Cannes 2022, il vincitore della Palma d'oro Östlund: "Con la lotta di classe sfido il pubblico"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosRuben Östlund, il vincitore della Palma d’oro a Cannes 2022 con Triangle of sadness, è lo svedese più esuberante al mondo. Si emoziona, si scarmiglia i capelli, gesticola quando parla, ride moltissimo, si capisce che vuole vincere. Dopo aver irriso l'industria della moda con The square, la sua prima Palma d’oro nel 2017, stavolta ha conquistato la giuria presieduta da Vincent Lindon ("il suo film ci ha scioccati") con una satira che parte dalla moda e dal ribaltamento dei ruoli nel mondo dei modelli, viaggia su uno yacht per ricconi e naufraga su un’isola deserta in Grecia in un azzurro mare wertmülliano, tra marxismo e lotta di classe e di genere. L’incontro con Östlund, 48 anni, è nella quiete di un residence.
Ruben Östlund, il vincitore della Palma d’oro a Cannes 2022 con Triangle of sadness, è lo svedese più esuberante al mondo. Si emoziona, si scarmiglia i capelli, gesticola quando parla, ride moltissimo, si capisce che vuole vincere. Dopo aver irriso l'industria della moda con The square, la sua prima Palma d’oro nel 2017, stavolta ha conquistato la giuria presieduta da Vincent Lindon ("il suo film ci ha scioccati") con una satira che parte dalla moda e dal ribaltamento dei ruoli nel mondo dei modelli, viaggia su uno yacht per ricconi e naufraga su un’isola deserta in Grecia in un azzurro mare wertmülliano, tra marxismo e lotta di classe e di genere. L’incontro con Östlund, 48 anni, è nella quiete di un residence.
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"Mia moglie è una fotografa di moda, Sina Görtz (alla Croisette il regista ha posato con il loro figlio piccolissimo, ndr), ci siamo conosciuti nel 2014 ed è diventata la mia 'insider' nell’industria della moda e della cosmesi: c'è qualcosa di un po' spaventoso e allo stesso tempo di attraente. Ha iniziato a dirmi molto sui modelli maschili. Essere un modello maschile non è considerata una professione di alto rango. I modelli maschi guadagnano, un terzo o meno delle modelle; rispetto al resto della società qui le gerarchie sono invertite. Mi interessava l'idea della bellezza come 'valuta', non come espressione di sensualità, come strumento per la scalata sociale. I modelli maschi vengono da parti diverse della società, hanno una carriera molto breve. Quando la carriera delle colleghe è finita l’idea è che possono sposarsi un riccone, diventare una moglie trofeo, ma i maschi invece si riciclano come meccanici, camerieri, tornano all’anonimato. Giocare con la bellezza come 'valuta' nel mondo della moda, finché non arrivi su un’isola deserta. Allora lo sguardo materialista e marxista ci racconta come il nostro comportamento cambi in base alla differente posizione che occupiamo nella struttura economica".
"È interessante la strategia legata alle zebre della savana: mentre facevo ricerche mi sono imbattuto in questo studio di uno scienziato che si interrogava sul perché il loro colore è bianco e nero e non giallo per camuffarsi nell’ambiente. Si sono accorti che con quei colori era impossibile distinguere una zebra dall’altra, le confondevi nel branco. Ne hanno colorata con una macchia una sola, che è stata immediatamente individuata dai leoni e sbranata proprio perché individuata rispetto al branco. Questo scienziato dice che il mondo della moda vende vestiti nello stesso modo. Se sono connesso a un certo gruppo, tendo a comprare qualcosa che è un travestimento per inserirmi bene tra loro ma anche per distinguermi dagli altri gruppi. Nell’industria della moda abbiamo una collezione inverno presentata in primavera perché dobbiamo costantemente consumare vestiti per non essere tagliati fuori dal nostro branco. È una strategia che riguarda il comportamento umano di base".
Nella parte del naufragio sull’isola e nel ribaltamento sui rapporti sociali, il film ricorda Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, ma aggiornato.
"Adoro quel film, ma me ne hanno parlato quando già stavo preparando e scrivendo questo. È un grande film, esempio del cinema europeo degli anni Settanta. Luis Buñuel o Lina Wertmüller facevano qualcosa in cui credo, film capaci di intrattenere ma anche che pongono delle questioni".
La contemporaneità ci racconta la crisi dell'identità maschile, la sorellanza sull’isola, per cui la protagonista solidarizza con il nuovo capo che 'usa' il suo fidanzato.
