I fratelli Dardenne tornano a Cannes con 'Tori e Lokita' e la Fiera dell'Est
dalla nostra inviata Chiara Ugolini , dalla nostra inviata Chiara UgoliniLa sequenza iniziale ricorda quella della commedia sentimentale Green Card con Gérard Depardieu e Andie MacDowell; un matrimonio di convenienza tra la giardiniera americana Brontë e il musicista francese Georges perché lui possa ottenere la famosa carta che gli permetta di lavorare negli Stati Uniti. In Tori e Lokita, che non è una commedia e non è una storia d'amore almeno non in senso romantico, un ragazzino e un'adolescente fanno lo stesso tipo di ripasso delle cose che uno deve sapere dell'altro, del proprio passato, della famiglia in comune. "C'erano alberi nel giardino dell'orfanatrofio dove vivevamo?" chiede lui. "Non mi ricordo" dice lei. "Bene perché era una domanda trabocchetto: non c'erano alberi, non c'era neanche il giardino".
Tori e Lokita è il dodicesimo film dei fratelli Jean- Pierre e Luc Dardenne, in concorso ancora una volta al festival di Cannes dove i due registi hanno già vinto due volte la Palma d'oro, nel 1999 per Rosetta e nel 2005 con Il figlio. Lui è Tori, un dodicenne intelligente, sveglissimo e buono fuggito dal Benin dove credevano fosse il figlio di una strega, lei è Lokita, un'adolescente di 16 anni che è dovuta crescere troppo in fretta, a casa in Camerun ha una madre e cinque fratelli che aspettano che lei mandi loro i soldi per poter andare a scuola. Li incarnano i giovanissimi e talentuosi Pablo Schils e Joely Mbundu. Sono diventati fratelli quando si sono conosciuti in Sicilia dove sono sbarcati, ma per il governo francese, che ha fornito a lui i documenti da rifugiato e a lei no, quel legame non è niente. Per questa ragione ogni sera nel centro di accoglienza si preparano all'intervista che dovranno sostenere con i servizi sociali, con gli impiegati che devono decidere del loro destino. La ricerca dei "papiers" per Lokita li porterà a frequentare persone senza scrupoli, un film con poca speranza ma momenti di grande tenerezza. Come quando i ragazzi cantano Alla fiera dell'Est di Branduardi, la canzone che una signora siciliana ha insegnato loro una volta sbarcati in Italia e che intonano al karaoke della pizzeria dove lavorano in nero.
"Lokita e Tori diventano esseri esseri umani unici, usciti dal destino mediatico di questi giovani migranti che vengono chiamati Mena, 'les mineurs étrangers non accompagnés' minori stranieri non accompagnati, per sfuggire all'illustrazione di un caso, di una situazione, di un tema, di un argomento - scrivono i Dardenne nelle loro note di regia - Non che la loro situazione non abbia importanza. Assolutamente no. Anzi la loro situazione di adolescenti esiliati, soli, sfruttati e umiliati prende senso proprio dalla loro relazione, che si è rafforzata combattendo questa situazione. Di punto in bianco, anche il nostro film è diventato un film per denunciare questa situazione violenta e ingiusta vissuta da questi giovani in esilio nel nostro Paese, in Europa".
La lezione di cinema dei fratelli Dardenne - Sul set de 'La ragazza senza nome'
Sono passati 23 anni dalla Palma d'oro a Rosetta, che raccontava la storia di un'altra sedicenne, stretta tra l'alcolismo della madre, la difficoltà a tenere un lavoro e la vita in roulotte nella periferia di Liegi. "L'umiliazione provata da coloro che sono esclusi dalla comunità lavorativa e umana, semplicemente, è ancora lì" dicono i registi e così anche il loro cinema. Che affida sempre a una regia attenta la cura dei propri personaggi. D'altronde i due fratelli registi hanno cambiato negli anni argomento (lo sfruttamento dei lavoratori senza documenti ne La promessa, i ragazzi in riformatorio ne Il figlio, i matrimoni combinati per ottenere i documenti ne Il silenzio di Lorna, il precariato delle madri lavoratrici in Due giorni una notte, il radicalismo islamico ne L'età giovane), ma non l'approccio alle loro storie. "Il nostro più caro augurio è che alla fine del film lo spettatore e la spettatrice che avrà provato una profonda empatia per questi due giovani esiliati e la loro incrollabile amicizia - dicono - sperimentino anche un sentimento di rivolta contro l'ingiustizia che regna nelle nostre società".