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Pupi Avati: "Raccontare Dante nella sua umanità, un sogno impossibile diventato realtà"

Il 29 settembre esce il film sulla vita del sommo poeta raccontato attraverso il "biografo" Boccaccio, interpretato da Sergio Castellitto: "Solo i poeti ci possono salvare"
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Parafrasando uno dei titoli di una sconfinata filmografia, si può dire che sì, Pupi e Antonio Avati sono i cavalieri che hanno compiuto l'impresa, cosa che perfino a loro sembrava impossibile: portare Dante sul grande schermo. Un sogno lungo vent'anni che si è concretizzato grazie a una intuizione che è stata la chiave della storia, farlo raccontare da Boccaccio, il suo "biografo" ufficiale, affidato al fuoriclasse Sergio Castellitto.  "È un film speciale per me e mio fratello. Io ho un rapporto antico con il film, un senso di inadempienza verso Dante, che nell'anniversario lo scorso anno è stato relegato nelle mani di chi lo ha celebrato in modo militante e trionfalistico, ma poco affettuoso. Rendendolo ancor più distante, allontandolo. Io invece volevo renderlo più vicino, la mia generazione a scuola lo ha vissuto con un senso di inadeguatezza, forse odiato, io volevo raccontarlo giovane e umano.…

Parafrasando uno dei titoli di una sconfinata filmografia, si può dire che sì, Pupi e Antonio Avati sono i cavalieri che hanno compiuto l'impresa, cosa che perfino a loro sembrava impossibile: portare Dante sul grande schermo. Un sogno lungo vent'anni che si è concretizzato grazie a una intuizione che è stata la chiave della storia, farlo raccontare da Boccaccio, il suo "biografo" ufficiale, affidato al fuoriclasse Sergio Castellitto.  "È un film speciale per me e mio fratello. Io ho un rapporto antico con il film, un senso di inadempienza verso Dante, che nell'anniversario lo scorso anno è stato relegato nelle mani di chi lo ha celebrato in modo militante e trionfalistico, ma poco affettuoso. Rendendolo ancor più distante, allontandolo. Io invece volevo renderlo più vicino, la mia generazione a scuola lo ha vissuto con un senso di inadeguatezza, forse odiato, io volevo raccontarlo giovane e umano. Io continuo a vederlo come un ragazzo. Dovremmo tutti rapportarci alla leggerezza e alla capacità poetica dei ragazzi. Tutti siamo stati capaci di poesia, oggi 'per sempre' non lo dicono più nemmeno nelle canzoni", spiega Pupi Avati. "Chi di noi non s'appassiona sentendo 'Vorrei che tu Lapo ed io...'?, è la stesso rapporto degli amici del bar Margherita".

(ansa)

"Sono partito con La vita Nova, e poi il Trattatello in laude di Dante di Boccaccio questi i testi che mi hanno dato la forza di tentare", dice Avati. La mole di studi preparatori è stata tale da sfociare in un libro, L'alta fantasia - Il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante, che è la chiave narrativa del film (prodotto da Antonio Avati per Duea Film con Rai Cinema) in sala dal 29 settembre con 01 Distribution.

(ansa)

La storia, tra evocazione e viaggio, racconta la vita di Dante partendo quasi trent'anni dopo la morte del poeta, avvenuta mentre era in esilio a Ravenna. Giovanni Boccaccio nel settembre del 1950 viene incaricato di portare dieci fiorini d'oro come risarcimento simbolico a suor Beatrice, figlia di Dante Alighieri, monaca a Ravenna nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi. Nel suo lungo percorso Boccaccio deve fare i conti con la fragilità del suo fisico, malandato e tormentato dalla scabbia, spinto dalla devozione verso il suo maestro.

