Baz Luhrmann, da 'Romeo+Juliet' a 'Moulin Rouge!' fino a 'Elvis': "“La mia carriera è tutta un can-can"
di Arianna Finos , di Arianna FinosIntervistarlo è come entrare in un suo film: travolgente, colorato, melodrammatico e pop. The Baz Luhrmann show. Pantaloni chiari, maglietta nera, codino e tanti bracciali, il regista australiano cerca di continuo lo sguardo dell’interlocutore, contiene a tratti l’impeto di abbracciarlo. Ha tutte le ragioni di essere felice, il suo Elvis – epico film musicale che esplora vita e carriera del 'king' of rock&roll (Austin Butler) attraverso il rapporto con l’infame agente, il colonnello Parker (Tom Hanks) – ha acceso l’ultimo Festival di Cannes sullo schermo e ora arriva in sala mercoledì 22 giugno con Warner.
Alla Croisette lei ha consegnato anche la festa più memorabile de…
Intervistarlo è come entrare in un suo film: travolgente, colorato, melodrammatico e pop. The Baz Luhrmann show. Pantaloni chiari, maglietta nera, codino e tanti bracciali, il regista australiano cerca di continuo lo sguardo dell’interlocutore, contiene a tratti l’impeto di abbracciarlo. Ha tutte le ragioni di essere felice, il suo Elvis – epico film musicale che esplora vita e carriera del 'king' of rock&roll (Austin Butler) attraverso il rapporto con l’infame agente, il colonnello Parker (Tom Hanks) – ha acceso l’ultimo Festival di Cannes sullo schermo e ora arriva in sala mercoledì 22 giugno con Warner.
Alla Croisette lei ha consegnato anche la festa più memorabile degli ultimi dieci anni tra scenografie, istallazioni, scelte musicali, droni e l’esibizione dei Måneskin.
“In questo momento ci capita di pensare: con tutto l'orrore del mondo, è giusto fare una festa? È giusto sognare? Per me la risposta è sì. È il nostro lavoro. C'è un grande vecchio film di Hollywood, i dimenticati, in cui il regista negli anni Trenta dirige commedie, ma a un certo punto decide di voler fare film seri. Per caso finisce in prigione e vive un momento della vita molto difficile. Una volta a settimana i detenuti vanno a vedere un film, che è un film di Topolino. Tutti ridono e il regista si rende conto che in realtà nei momenti di dolore, parte del lavoro dei narratori è ricordarti di sognare e ballare e cantare e vivere, perché c'è abbastanza oscurità là fuori. Alcuni film affrontano l'oscurità e altri il sogno. Per quanto riguarda la festa, siamo onesti, i Måneskin sono stati il valore aggiunto, e se ho progettato titoli di coda del film pieni di sorprese di artisti che hanno che hanno un legame, a cominciare da Eminem, o da un sentimento per Elvis, il finale potente l’ho affidato a Damiano che canta If I could dream. Se ti fermi davvero per i titoli di coda, sentirai qualcosa di magnifico”.
Ha scelto lei quel brano per loro?
"È stata una loro idea. Ho chiesto che brano volevano e non hanno avuto dubbi. Ho subito pensato che era una grande idea. E nel modo in cui lo canta, Damiano, capisci che quanto gli piaccia Elvis, ma anche che ne fa una sua interpretazione. Diversa, ma con la stessa intensità emotiva”.
La sua storia da regista è molto legata al Festival di Cannes, dai tempi dell’esordio con Ballroom-Gara di ballo.
"Un film che significa moltissimo, per me. Quando l’ho realizzato, faticosamente, con pochi soldi, ero riuscito a trovare solo un esercente che lo avrebbe proiettato sul grande schermo in Australia. Il tizio ha visto il film e ha detto che era il peggiore che avesse mai visto e ci ha tolto lo schermo. Significava uscire direttamente in videocassetta. Sono entrato in depressione, mi sono rifugiato in un luogo remoto, e improvvisamente, in questo parcheggio per roulotte con un vecchio telefono, ricevo una chiamata. Era il direttore del Festival di Cannes, Jacob 'la commissione mi ha mostrato cinque film. L'unico che sembra insolito, diverso e unico è il tuo. Quindi, se vuoi, vieni a Cannes e lo proietterò a mezzanotte'. L’ha fatto, trent’anni fa, al Palais. È arrivata la folla, una reazione entusiasta, ci ha circondato. Ricorderò sempre una guardia di sicurezza che è arrivata e mi ha afferrato, dicendo: da questo giorno in poi, la tua vita non sarà più la stessa. Aveva ragione. Cannes mi ha dato la mia carriera cinematografica, e l'ho aperta due volte con Moulin Rouge! e poi con Il grande Gatsby e ora ho portato Elvis. Durante la pandemia, mentre lavoravo al film pensavo, speravo di portarlo a Cannes. A un certo punto il covid sembrava aver spento tutto, 'non tornerò più al Festival', e invece è successo”.