"Ho iniziato dalla mia esperienza personale: la scena dell’uomo e della donna che discutono al ristorante su chi deve pagare il conto arriva dritta dalla mia vita, dall’incontro tra me e mia moglie: lei viene da una nucleo patriarcale, con un padre che è il perno della famiglia, io da una madre che si ritiene ancora una comunista e che pensa che uomini e donne dovrebbero essere uguali, che le donne debbano essere indipendenti economicamente, altrimenti l’amore non funziona. All’inizio io volevo impressionare mia moglie, sono entrato nel ruolo del maschio ma non mi sentivo a mio agio. Quando ho pagato la terza cena, lei ha detto 'domani tocca a me'. Ma quella sera quando è arrivato il conto al tavolo mi sono innervosito: 'Lo prende o no il conto?', ma lei non lo prendeva e come io fatto un gesto lei ha detto: 'Grazie tesoro, gentile da parte tua'. Mi ha forzato a pagare e da li è iniziata la discussione”.
Nel film la modella ammette di essere stata manipolatoria. Sua moglie lo ha fatto?
"No, ma magari sulla questione lei ha un altro punto di vista. Le posso dire che se va all’hotel Martinez, incastrate nell’ascensore trova le banconote del conto di quella cena, che ho incastrato io come fa l’attore nel film, per protesta dopo il nostro litigio. Poi ne abbiamo riso, ma penso sia stato uno dei momenti della vita in cui mi sono vergognato di più”.
L’uomo contemporaneo si sente aggredito dalle aspettative di essere un maschio alfa?
“Più sali nelle classi sociali, più sale l’aspettativa che sia l’uomo a pagare tutto. Cambia anche in base alla cultura, meno in Svezia, più in Francia, ancor di più negli Stati Uniti. La cosa aumenta ulteriormente se hai al fianco una donna molto bella, è come se ci fosse una transazione in corso nelle relazioni, anche se non ci piace".
"Volevo che quella coppia fosse empatica, non volevo che i ricchi fossero solo cattivi, ma allo stesso tempo i miei personaggi falliscono sempre nell’essere buoni esseri umani. E l’idea di costringere l’equipaggio a fare il bagno magari nasce da buone intenzioni ma si trasforma in un abuso di potere. Mi pareva un modo delicato per raccontare un abuso di potere".
Come ha scelto chi far sopravvivere nel naufragio sull’isola?
"Non è stato facile. All’inizio c’era anche il comandante Woody Harrelson che ricominciava a discutere con l'oligarca di Marx e finiva ucciso da una noce di cocco che gli piombava in testa. Ovviamente doveva sopravvivere la nostra coppia di modelli, ho scelto quelli che mi servivano per rovesciare i ruoli. Che succede all’amore? All'inizio lui le dice 'ti farò innamorare di me' e lei risponde 'farai di me una moglie trofeo', ma quando sono sull’isola ed è la cameriera a prendere il potere è lui che si ritrova a essere l’amante trofeo".
"È lo scopo primario, ma quella intelligente. Non quella sciocca dei bimbi sui genitori o quella crudele che colpisce le persone vere sui social. Nella finzione del cinema tutto è permesso, non fai davvero male a qualcuno. Ma quando affronti soggetti spinosi devi essere preparato e pronto a gestire le reazioni".
In che modo la prima Palma d’oro a The square ha cambiato la sua vita?
"Non so quando quel bagliore del cielo inizierà a svanire. Se vuoi fare il regista per tutta la vita, sai che dipendi dal successo dei tuoi film. Da questo punto di vista, la seconda Palma è una benedizione".
"Fin da Forza maggiore, e anche con Triangle of sadness, cerco contesti attraenti in cui entra il pubblico che poi provoco e sollecito su alcuni temi. Il nuovo progetto è The entertainment system is down, si svolge su un volo a lungo raggio. Poco dopo il decollo l’equipaggio annuncia che, sfortunatamente, non ci sarà intrattenimento su questo volo. E quindi questi esseri umani moderni devono affrontare i propri pensieri, senza potersi distrarre, scorrendo sugli schermi. Ripiombano in un mondo analogico, un piccolo laboratorio sperimentale sociologico di dieci ore, una commedia. Mi è venuto in mente leggendo un articolo del 1984 in cui si diceva 'non siamo finiti come in 1984 di Orwell, ma siamo finiti in un coraggioso mondo nuovo in cui la macchina d’intrattenimento ci controlla costantemente, noi l’amiamo e ne siamo schiavi'. E quello che era scritto nel 1984, vale ancora di più oggi. Siamo al cento per cento in quella fantascienza".