✕

Bob Rafelson, il graffio ribelle della Nuova Hollywood

Bob Rafelson ritratto al Taormina Film Festival (ansa)

Ascolta l'audio

Genio, uomo-marketing, truffatore, rivoluzionario (più di tanti altri osannati registi) nel cinema a stelle e strisce: dalla creazione dei Monkees a film come 'Cinque pezzi facili', fino al sodalizio con i 'folli' Jack Nicholson e Dennis Hopper, ecco chi è Rafelson, scomparso a 89 anni
2 minuti di lettura

Tutto cominciò con una truffa. Si chiamavano Monkees e, come i Beatles, avevano storpiato il nome di un animale (“monkey”, scimmia; “beetle”, scarafaggio). Si spacciavano come la risposta americana ai Fab Four ma erano un falso: quattro bellocci che nei dischi fornivano esclusivamente le facce per le foto di copertina. Li aveva inventati Bob Rafelson. Un giorno entrò nell’ufficio del direttore della Screen Gems, la società tv per cui lavorava, e disse: "Voglio rifare Tutti per uno come un tv-show". Era il famoso film con i Beatles, ma visto che in America i Beatles non c’erano, li crearono dal nulla. Lo show si chiamava The Monkees (49 episodi sulla NBC tra il 1966 e il 1968), storia di quattro ragazzi che diventano rockstar, e da lì cominciarono a uscire i dischi, dove le canzoni erano scritte da gente del calibro di Neil Diamond e suonate da super sessionmen. A un certo punto, stufo di contare i dollari, Rafel…

Tutto cominciò con una truffa. Si chiamavano Monkees e, come i Beatles, avevano storpiato il nome di un animale (“monkey”, scimmia; “beetle”, scarafaggio). Si spacciavano come la risposta americana ai Fab Four ma erano un falso: quattro bellocci che nei dischi fornivano esclusivamente le facce per le foto di copertina. Li aveva inventati Bob Rafelson. Un giorno entrò nell’ufficio del direttore della Screen Gems, la società tv per cui lavorava, e disse: "Voglio rifare Tutti per uno come un tv-show". Era il famoso film con i Beatles, ma visto che in America i Beatles non c’erano, li crearono dal nulla. Lo show si chiamava The Monkees (49 episodi sulla NBC tra il 1966 e il 1968), storia di quattro ragazzi che diventano rockstar, e da lì cominciarono a uscire i dischi, dove le canzoni erano scritte da gente del calibro di Neil Diamond e suonate da super sessionmen. A un certo punto, stufo di contare i dollari, Rafelson decise che avrebbe diretto un film con i Monkees in cui avrebbe raccontato che i Monkees non erano in realtà i Monkees. Vi siete persi? Beh, si perse anche il pubblico americano, che liquidò Head (1968) come un fiasco colossale. Così Rafelson, lo sceneggiatore del film – tale Jack Nicholson – e il loro socio Bert Schneider, figlio del boss della Columbia, non poterono girare il seguito, per il quale avevano già concepito uno slogan strepitoso: 'From the people who gave you Head' ('dalle persone che vi hanno dato Head', ok, ma in inglese l’espressione 'to give head' indica il sesso orale).

Con Jack Nicholson e Jessica Lange alla conferenza stampa di presentazione di 'Il postino suona sempre due volte' al Festival di Cannes del 1981 
Bob Rafelson dovette ripartire da zero. C’era abituato. Nato in una famiglia ebrea newyorkese con precedenti artistici (suo zio, Samson Raphaelson, aveva scritto alcuni dei migliori film di Ernst Lubitsch), era arrivato a Los Angeles deciso a conquistarla. Secondo il maliziosissimo libro Easy riders, raging bulls di Peter Biskind, divenne ben presto uno dei principali consumatori di sesso & droga della città. Il suo mantra, quando parlava con il suo amico Schneider del futuro, era: "Guarda la Nouvelle Vague, il Free Cinema, il neorealismo: anche qui in America ci sono talenti del genere ma nessuno se li fila. Ci sono fin troppi bravi registi, quel che manca sono i bravi produttori". E lui si sentiva un produttore. Head era stato un disastro? Nemmeno un anno dopo, presentò a Schneider un tipo impresentabile, tale Dennis Hopper: "È un pazzo fottuto, ma credo in lui». Hopper e Peter Fonda, rampollo dell’aristocrazia hollywoodiana convertito alla cultura hippie, avevano girato le sette chiese con l’idea di un film su due motociclisti. Li avevano tutti buttati fuori a pedate. Schneider e Rafelson gli diedero 360.000 dollari e il loro amico Jack Nicholson, e boom!: Easy rider, successo planetario a costo zero. Con i soldi di Easy rider Rafelson e Nicholson girano nel 1970 Cinque pezzi facili: è il film che fa di Jack una star, seguito da Il re dei giardini di Marvin (1972). Nel frattempo Rafelson produce L’ultimo spettacolo (Peter Bogdanovich, 1971) e paga il proprio debito 'culturale' alla Nouvelle Vague mettendo denaro nella produzione di La maman et la putain, il classico di Jean Eustache. Come dicevamo? Mancano i produttori, eccone uno che sa il fatto suo.

In una posa scherzosa davanti ai fotografi (ansa)
In fondo anche il suo ritorno sulle scene nel 1981, con Il postino suona sempre due volte, è più un’idea da produttore e da uomo-marketing che da regista. Figlio e padre della New Hollywood, ne risale alle origini, al romanzo di James Cain che racconta un’America rurale, sporca, marginale; però trasforma quel triangolo maledetto in una storia di sesso estremo e lasciando filtrare dal set la 'notizia' che Jack Nicholson e Jessica Lange, nelle scene più forti, avevano fatto sul serio. Verità o fake news? Dal creatore dei Monkees c’è da aspettarsi di tutto. Rafelson aveva capito in che direzione stava andando il mercato: c’è molto sesso anche nel noir La vedova nera, uscito nel 1987 sull’onda di 9 settimane e ½. Non ha diretto molti film, Bob Rafelson, ma ha 'plasmato' il cinema dagli anni Settanta in poi assai più di tanti osannati registi. Era un uomo di cinema e di tv a 360 gradi: difficile trovarlo oggi, uno così.