Con Romeo+Juliet ha dato una grande occasione a Leonardo DiCaprio, oggi nasce la stella Autin Butler. Come si scopre un talento?
“È strano perché con Leo ero nella stessa situazione di Austin. Ero convinto di fare Romeo+Juliet, ma non trovavo un protagonista all’altezza. Che fosse maggiorenne ma sembrasse più giovane. Leo, avrà avuto 19 anni, l’ho visto nelle foto di una rivista di gossip, ho pensato che fosse un modello, dicevo 'dobbiamo trovare un attore che gli somigli, lui è Romeo'. Poi mi dicono ma quale modello? È un attore e anche bravo. Vedo Buon compleanno Mr. Grape. Boom! Capisco che è lui. Ma come lo coinvolgo? Vado a Los Angeles, gli ho racconto il progetto e poi 'ascolta, non prendere una decisione, ti darò due biglietti per la business class, vieni in Australia, facciamo un workshop e se non di piace te ne vai, senza problemi. E ti darò una vacanza gratis con tuo padre alla barriera corallina. Ha incassato i biglietti della business class ed è venuto con gli amici, abbiamo fatto un piccolo video, che conservo ancora oggi'.
Leo ultimamente ha passato del tempo con Austin per consigliarlo su cosa succede quando improvvisamente diventi un personaggio pubblico. Non avrei potuto fare il film senza Austin, interpretare Elvis negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta… Ricevo la videocassetta con questo ragazzo in vestaglia e sta piangendo, suonando Unchained Melody. Era così commovente. E ho saputo, da poco, che lui ha perso sua madre lo stesso anno di Elvis, ed era così turbato che quella notte è sceso di sotto, si è messo al piano e ha cantato Unchained Melody. E poi Denzel Washington, che non conosco davvero, mi ha telefonato e mi ha detto, guarda, devi vedere questo giovane attore perché non sono mai stato sul palco con qualcuno che è così dedito al lavoro. Ha vissuto come Elvis per due anni”.
A Cannes è anche partito il can-can di Moulin Rouge!.
"Un film molto difficile da realizzare, abbiamo dovuto fare tutto nei teatri di posa, non vedevamo la luce del giorno. E siamo stati derisi. La gente ci prendeva in giro molto: l'idea di un musical con musica moderna sembrava sciocca. Commenti tipo Lurhmann sta facendo un'altra cosa stupida. Siamo venuti a Cannes, era il primo anno di delegato di Thiérry Fremaux. Nicole è andata fuori dal tappeto, ha infranto le regole e firmato autografi. Ed era come uno spettacolo rock. E abbiamo ballato il can-can. La proiezione è stata meravigliosa, ma. Ma il giorno dopo, come tutti i miei film, un critico del Times l'ha adorato e l'altro ha pensato che fosse spazzatura. E questo accade spesso perché i miei film sono film da sala. Non puoi vederli da soli in una stanza. Non sono pensati per quello. La mia missioneè convincere le persone a partecipare all'esperienza teatrale. Ho fatto di Moulin Rouge! un'esperienza musicale collettiva, comunitaria. E nel tempo molti hanno cambiato idea”.
Continua ad essere molto visto anche sulle piattaforme.
“I miei film sono progettati per questo, li faccio per questo così pieni di strati. Ho simpatia per i critici perché li immagino seduti a cercare di disfare intellettualmente qualcosa che è progettato non per essere pensato, ma per essere sentito. Owen Gleiberman, ha stroncato il film allora, poi dieci anni dopo ha riscritto la sua recensione perché ha rivisto il film con un amico. I miei film non sono fatti per le silenziose proiezioni per la stampa. Vorrei che ogni critico lo vedesse con un gruppo di amici, lo assorbisse per come è stato creato”.
Cannes, l'esibizione dei Maneskin alla première di "Elvis"
“Ma io non ho finito. Elvis è il mio film-figlio. Non vedo l’ora di vedere Maverick e ho adorato Batman, ma credo che ci sia bisogno di tanti film per pubblici diversi per riportare il pubblico al cinema. Questa è la mia missione e non finirà finché il film non arriverà nelle sale in tutto il mondo. Abbiamo un pubblico che ha paura di tornare in sala, ed è per questo che sono qui a battermi, per farli tornare a ritrovare la magia”.