Ma Like a Virgin di Madonna parla d’amore o di sesso? Da questa domanda, sviluppata all’ora della colazione in un diner di Los Angeles da un manipolo di gangster in giacca nera, camicia bianca, cravatta scura, nomi propri sostituiti da quelli dei colori, partiva trent’anni fa la sanguinaria e visionaria carriera da regista di Quentin Tarantino. Le Iene, il suo primo film, arrivava nelle sale il 9 ottobre del 1992. L’ascesa verso lo status di cult fu velocissima, fatta di visioni multiple in sala e a casa. “All’inizio me lo persi, poi misi le mani su una videocassetta. Lo guardavo come si legge un libro: più volte, cercando sempre nuovi dettagli. Poi arrivò Pulp Fiction…”, dice Niccolò Ammaniti, Premio Strega, sceneggiatore e regista, cui a metà degli anni 90 fu appiccicata quell’etichetta, Pulp, che ancora emerge in filigrana ogni volta che si parla dei suoi libri e dei suoi film.
…!-->
Ma Like a Virgin di Madonna parla d’amore o di sesso? Da questa domanda, sviluppata all’ora della colazione in un diner di Los Angeles da un manipolo di gangster in giacca nera, camicia bianca, cravatta scura, nomi propri sostituiti da quelli dei colori, partiva trent’anni fa la sanguinaria e visionaria carriera da regista di Quentin Tarantino. Le Iene, il suo primo film, arrivava nelle sale il 9 ottobre del 1992. L’ascesa verso lo status di cult fu velocissima, fatta di visioni multiple in sala e a casa. “All’inizio me lo persi, poi misi le mani su una videocassetta. Lo guardavo come si legge un libro: più volte, cercando sempre nuovi dettagli. Poi arrivò Pulp Fiction…”, dice Niccolò Ammaniti, Premio Strega, sceneggiatore e regista, cui a metà degli anni 90 fu appiccicata quell’etichetta, Pulp, che ancora emerge in filigrana ogni volta che si parla dei suoi libri e dei suoi film.
Ammaniti, come è invecchiato Le Iene?
“E’ invecchiato molto bene”.
Non per merito di quello che racconta.
“Assolutamente no. La storia è la rielaborazione di un classico. Una rapina finita male a causa di una talpa della polizia. La novità di Tarantino è nella scrittura. E nelle due modalità in cui si 'scrive' cinema”.
Avanti con la prima.
“La sceneggiatura, ovviamente: quei dialoghi in controtendenza rispetto all’azione sono ancora oggi una novità incredibile. Tarantino fotte lo schema in base al quale il dialogo spiega l’azione. Ottiene l’effetto di avvicinare subito lo spettatore ai personaggi: parlano come noi, stesso linguaggio, stessi argomenti. Qualcuno l’aveva già fatto, anche in Italia con i western. Ma qui è tutto ponderato. Tarantino ha studiato per farlo”.
La seconda modalità?
“Il montaggio. La struttura non lineare de Le Iene, messa a punto poi in Pulp Fiction, è qualcosa che, forse, è superiore anche alla sceneggiatura stessa”.
C’è chi definisce Le Iene come un film “letterario”.
“La letteratura guadagna spesso degli spazi di narrazione non lineari che hanno a che fare con il pensiero e l’individualità dei personaggi. Accade anche ne Le Iene dove 'l’oggetto del film', la rapina, non la vediamo mai. Poi c’è quel tipo di trattamento teatrale che all’inizio me lo rese straniante, piccolo. E che invece è di una efficacia narrativa assoluta. E non dimentichiamo il cameo di Edward Bunker, scrittore-sceneggiatore, l’autore di Cane mangia cane, più volte finito in carcere anche per rapina”.
“Non è necessario attenersi alla realtà per scrivere un libro o per fare un film. L’importante è stabilire con chi legge o chi guarda un rapporto di credibilità sui personaggi. Parlare di Like a Virgin o di olive ascolane mentre prepari una rapina ti permette di costruire un doppio piano: aggiungi all’azione l’empatia. E stai bene, anche se tutto sembra eccessivo, perché sei vicino al personaggio”.
E’ eccessiva anche la violenza in quel film.
“Proprio perché è eccessiva ti suggerisce di non crederci, ti ricorda che sei spettatore. Che sei al cinema anche per divertirti. Ne Le Iene le pistole sparano più colpi di quelli contenuti nei caricatori, nessuno ha mai perso tutto quel sangue come fa Mr. Orange, interpretato da Tim Roth. La tortura che Mr. Blonde, Michael Madsen, infligge al poliziotto diventa una danza quasi comica sulle note di Stuck in the Middle with You. Dovrebbe darti tutto fastidio e invece no. Tarantino è un maestro nel dosare i registri, nel farti capire come raccontare le cose”.
Divertirsi. All’epoca Tarantino diceva che voleva solo “scopare” con lo spettatore.
“L’aspetto ludico in un’opera è fondamentale. Ogni autore vuole giocare, vuole stabilire una connessione che consente di dire a chi legge o guarda: ”Adesso che ti fidi di me chiudi gli occhi che ti faccio fare un salto che non hai mai fatto”.
La scena che avrebbe voluto scrivere?
“Il finale. Dove appare un filo, l’amicizia tra Harvey Keitel-Mr. White e Mr. Orange, che per tutto il film è stato sottotraccia. E poi quella in cui Tim Roth, la talpa, deve imparare la storia da raccontare ai gangster per risultare credibile. Tim Roth odia i provini e Tarantino che fa? Gi scrive una scena che non è altro che la rappresentazione di un provino…”.
I gangster de Le Iene, come poi John Travolta e Samuel Jackson in Pulp Fiction, hanno stabilito anche un canone stilistico. Si è mai vestito intenzionalmente come uno di loro?
“No, non ho passione per il travestimento, per me è tutto troppo mentale”.
“Abbastanza noioso ma non mi da fastidio. Ho fatto tante altre cose dopo e in tante direzioni diverse. In effetti delle etichette non me ne frega niente…”.
Infine: Like a Virgin parla d’amore o di sesso?
“Sollecitata dal dialogo de Le Iene, Madonna disse che parlava d’amore. Lo credo anch’io…”.
E su “touched for the very first time” il dibattito è riaperto. Per un’opinione informata basta riguardare il primo capolavoro di uno degli ultimi maestri del cinema. Anche perché con Le Iene è sempre come la prima volta.