesco Favino. Mio padre mi ha insegnato tutto, Pierfrancesco è uno degli attori più bravi che abbiamo in Italia, lo dico da collega. Mi sto facendo il mio percorso, abbiamo età diverse, ma non la subisco. Ora molti mi conoscono come Anna Ferzetti e sono ambiziosa, in senso positivo, voglio diventare sempre più brava. Come insegno alle mie figlie, devi sempre alzare l'asticella. L'ho visto con Le fate ignoranti".
Il suo personaggio funziona. Compagna di Ambra, la coppia entra in crisi per lei.
"Quando Ferzan mi ha proposto un ruolo mi ha detto due parole. Ero felice di avere questa opportunità, avevo fatto giusto una scena in Il giorno perfetto, anni fa. Mi conosceva perché avevo partorito mia figlia Greta il primo giorno di lettura di Saturno contro, Picchio arrivò tardi 'Anna sta partorendo'. Ferzan su set mi notò. Le fate ignoranti è stato un film importante, che ha aperto un mondo a cui non volevamo essere abituati. Perlomeno la nostra generazione. È stato bello portare questa coppia di donne. Ferzan mi ha voluto in un ruolo per cui non ero scontata, mi ha cambiato il corpo e la velocità. In molti mi hanno scritto, gay o etero, mi è accaduta questa cosa: entri in crisi, t'innamori di un altro ma vuoi restare col tuo compagno. Di solito queste cose non si dicono, invece voi avete saputo affrontarlo insieme".
Se pensa al boicottaggio al "Doctor Strange" per il personaggio di America Chavez che ha due madri...
"Mi conforta vedere che le mie figlie e la loro generazione è più risolta. Dicono "siete voi quelli diversi". La grande, Greta, ha visto la serie, le è piaciuta molto. Ha detto "siete belle e credibili, tu e Ambra". Quando mi racconta mi dice 'mamma non ho trovato ancora nè un fidanzato, né fidanzata a scuola...". Per lei è normale, lei, loro, sono un futuro in cui spero".
Quando vi siete conosciuti?
"Diciott'anni fa. Pierfrancesco era agli inizi, stava girando Romanzo criminale e doveva fare Bartali in tv".
Cosa la colpi?
"Tutto: simpatia, energia, ironia. Era un po' orso bruno, pieno di capelli, giocherellone, semplice, umile, buono. La faccia gommosa, il maglione largo marrone e i jeans. Ci siamo incontrati a una festa, ballando come matti. Lui pensava che fossi una studentessa di teologia, avevo il caschetto nero, l'orecchino al naso, pantaloni a palazzo e mille collane, una fricchettona. Mi disse "cosa fai?", "l'attrice", "e tu?", "Io l'attore". Mi pareva di averlo già visto, poi ho capito che lo aveva scambiato per un altro attore che aveva lavorato con mio padre. È stato un colpo di fulmine, una cosa quasi animalesca, una questione di odori. Ci siamo scambiati il numero ma poi sono passati i mesi, venivano entrambi da altre storie. Per caso ci siamo incontrati di nuovo in un bar... io ci credo al destino".
Anche lui ha avuto i suoi momenti di crisi professionale.
"Ci siamo sempre aiutati a vicenda. Abbiamo un progetto comune. Stiamo insieme da diciotto anni. Ci amiamo, ci rispettiamo. Abbiamo deciso di fare una famiglia insieme ed quello il primo nostro progetto. Il lavoro, che pure tende ad essere totalizzante, viene dopo".
Avete lavorato insieme a teatro, avete girato Moschettieri del re, condotto in coppia la cerimonia dei Nastri d'argento. Che le piacerebbe fare insieme? Un film? Teatro, Sanremo?
"Sanremo è la cosa più improbabile, ma anche divertente. Del resto entrambi cantiamo, balliamo, ci appassioniamo. Ai Nastri mi sono commossa, non riusciamo ad avere filtri, insieme. Lo faremo capitare, di tornare insieme, quando troveremo la storia giusta. Ma non lo faremo capitare spesso".