'Elvis', l’imprescindibile sapore della leggenda
di Alberto Crespi , di Alberto CrespiElvis, il ritorno alla regia dell’australiano Baz Luhrmann nove anni dopo Il grande Gatsby, diventerà un film imprescindibile per tre categorie umane.
Categoria numero 1: i fan di Elvis Presley, e fin qui tutto ok.
Categoria numero 2: i montatori, perché il lavoro di montaggio che trabocca dai 159 minuti di proiezione è ubriacante. Nessuna inquadratura dura più di 2-3 secondi, le trovate visive si susseguono senza tregua. Per una volta bisogna citarli, questi mostri: Jonathan Redmond e Matt Villa. È un Oscar praticamente già assegnato.
Categoria numero 3: gli storici e gli appassionati del rock’n’roll. Il film percorre la vita di Presley a ritmo di fanfara, illuminando tre aspetti fondamentali. Il primo: l’aver vissuto da bambino in un ambiente insolitamente “misto”, assorbendo i dettami della musica e della cultura afroamericane. A cominciare dal fatto che, suonando e cantando il blues, bisogna dimenarsi…
Elvis, il ritorno alla regia dell’australiano Baz Luhrmann nove anni dopo Il grande Gatsby, diventerà un film imprescindibile per tre categorie umane.
Categoria numero 1: i fan di Elvis Presley, e fin qui tutto ok.
Categoria numero 2: i montatori, perché il lavoro di montaggio che trabocca dai 159 minuti di proiezione è ubriacante. Nessuna inquadratura dura più di 2-3 secondi, le trovate visive si susseguono senza tregua. Per una volta bisogna citarli, questi mostri: Jonathan Redmond e Matt Villa. È un Oscar praticamente già assegnato.
Categoria numero 3: gli storici e gli appassionati del rock’n’roll. Il film percorre la vita di Presley a ritmo di fanfara, illuminando tre aspetti fondamentali. Il primo: l’aver vissuto da bambino in un ambiente insolitamente “misto”, assorbendo i dettami della musica e della cultura afroamericane. A cominciare dal fatto che, suonando e cantando il blues, bisogna dimenarsi in modo allusivo: ne farà tesoro. Il secondo: la rivalutazione del periodo di Las Vegas (dal ’68 in poi) dove Elvis rifà i suoi classici con una strumentazione più ampia, allungandoli a dismisura, influenzando enormemente cantanti come Bruce Springsteen e molti altri. Il terzo: la figura del “colonnello” Tom Parker, l’avido manager senza il quale Elvis non sarebbe diventato Elvis. Lo interpreta Tom Hanks, iper-truccato e clamorosamente sopra le righe. È lui a raccontare il film, il vero protagonista: il suo cinismo ripugnante e il talento di Elvis sono due facce della stessa medaglia.
Per tutti gli altri, Elvis è comunque un filmone: a tratti persino “troppo”, quasi estenuante, ma molto divertente. E il giovane Austin Butler, nel ruolo del titolo, è formidabile.