(ansa)

Interviene Castellitto, "Pupi ha avuto la possibilità di raccontare l'irraccontabile, nessuno aveva osato portare al cinema La divina commedia. Lui lo fa attraverso il viaggio di un altro gigante, Boccaccio, mosso dall'amore filiale e da una sconfinata umiltà intesa non come sottomissione ma come sentimento granitico: ci vuole carattere per chinare la testa davanti a chi è più grande. In questo Dante cacciato, esiliato, povero, ci possiamo riconscere tutti. La sua fragilità si ricompone in qualcosa di straordianario che è la sua opera: solo i poeti ci possono salvare". Del corpo tormentato di Boccaccio racconta: "Dal corpo sono partito, era interessante il tanfo. È un film che ha un odore. Il mio Boccaccio è piagato, distrutto da un viaggio, ma con la stanchezza si libera anche il pensiero".

(ansa)

Boccaccio nel film ripercorre le tappe della vita di Dante, incontrando nemici e compagni. Ripercorrendo da Firenze a Ravenna una parte di quello che fu il tragitto di Dante, sostando negli stessi conventi, negli stessi borghi, negli stessi castelli, nello spalancarsi delle stesse biblioteche, nelle domande che pone e nelle risposte che ottiene, Boccaccio ricostruisce la vicenda umana di Dante, fino a poterci narrare la sua intera storia. Una vicenda che ha il suo momento più alto, che è secondo Avati anche il motore dell'arte di Dante, nell'amore per Beatrice figlia di Folco Portinari, nato quando entrambi avevano 9 anni e finita con la morte prematura di lei, che nel frattempo era andata in sposa a un signore fiorentino. "Nei miei tanti film ho raccontato quanto possa essere eccezionale, addirittura eroica, la normalità degli esseri umani. Ora invece ho cercato di dire che, per quanto sublime, il genio, condivide, come farebbe ognuno di noi, le angustie che ci riserva la vita. Poter narrare Dante Alighieri per la sua umanità, è stato coronare il sogno", dice il regista.

(ansa)


In novantasei minuti Avati ripercorre la vicenda umana del poeta, con qualche rimando alla Divina Commedia - il racconto di Paolo e Francesca fatto da un commilitone o il desiderio di Boccaccio di visitare la figlia del conte Ugolino della Gherardesca - un po' di poesie di Dante citate da Boccaccio, dall'Alighieri giovane (Alessandro Sperduti, bravissimo) o dalla voce narrante e tanta enfasi nel racconto e nelle parole di Giovanni Boccaccio, devoto discepolo di Dante e incaricato da Firenze di portare alla figlia un risarcimento in denaro. Avati racconta un Dante che lui ha immaginato, sottolineando l'importanza dell'amore per Beatrice (Carlotta Gamba, anche lei preziosa) e quella dell'amicizia (poi tradita da Dante) per Guido Cavalcanti che il sommo poeta fa esiliare quando è pretore di Firenze. Poi qualche accenno all'esilio, ai rapporti con chi lo ha aiutato, all'incontro col Papa, alla guerra a cui ha preso parte, al rapporto con la moglie sposata per decisione della famiglia che ha abbandonato quando è scappato in esilio con tre figli piccoli.

(ansa)

Ad accompagnare il racconto una serie di affreschi medievali, "sono affreschi che parlano", spiega Avati, "tutta l'iconografia del film è ispirata agli affreschi, nell'ultima scena girata da Gianni Cavina (a cui l'autore ha dedicato, tra gli altri, il film ndr) mi sono ispirato al Palazzo Trinci a Foligno, con la stanza-scatola di legno che veniva costruita più piccola nella stanza e che serviva per scaldare durante l'inverno".

(ansa)

Oltre a Sergio Castellitto, Alessandro Sperduti e Carlotta Gamba nel film ci sono una schiera di grandi professionisti: Enrico Lo Verso, Alessandro Haber, Morena Gentile, Gianni Cavina, Erica Blanc, Leopoldo Mastelloni, Paolo Graziosi, Mariano Rigillo, Giulio Pizzirani, Romano Reggiani, Ludovica Pedetta, Milena Vukotic, Valeria D'obici, Eliana Miglio