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'Esterno notte', l'affresco storico di Marco Bellocchio e un atto d'accusa contro trame e potere

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La recensione / Nel film su Moro la critica più spietata alla Dc dai tempi di Pasolini
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CANNES - Aldo Moro è vivo. Giace in un letto d’ospedale, prostrato dalla prigionia. Tre suoi amici di partito (Giulio Andreotti presidente del consiglio; Benigno Zaccagnini segretario della Dc; Francesco Cossiga ministro dell’Interno) entrano nella camera. Moro li guarda affranto, severo. La sua voce fuori campo (Fabrizio Gifuni la ricrea con un’aderenza a tratti quasi insostenibile) dice: “Alla luce dei recenti fatti, ogni mia futura carica, ogni mio incarico nel partito non sarà più possibile… Mi dimetto dalla Dc”. Citiamo a memoria, ma la frase “mi dimetto dalla DC” è testuale.

'Esterno notte', a Cannes e poi in sala in due capitoli. Bellocchio rilegge il dramma di Moro

Aldo Moro è vivo, per Marco Bellocchio. Già in Buongiorno notte l’aveva fatto uscire dal covo delle Br e camminare per le vie di Roma. Era un momento di utopia, il sogno…

CANNES - Aldo Moro è vivo. Giace in un letto d’ospedale, prostrato dalla prigionia. Tre suoi amici di partito (Giulio Andreotti presidente del consiglio; Benigno Zaccagnini segretario della Dc; Francesco Cossiga ministro dell’Interno) entrano nella camera. Moro li guarda affranto, severo. La sua voce fuori campo (Fabrizio Gifuni la ricrea con un’aderenza a tratti quasi insostenibile) dice: “Alla luce dei recenti fatti, ogni mia futura carica, ogni mio incarico nel partito non sarà più possibile… Mi dimetto dalla Dc”. Citiamo a memoria, ma la frase “mi dimetto dalla DC” è testuale.

'Esterno notte', a Cannes e poi in sala in due capitoli. Bellocchio rilegge il dramma di Moro

Aldo Moro è vivo, per Marco Bellocchio. Già in Buongiorno notte l’aveva fatto uscire dal covo delle Br e camminare per le vie di Roma. Era un momento di utopia, il sogno di un omicidio non avvenuto (sì, una cosa non tanto diversa dalla strage di Bel Air “negata” in C’era una volta a Hollywood di Tarantino). Anche in Esterno notte, all’inizio del primo episodio e nel finale dell’ultimo (su 6) Moro sopravvive. Qualcuno apre il cofano della Renault 4 rossa in via Caetani e Moro respira. Ma poi la storia si riavvolge. Viene ucciso, ma non prima di essersi confessato a un giovane sacerdote che le Br hanno fatto entrare nella cella. A lui, lo statista rivela il suo “odio” per Andreotti e altri suoi colleghi, perdona in parte Cossiga (“ha una giustificazione, è bipolare, ciclotimico…”) e poi grida il suo grande peccato: non voler morire.

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Esterno notte è una serie Rai che esce al cinema in due capitoli, il primo oggi, il secondo dal 9 giugno. Ha segnato fuori concorso l’inizio di Cannes 2022. Ma segna fin d’ora il punto più alto di una riflessione sull’Italia che Bellocchio ha cominciato anni fa con I pugni in tasca e La Cina è vicina. Moro, e il suo progetto di coinvolgimento del Pci nel governo del Paese, è il vulnus dal quale l’Italia non si è mai redenta. Perché l’Italia — Esterno notte lo mostra in modo sconvolgente — è un paese di famiglie malate (la moglie di Cossiga che non vuole nemmeno vederlo), di interni borghesi oscuri e “rispettabili”, di donne violate (Adriana Faranda che per la “causa” abbandona la figlia, Noretta Moro che grida “lo volete morto!” ai vecchi amici di partito), di segreti e trame che non si finisce mai di capire.

(ansa)

Esterno notte è un poderoso affresco storico ed è il più spietato “j’accuse” al potere democristiano dai tempi di Pasolini e del suo “io so”. Tutto questo grazie a Bellocchio, 83 anni a novembre, il più grande artista che abbiamo. Teniamocelo caro.

(ansa)

Esterno notte, regia di Marco Bellocchio

Voto: 5 stelle / 5