Blacklight, Liam Neeson: il giustiziere per sempre
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiÈ dai tempi di Taken, prototipo dell’omonima trilogia, che non passa stagione senza un film in cui Liam Neeson interpreti il giustiziere solitario dal pesante passato in lotta da solo contro tutti. Alcuni non sono male; anche se, in certi siti, c’è chi protesta perché l’attore irlandese continua a menar strage di cattivi energumeni a settant’anni suonati. Non fa eccezione la trama di Blacklight che, saltata la prevista uscita in sala, è approdato su Sky Cinema assieme a una rassegna di sedici film dal titolo “Liam Neeson Mania”.
Travis Block è un agente sotto copertura specializzato nel cavare dai guai gli agenti sotto copertura. All’inizio va in soccorso di un amico alle prese con una…
È dai tempi di Taken, prototipo dell’omonima trilogia, che non passa stagione senza un film in cui Liam Neeson interpreti il giustiziere solitario dal pesante passato in lotta da solo contro tutti. Alcuni non sono male; anche se, in certi siti, c’è chi protesta perché l’attore irlandese continua a menar strage di cattivi energumeni a settant’anni suonati. Non fa eccezione la trama di Blacklight che, saltata la prevista uscita in sala, è approdato su Sky Cinema assieme a una rassegna di sedici film dal titolo “Liam Neeson Mania”.
Travis Block è un agente sotto copertura specializzato nel cavare dai guai gli agenti sotto copertura. All’inizio va in soccorso di un amico alle prese con una setta di suprematisti; poi lo vediamo assieme a Gabriel Robinson (Aidan Quinn), direttore dell’FBI nonché suo migliore amico. Apprendiamo anche che Block tiene molto alla deliziosa nipotina Nathalie; alla quale non giovano, però, le paranoie del vecchio agente. Il mestiere, infatti, gli ha procurato un disturbo ossessivo-compulsivo: però non ha affatto torto a sospettare che l’Operazione Unity celi un oscuro programma. E se, malgrado tanti anni di esperienza sulle spalle, è ancora convinto che il bureau sia onesto e virtuoso, le circostanze lo costringeranno a togliersi gli occhiali rosa per affrontare la dura realtà. Tardo epigono del cinema della paranoia che andava di moda cinquant’anni fa (I tre giorni del Condor), il film pecca di opportunismo, non necessario, nello sfondo degli eventi; vedi in particolare la parte iniziale, in cui una giovane donna palesemente ispirata ad Alexandria Ocasio-Cortez, dopo avere arringato la classe operaia in una manifestazione a Washington, resta vittima di un attentato. Però i riferimenti all’attualità politica sono occasionali e pretestuosi. Quello che deluderà i fan di Neeson, quando interpreta film del genere, sono le scene di combattimento, insolitamente mosce e povere di convinzione. Anche se proprio su queste – un inseguimento in pieno giorno tra le vie di Washinghton, una invasione domestica nell’oscurità - il regista Mark Williams, già collaboratore di Liam (Honest Thief), sembra contare di più.