Kirill Serebrennikov, il regista dissidente russo a Cannes 2022: "Quella in Ucraina è una guerra, ma l'arte è più importante della politica"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosKirill Serebrennikov, regista dissidente russo, l'estate scorsa non era potuto uscire dal proprio Paese e accompagnare il suo film (Petrov’s Flu) al Festival di Cannes perché si trovava agli arresti domiciliari. "Come mi sento a essere qui? È strano, surreale. L'emozione in sala, il pubblico che applaudiva il mio film, è stata così grande che ho dovuto farmi forza per non crollare". In questa edizione il regista che fa base Berlino ("ma in questi mesi ho vissuto anche in tanti altri posti d'Europa") da quando gli è stato concesso l'esilio, porta in concorso Tchaikovsky's wife, storia del travagliato, doloroso rapporto tra il grande compositore e la moglie, sposata per nascondere alla società la propria omosessualità: Serebrennikov è un grande sostenitore e difensione della comunità Lgbtq.
Il film arriverà in Italia con I Wonder Pictures
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Kirill Serebrennikov, regista dissidente russo, l'estate scorsa non era potuto uscire dal proprio Paese e accompagnare il suo film (Petrov’s Flu) al Festival di Cannes perché si trovava agli arresti domiciliari. "Come mi sento a essere qui? È strano, surreale. L'emozione in sala, il pubblico che applaudiva il mio film, è stata così grande che ho dovuto farmi forza per non crollare". In questa edizione il regista che fa base Berlino ("ma in questi mesi ho vissuto anche in tanti altri posti d'Europa") da quando gli è stato concesso l'esilio, porta in concorso Tchaikovsky's wife, storia del travagliato, doloroso rapporto tra il grande compositore e la moglie, sposata per nascondere alla società la propria omosessualità: Serebrennikov è un grande sostenitore e difensione della comunità Lgbtq.
Il film arriverà in Italia con I Wonder Pictures
Madre ucraina, il regista è considerato un nemico del governo russo, dice forte e chiaro cosa pensa della guerra in Ucraina, "perché è una guerra e non un'operazione speciale e che i russi possano crederlo è solo perché da anni il governo investe in modo massiccio nella propaganda, milioni e milioni di investimenti. E se la pensi diversamente diventi un nemico. Bisogna dire che si tratta di una guerra in cui stanno uccidendo molte persone. È la verità e bisogna dirlo. È una tragedia, un disastro, un suicidio". E prosegue, "per me l'arte è molto più importante della fottuta politica - si accende, il regista - Io odio la politica perché quello che noi artisti stavamo facendo, costruendo teatri, creando arte, componendo musica, girando film, era dire: noi popoli abbiamo molto più in comune con l'Europa rispetto a prima, la Russia fa parte dell'Europa. E all'improvviso un fottuto idiota ha premuto il pulsante e ha azzerato tutto, distrutto tutto, tutto è da ricostruire".
Per ironia della sorte, Serebrennikov arriva al festival mentre si parla di boicottaggio della cultura russa che, sottolinea, non ha niente a che vedere con la guerra: "La nostra creatività ha sempre approfondito l'anima, la fragilità umana, ed è contro la violenza. La nostra è una cultura contro la guerra ed è sbagliato boicottarla. La cultura russa racconta di quanto l'uomo sia fragile, quanto sia preziosa ogni vita"
Quando, in mattinata, gli è stato chiesto conto dei finanziamenti al film da parte del miliardario russo Roman Abramovich ha risposto: Abramovich aiuta l'arte moderna e lo fa da molto tempo. È stato un vero mecenate in Russia. Per dirne solo una: è soltanto grazie a lui se in Russia abbiamo il cinema d'essai. Fa bene il presidente ucraino Zelensky ad aver chiesto al presidente Usa Biden di togliere Abramovich dal giogo delle sanzioni americane. Sono d'accordo".
Il regista sta lavorando a un nuovo film, Limonov, basato sul romanzo bestseller omonimo di Emmanuel Carrère e con la sceneggiatura che sta scrivendo con Pawel Pawlikowski, Ben Hopkins. Il romanzo originale, edito negli Stati Uniti da Macmillan Publishers, è stato tradotto in 35 Paesi e ha venduto oltre 2,5 milioni di copie solo in Europa, di cui 400.000 in Italia e più di 700.000 in Francia.
Se gli si chiede se ha in programma di tornare in Russia risponde: "Ho un padre, ha 90 anni e ho contatti con lui due volte al giorno. E devo dimostrargli che non gli sono lontano, è la cosa principale per me oggi. Perché devo salvarlo in qualche modo. Ma non ne ho idea. Certo che ho paura dell'autorità in Russia. Ovviamente. Ma la paura uccide la tua anima, allora è meglio metterla da parte. Qui io sento una specie di libertà artistica. Mi piacciono i posti in cui lavoro. Mi piacciono i teatri con cui lavoro. E, a proposito, molti artisti russi vengono ora in Europa perché non hanno futuro nella loro stessa madrepatria. Quindi devono trovare i propri posti in cui partire, lavorare, far parte, e così via. Quindi è un processo molto doloroso e noi dobbiamo sopportarlo".