Macbeth in Puglia, Shakespeare romano: i classici al cinema diventano glocal
di Arianna Finos , di Arianna FinosMacbeth è un pecoraio che scala le gerarchie della mafia del Gargano, Scrooge diventa un Principe roman(esco) nella città dei Papi, mentre alle periferie del litorale laziale, oggi, si consuma l'eterna tragedia di Otello e un femminicidio. Il racconto de La peste s'inserisce perfettamente nella Napoli della pandemia, la genesi di Sei personaggi in cerca d'autore rivive nella vicenda di Pirandello che s'intreccia con quella della filodrammatica di due impresari funebri.
Alla Festa di Roma quattro titoli, e altri in arrivo, di registi italiani che rileggono i classici in chiave e lingua locali attingendo a Shakespeare, Dickens, Camus, Pirandello. Il maledetto di Giulio Base, Il principe di Roma di Edoardo Falcone, La cura di Francesco Patierno, uno dei due italiani in concorso, La stranezza di Roberto And…!-->!-->
Macbeth è un pecoraio che scala le gerarchie della mafia del Gargano, Scrooge diventa un Principe roman(esco) nella città dei Papi, mentre alle periferie del litorale laziale, oggi, si consuma l'eterna tragedia di Otello e un femminicidio. Il racconto de La peste s'inserisce perfettamente nella Napoli della pandemia, la genesi di Sei personaggi in cerca d'autore rivive nella vicenda di Pirandello che s'intreccia con quella della filodrammatica di due impresari funebri.
Alla Festa di Roma quattro titoli, e altri in arrivo, di registi italiani che rileggono i classici in chiave e lingua locali attingendo a Shakespeare, Dickens, Camus, Pirandello. Il maledetto di Giulio Base, Il principe di Roma di Edoardo Falcone, La cura di Francesco Patierno, uno dei due italiani in concorso, La stranezza di Roberto Andò e, più avanti, Non sono quel che sono di Edoardo Leo.
'La stranezza', Pirandello e due becchini nel film di Roberto Andò
Shakespeare è l'autore più tradotto sul grande schermo: è datata 1899 la trasposizione di Giovanni (opera minore), l'ultima da Hollywood, Rosaline, batte bandiera disneyana e rilegge in commedia Romeo e Giulietta. Innumerevoli i "dipinti letterari", per citare Umberto Eco destinati a restare per sempre nella cultura occidentale e mondiale raggiungendo gli schermi di tutto il mondo, in sala o piattaforma, perché il Bardo "supera chiunque in fatto di acume, costrutto linguistico e potenza d'immaginazione".
In Il maledetto di Giulio Base Macbeth si chiama Michele Anacondia (Nicola Nocella), ex soldato con disturbi mentali e scagnozzo della mafia pugliese che, dopo aver massacrato gli assassini del figlioletto, viene promosso "sacrista" e quando il boss si rifugia nella sua casa, spinto dalla moglie, sgozza il padrino e prende il comando della Sacra Corona. Base, dopo la Natività affrontata con Giuseppe, spiega perché Macbeth, ora, in Puglia: "È la tragedia trascendentale di Shakespeare sul libero arbitrio, il senso di colpa e il castigo, il chiedersi se Dio non esista. Nel '93 lessi di un soggetto di Visconti che, nel '67, l'ambientava nella finanza contemporanea. Quest'idea si è sposata con il mio interesse sulla mafia del Gargano padrona di arsenali militari, finanziariamente evoluta quanto arcaica. Ho unito le due cose in un gangster movie. Adattare Shakespeare non è una forma di superbia, al contrario significa la sicurezza di poggiarsi a qualcosa di geniale, avendo la libertà di farlo proprio".
'La cura' di Patierno nella Napoli in lockdown 'La peste' di Camus
Il regista ha rivisto "tutti i Macbeth possibili", di Kurosawa, Orson Welles, Béla Tarr, Polanski, Vishal Bhardwaj. Secondo Base "ci voleva la forza del dialetto per un racconto brutale di una mafia, pure legata ai colletti bianchi. Il dialetto è il loro codice e andava mantenuto". In una delle sue Bustine di Minerva, Eco ricordava che Shakespeare "ha messo nero su bianco la psicoanalisi secoli prima di Freud, regalando ai personaggi il dono della coscienza introspettiva, mostrandoci come parlare con noi stessi e il Macbeth ne è esempio".
"Questi archetipi sono tali proprio perché simili in ogni essere umano. - Per quel che mi riguarda, negli anni 90 ho avuto la fortuna di iniziare a 24 anni, girando Crack, il mio era un percorso d'autore. Poi è subentrato il voler essere più noto o più ricco, la tv è stata un mezzo, diciamo più facile. Una scalata sociale che non mi apparteneva". L'altro legame sentimentale a Macbeth passa per Vittorio Gassmann: "Feci il provino per entrare nella sua Bottega tra le scenografie del suo Macbeth, di cui ho visto tante repliche. Molti anni dopo l'accompagnai a Lugano a montare la sua versione tv, quei dialoghi li ho usati in questo film".
Francesco Patierno porta in gara alla Festa La cura, con Francesco Di Leva, Alessandro Preziosi e Francesco Mandelli: una troupe nei giorni più duri del lockdown gira un film da La peste di Camus, "non un semplice adattamento, ma un racconto che parte dalla storia che in origine si svolgeva nell'Algeria del '47 e io la sposto nella Napoli di oggi, adatto la drammaturgia ai temi del disastro che ci ha colpito: la paura, il sentimento di separazione, la solidarietà", dice Patierno. Ha scelto la chiave della modernità Edoardo Leo, Roma e il Borgo Vecchio di Nettuno sono il set di Non sono quel che sono, trasposizione integrale in dialetto di Otello, "una storia violenta, un femminicidio. Un film complesso che doveva essere il mio esordio alla regia, ci lavoro da 15 anni. Scritto oltre 400 anni fa, è capace di raccontare il presente al punto che non ho avuto bisogno di cambiare una parola".