Baz Luhrmann compirà 60 anni il prossimo 17 settembre. In questo lasso di tempo ha firmato solo sei lungometraggi: Ballroom (1992), Romeo+Juliet (1996), Moulin Rouge! (2001), Australia (2008), Il grande Gatsby (2013) e ora Elvis, appena passato a Cannes e in uscita sugli schermi italiani. Una tempistica assai dilatata, anche se inframmezzata da corti, video, film pubblicitari e la preparazione della serie Netflix The get down (2016). Ma la cosa si spiega pensando ai temi imponenti con i quali Luhrmann si confronta, e al suo metodo di lavoro. Nei suoi film ha messo in scena autentici miti della cultura pop dal Seicento in poi: Shakespeare (che è già pop di per sé, e lo diventa ancora di più in una Verona Beach attualizzata in Messico), il Moulin Rouge e la Parigi di fine Ottocento, il romanzo di Fitzgerald e ora la vita di Elvis Presley, il “mito americano” per eccellenza.
Baz Luhrmann compirà 60 anni il prossimo 17 settembre. In questo lasso di tempo ha firmato solo sei lungometraggi: Ballroom (1992), Romeo+Juliet (1996), Moulin Rouge! (2001), Australia (2008), Il grande Gatsby (2013) e ora Elvis, appena passato a Cannes e in uscita sugli schermi italiani. Una tempistica assai dilatata, anche se inframmezzata da corti, video, film pubblicitari e la preparazione della serie Netflix The get down (2016). Ma la cosa si spiega pensando ai temi imponenti con i quali Luhrmann si confronta, e al suo metodo di lavoro. Nei suoi film ha messo in scena autentici miti della cultura pop dal Seicento in poi: Shakespeare (che è già pop di per sé, e lo diventa ancora di più in una Verona Beach attualizzata in Messico), il Moulin Rouge e la Parigi di fine Ottocento, il romanzo di Fitzgerald e ora la vita di Elvis Presley, il “mito americano” per eccellenza.
A questi soggetti, Luhrmann applica sempre il proprio stile. I suoi film sono frullati di immagini, un tripudio di effetti speciali, un lavoro sul montaggio frenetico e addirittura ipertrofico. Là dove un regista normale girerebbe un’inquadratura, lui ne gira dieci; poi le monta una dentro l’altra, dando allo spettatore la sensazione di essere invitato alla cena di Trimalcione: mille pietanze, mille sapori non sempre riconoscibili.
Questo mix è stato vincente in Romeo+Juliet, film sorprendente su un soggetto che sembrava non poter sorprendere più nessuno; e in Moulin Rouge!, un musical originalissimo costruito su un pot-pourri musicale ricco di trovate brillanti. Sarà bene ribadire che Elvis non è un musical ma un film biografico, forse il film più “tradizionale” di Luhrmann nel suo seguire scrupolosamente la vita del cantante e il suo controverso rapporto con il colonnello Parker interpretato da Tom Hanks. Ma visto il soggetto, la musica tracima ovunque, ed è musica strepitosa, dal rock’n’roll delle origini ai magniloquenti arrangiamenti del periodo Las Vegas.
Un po’ come in Moulin Rouge!, e anche in Gatsby, Luhrmann osserva il mito da dietro le quinte, mostrando i meccanismi perversi sui quali si basano il successo e la ricchezza. Al prossimo mito, speriamo non fra dieci anni.