Mikkelsen & Co., il vento del Nord soffia su Cannes
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosLa lega del Nord conquista Cannes. Un vento scandinavo attraversa le sezioni e i generi, nell'anno più affollato di sempre al Festival, mentre sulla Montée de marches, sullo schermo e nelle giurie sfilano divi famosi nel mondo. La ricetta del successo? Puntare al pubblico e avere paura di osare: "I nostri registi sono senza paura nell'affrontare a modo loro soggetti complicati e spinosi", spiega la produttrice Kristina Börjeson (Film i Vast).
Ruben Östlund, svedese a caccia della seconda Palma d'oro, dopo la satira sul mondo dell'arte The Square con Triangle of Sadness - nella chirurgia estetica si riferisce alle rughe tra le sopracciglia - irride quello della moda, dove le donne sono pagate tre volte gli uomini e i modelli hanno compagne più ricche. Un mondo che Östlund ha conosciuto attraverso la…!-->!-->
La lega del Nord conquista Cannes. Un vento scandinavo attraversa le sezioni e i generi, nell'anno più affollato di sempre al Festival, mentre sulla Montée de marches, sullo schermo e nelle giurie sfilano divi famosi nel mondo. La ricetta del successo? Puntare al pubblico e avere paura di osare: "I nostri registi sono senza paura nell'affrontare a modo loro soggetti complicati e spinosi", spiega la produttrice Kristina Börjeson (Film i Vast).
Ruben Östlund, svedese a caccia della seconda Palma d'oro, dopo la satira sul mondo dell'arte The Square con Triangle of Sadness - nella chirurgia estetica si riferisce alle rughe tra le sopracciglia - irride quello della moda, dove le donne sono pagate tre volte gli uomini e i modelli hanno compagne più ricche. Un mondo che Östlund ha conosciuto attraverso la moglie, che lavora nel settore. Ma i modelli protagonisti s'imbarcano presto su uno yacht lussuoso che attraversa il mare greco e naufraga su un'isola deserta: ricconi travolti da un insolito destino, tra lotta di classe e di ruoli, omaggio a Lina Wertmuller. "Il cinema deve provocare - ragiona Östlund - e se lo fa in modo intelligente ti fa prima arrabbiare e poi pensare. Un film non provoca le persone vere come i social. Puoi affrontare gli argomenti più spinosi, ma devi prepararti bene per avere il modo di difenderti". Nel concorso principale anche lo svedese di origine egiziana Tarik Saleh con Boy from Heaven, intrighi dietro le mura della moschea e dell'Università di al-Azhar del Cairo, mentre il danese-iraniano Ali Abbasi porta Holy Spider, su un serial killer iraniano che strangola prostitute per "ripulire" la città santa di Mashhad.
Il melting pot culturale scandinavo crea terreno fertile per un talento diversificato. Ne è simbolo Noomi Rapace, attrice (qui giurata con il norvegese Joachim Trier) diventata famosa con la trilogia cinematografica Millennium dalla saga bestseller di Stieg Larsson, si è costruita una carriera hollywoodiana, ma sempre più spesso gira film in patria. Nata in un paesino svedese, figlia di un'attrice e di un cantante di flamenco di origine gitana, è cresciuta in Islanda e ha studiato recitazione in Svezia: "Il cinema scandinavo è molto cresciuto negli ultimi anni sul fronte artistico e industriale. Io e Joachim siamo orgogliosi di farne parte". Fioriscono le coproduzioni, si alleano i fondi dedicati di ciascun Paese, moltiplicando gli sforzi produttivi: "Condividiamo storia, valori ed etica, le nostre nazioni sono molto diverse, una diversità che celebriamo, condividendo quel che ci unisce", così la produttrice Liselott Forsman (Nordisk Film e tv Fond).
L'islandese Hlynur Pálmason esplora in Godland la storica tensione tra Danimarca e Islanda seguendo un prete del 19esimo secolo incaricato di fotografare gli abitanti di una zona remota dell'Islanda e costruire una piccola chiesa: si allontanerà dalla missione e dalla moralità. Il norvegese Kristoffer Borgli consegna una commedia nera, Sick of myself, su una donna che prende un farmaco pericoloso per attirare l'attenzione e deve fare i conti con conseguenze indesiderate, mentre David Ander con End of night, nella sezione xr della realtà virtuale, mette lo spettatore nei panni di un rifugiato danese che vola nella Copenhagen del 1943, occupata dai nazisti. Il filnandese The woodcutter story del poetico Mikko Myllylahti, girato in una zona rurale, un giallo con dialoghi scarni e umorismo secco.
La prolificazione di produzioni cinematografiche è figlia del successo della letteratura, dell'arte, della cultura scandinava - basti pensare al filone vichingo di serie tv e del kolossal The northman di Robert Eggers con Alexander Skarsgård, ma anche alla popolarità di attori come Alicia Vikander, qui a Cannes con la serie Irma Vep di Olivier Assayas, Viggo Mortensen, nato a New York ma legato alle origini danesi del padre, in Crimes of the future di Cronenberg e Mads Mikkelsen, strepitoso Grindelwald dell'ultimo Animali fantastici: a Cannes ha tenuto un'affollata masterclass, raccontando dell'amico Nicolas Winding Refn "abbiamo studiato insieme, siamo venuti a Cannes nel '97 con un nostro film, non lo proiettavano, consegnavamo noi i dvd. Sognavamo di tornare da vincitori ed è successo". Ha fatto film importanti con l'amico Thomas Vinterberg (La caccia, Un altro giro), non ha girato mai con Lars von Trier, liquida la domanda spiritoso e lapidario: "Non credo che parli danese".