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Slim dogs, un canale su YouTube per raccontare chi ce l'ha fatta

Parlano i due autori Matteo Bruno e Marco Cioni che hanno realizzato una serie di documentari su personaggi di successo online, da Yotobi (Karim Musa) a Scottecs (Sio): "Siamo nati sul web e sappiamo come raccontarlo"
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Più o meno sedici anni fa, Cane Secco, nome d'arte di Matteo Bruno, ha aperto il suo canale YouTube. Nel corso del tempo, non è solo migliorato artisticamente e professionalmente. Ha raggiunto un pubblico sempre più ampio, e alla fine, insieme a un gruppo di amici, ha deciso di fare il grande salto e di aprire una società. "La Slim Dogs", racconta Marco Cioni, responsabile marketing e co-fondatore, "è una casa di produzione video e comunicazione digitale. Negli ultimi tre anni, siamo cresciuti moltissimo. Oggi il nostro gruppo è composto da almeno quindici persone. Ci sono autori, produttori, operatori ed esperti di effettistica. Ci occupiamo principalmente di produzione, dagli spot alle campagne pubblicitarie. Ma in parallelo cerchiamo di sviluppare nuovi video per continuare a sperimentare".

Slim Dogs e Cane Secco hanno due canali diversi, ma quasi se…

Più o meno sedici anni fa, Cane Secco, nome d'arte di Matteo Bruno, ha aperto il suo canale YouTube. Nel corso del tempo, non è solo migliorato artisticamente e professionalmente. Ha raggiunto un pubblico sempre più ampio, e alla fine, insieme a un gruppo di amici, ha deciso di fare il grande salto e di aprire una società. "La Slim Dogs", racconta Marco Cioni, responsabile marketing e co-fondatore, "è una casa di produzione video e comunicazione digitale. Negli ultimi tre anni, siamo cresciuti moltissimo. Oggi il nostro gruppo è composto da almeno quindici persone. Ci sono autori, produttori, operatori ed esperti di effettistica. Ci occupiamo principalmente di produzione, dagli spot alle campagne pubblicitarie. Ma in parallelo cerchiamo di sviluppare nuovi video per continuare a sperimentare".

Slim Dogs e Cane Secco hanno due canali diversi, ma quasi sempre collaborano a progetti condivisi, che rispecchiano non solo lo spirito della società ma soprattutto la visione artistica di Bruno. È con questa idea che è nata la loro nuova serie di documentari. I protagonisti sono professionisti che lavorano, o che hanno lavorato, su Internet. E a tutti viene chiesta la stessa cosa: perché proprio voi? Come avete fatto ad avere successo?

"Con un team che cresce", riprende Bruno, responsabile videomaking e co-fondatore di Slim Dogs, "è più facile mettere in piedi produzioni più grandi. Ogni parte di questa serie è curata e seguita da persone che lavorano con noi. Due anni fa, per dire, una cosa del genere sarebbe stata semplicemente impossibile". Per ogni episodio, che dura tra i venti e i trenta minuti, la Slim Dogs si è data un limite. "Mediamente", racconta Cioni, "ci mettiamo tra i tre e i quattro giorni per le riprese. Non di più". "E questo", continua Bruno, "è possibile solo perché cominciamo a lavorare molto tempo prima, scrivendo e buttando giù delle scalette precise, intervistando e sentendo con anticipo i vari protagonisti. Non è semplice". Perché? "Perché a volte abbiamo quasi la sensazione di arrivare all'improvviso e di sconvolgere la vita delle persone. Dobbiamo stare attenti".

Il segreto, spiega Cioni, è trovare immediatamente un punto di contatto con gli altri e riuscire a creare un legame di fiducia. "Noi non siamo né formali né rigidi quando giriamo, e questo è un grosso aiuto". In questi giorni, la Slim Dogs sta già lavorando al nuovo episodio della loro serie. "A livello testuale, e di idee, è praticamente pronto. Proveremo a raccontare la storia di Pow3r". Questo progetto, aggiunge Bruno, non nasce con l'intenzione di avvicinare una piattaforma streaming. "Volevamo fare una cosa nostra senza il sostegno di qualche brand. Non ci siamo dati un budget, né vogliamo guadagnarci. Per ora, ci stiamo provando".

"Qualche nome", si inserisce Cioni, "lo stiamo tenendo da parte per ogni evenienza. Ma la realtà è un'altra. A Matteo piacciono i documentari, e dopo anni di vlog desiderava cambiare. Con l'ultimo episodio dedicato a Sio ci siamo limitati. Potevamo andare oltre, farlo molto più lungo, ma abbiamo preferito così. Dobbiamo riuscire a dimostrare il valore di quello che stiamo facendo". E un certo valore, sia dal punto di vista creativo che dal punto di vista produttivo, si nota. Questi documentari sono un concentrato di tecnica e di idee, e sono costruiti nei minimi dettagli. Non sono banali. Dicono qualcosa di più sugli intervistati. Hanno un ritmo incalzante e appassionante. Nel primo episodio, per esempio, Yotobi - nome d'arte di Karim Musa, youtuber e streamer - si racconta onestamente per la prima volta.

"Sento una certa responsabilità, non lo nascondo", confessa Bruno. "Adoro i documentari, e voglio fare il miglior lavoro possibile. Raccontare la storia di personaggi famosi può essere il giusto compromesso per riuscire a produrre contenuti come questo. La gente ha ancora dei pregiudizi su questo linguaggio, soprattutto in Italia. C'è quest'idea diffusa, sbagliata, dei documentari come di una cosa noiosa. E noi ci dobbiamo impegnare anche per questo: per cambiare la percezione delle persone". Un altro tipo di resistenza, invece, si avverte nei confronti di chi, oggi, lavora su Internet. "Serve uno scatto ulteriore per farsi accettare", ammette Cioni. "In determinati ambienti e situazioni funziona ancora così".

Alla base di questa serie, ci sono due elementi. "Uno, ed è fondamentale, è la fiducia delle persone. Ci conoscono e sanno che non abbiamo strane intenzioni". L'altro, continua Bruno, "è la nostra storia. Siamo nati sul web e sappiamo come raccontarlo. Spesso il problema è proprio questo: l'incapacità di chi parla di cogliere l'essenza delle persone che lavorano su Youtube. Noi non vogliamo esaltare né criticare nessuno; vogliamo essere obiettivi".

Per ora qualche grosso produttore si è fatto sentire, dice Cioni, "per farci sapere che il format gli piace. Ma non c'è stato ancora il passo decisivo". "Con sei episodi", conclude Bruno, "possiamo dare un'idea più completa di quello che siamo e che abbiamo in mente. Tre episodi, invece, sono pochi. Noi li facciamo. Un modo per andare avanti, poi, si trova. Dopotutto, siamo una casa di produzione". Ed eccola qui, la faccia migliore di Youtube Italia.