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Cinema, 'Astolfo' e gli altri: le novità in sala e i consigli di Repubblica

'Astolfo' di Gianni Di Gregorio, il giapponese 'Battle royale' e il documentario su Sergio Leone: una selezione dei titoli in arrivo giovedì 20 ottobre
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'Astolfo', l'antieroe con il dono della grazia

di Alberto Crespi

Alla verdissima età di 73 anni Gianni Di Gregorio ha diretto solo cinque film, da Pranzo di Ferragosto (2008) in poi, ma fa un cinema riconoscibilissimo ed è fra i pochi cineasti italiani ai quali si può rilasciare la patente di “autore”. Perché scrive, dirige e interpreta, mettendosi in scena (quasi) senza filtri: i suoi film “sono lui”, con il suo umorismo, le sue fragilità, i suoi tic e la sua vita insieme allegra e malinconica.

Questo Astolfo, appena passato alla Festa di Roma e da oggi in sala, è una vicenda che i suoi amici hanno sentito raccontare chissà quante volte, e ogni volta il commento era: “Ammazza Gianni che storia, è già una sceneggiatura, devi farci un film”. E la storia è quella della casa di famiglia in Abruzzo, dei pr…

'Astolfo', l'antieroe con il dono della grazia

di Alberto Crespi

Alla verdissima età di 73 anni Gianni Di Gregorio ha diretto solo cinque film, da Pranzo di Ferragosto (2008) in poi, ma fa un cinema riconoscibilissimo ed è fra i pochi cineasti italiani ai quali si può rilasciare la patente di “autore”. Perché scrive, dirige e interpreta, mettendosi in scena (quasi) senza filtri: i suoi film “sono lui”, con il suo umorismo, le sue fragilità, i suoi tic e la sua vita insieme allegra e malinconica.

Questo Astolfo, appena passato alla Festa di Roma e da oggi in sala, è una vicenda che i suoi amici hanno sentito raccontare chissà quante volte, e ogni volta il commento era: “Ammazza Gianni che storia, è già una sceneggiatura, devi farci un film”. E la storia è quella della casa di famiglia in Abruzzo, dei preti avidi che piano piano si erano mangiati il palazzo avìto pezzo per pezzo, della burocrazia folle che gli impediva di far valere le sue ragioni. In fase di scrittura è stata aggiunta una love story “anziana” fra l’Astolfo del titolo, lo stesso Di Gregorio, e una signora del posto interpretata da Stefania Sandrelli (con l’apporto di Marco Pettenello, un padovano che ha cominciato con Carlo Mazzacurati e ha in filmografia alcuni gioielli come Short skin di Duccio Chiarini e Io sono Li e Welcome Venice, entrambi di Andrea Segre). Il tutto con la delicatezza e la leggerezza di cui Di Gregorio è maestro, mentre le asperità — perché la vita non è tutta rose e fiori — sono riservate alla storia, diciamo così, primaria: che vede Astolfo, pensionato e single felice, improvvisamente sfrattato dalla sua casa romana di Monteverde Vecchio e quindi costretto a ritornare “al paese”. Dove un prete mellifluo e un sindaco imbroglione hanno però fatto carne di porco delle proprietà della sua famiglia, nobile e un dì potente. In quel che resta della magione, infatti, è appeso il ritratto di un antenato — di nome Astolfo, come l’eroe ariostesco — al quale il nostro antieroe si rivolge con amarezza: «Tu eri in gamba, ma dopo di te in famiglia abbiamo tutti fatto cagare».

Probabilmente nulla eguaglierà mai la sorpresa che tutti ci colse di fronte a Pranzo di Ferragosto, un esordio miracoloso nella sua semplicità. Ed è altrettanto probabile che il miglior film di Di Gregorio resti Lontano lontano (2019), interpretato da una squadra di fuoriclasse come Ennio Fantastichini, Giorgio Colangeli, Roberto Herlitzka e Galatea Ranzi. Astolfo è più esile e ha un finale un po’ appeso, si vorrebbe vedere qualche scena in più (speravamo, a dirla tutta, che quella serpe del parroco ricevesse la giusta punizione). Ma sia il rapporto con i buffi drop-out del paese, sia la storia d’amore con la bella Stefania sono raccontati con una grazia che fa pensare, più che a Woody Allen (ovvio termine di paragone, da quando Gianni è uscito allo scoperto), a Eric Rohmer. Film adorabile. VOTO: 3 STELLE SU 5

'Battle royale', quei ragazzini destinati a soccombere

di Roberto Nepoti

In una società giapponese u-cronica (che non esiste ma potrebbe), quarantadue adolescenti sono confinati su un’isola deserta perché si massacrino a vicenda. Se non lo faranno, delle guardie attiveranno i collari esplosivi che portano addosso. Il gioco sadico è diretto da un insegnante di nome Kitano (lo interpreta un suo “omonimo”: il grande regista Takeshi Kitano) e si svolge nella più iperbolica delle violenze: messa in rilievo da una regia sfrontata ma anche tinta di geniale humour nero.

'Battle Royale' arriva in sala la versione Director's cut

Arriva da noi con ventidue anni di ritardo Battle royale, film-scandalo vietato in molti paesi nonché film-testamento di Kinji Fukasaku, maestro del cinema di yakuza. Un film dove ogni azione è estrema e dove l’estremo diventa la normalità. Molti vi riconosceranno l’antesignano di Hunger Games & co. Però con una denuncia assai più marcata dei totalitarismi, che istituzionalizzano e organizzano la violenza, e con un’estetica già influenzata dai videogiochi. VOTO: 4 SU 5

'Sergio Leone - L'italiano che inventò l'America': i grandi si inchinano al maestro

di Roberto Nepoti

'Sergio Leone. L'italiano che inventò l'America', il doc sul maestro raccontato da altri maestri

Non si poteva trovare titolo più appropriato di Sergio Leone – L’italiano che inventò l’America per il documentario di Francesco Zippel: Leone ha creato infatti un’America tutta sua, trasfigurando storia e geografia americane in un mito cinematografico grandioso.

Eccellenti le interviste: da Quentin Tarantino (“separato alla nascita” da Leone) a Steven Spielberg, da Martin Scorsese a Tsui Hark non c’è chi non dichiari un debito col regista romano. Incluso Clint Eastwood, il quale ammette che senza di lui la sua carriera non sarebbe stata così folgorante. Mettendone in rilievo le qualità, il documentario non nasconde tuttavia quella sorta di ossessione per il cinema che gli permise di creare film come C’era una volta in America e altri capolavori, i più vicini di sempre al “dramma totale” wagneriano. VOTO: 3 STELLE 1/2 SU 5