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Crisi del cinema, la parola d'ordine è "disabbacchiare"

E' urgente rilanciare un esperienza intellettuale ed emotiva insieme: c'è bisogno di entusiasmo
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La voglia di andare al cinema non cresce solo con gli sconti sui biglietti. Anche, forse. Ma è più decisiva la questione posta da Nanni Moretti intervenuto al festival Visioni Italiane di Bologna. Fra le sue parole spicca un termine: "abbacchiati". "Tutti sono abbacchiati, lo spazio per le recensioni sempre più piccolo fino a scomparire, ci vorrebbe un clima che faccia capire che è una cosa bella e che quelli che non vanno al cinema non sanno quello che si perdono".

Sembra poco: è tutto. Sì, è urgente (conierò un neologismo eccentrico) "disabbacchiare" il clima intorno al cinema, alle sale; rilanciare un'esperienza intellettuale ed emotiva i…

La voglia di andare al cinema non cresce solo con gli sconti sui biglietti. Anche, forse. Ma è più decisiva la questione posta da Nanni Moretti intervenuto al festival Visioni Italiane di Bologna. Fra le sue parole spicca un termine: "abbacchiati". "Tutti sono abbacchiati, lo spazio per le recensioni sempre più piccolo fino a scomparire, ci vorrebbe un clima che faccia capire che è una cosa bella e che quelli che non vanno al cinema non sanno quello che si perdono".

Sembra poco: è tutto. Sì, è urgente (conierò un neologismo eccentrico) "disabbacchiare" il clima intorno al cinema, alle sale; rilanciare un'esperienza intellettuale ed emotiva insieme, non dando per assunto che sia superata. Perché non lo è: non si tratta di petizioni nostalgiche, ma dell'evidenza (penso a certe file pre-pandemiche di giovanissimi per l'ultimo Tarantino). Che inoppugnabilmente chiarisce quanto a fare la differenza sia una forte motivazione dello spettatore: i film brutti, superflui o anche solo scialbi (quelli in cui privi di motivazione sembrano anche regista e attori) non ti spostano dal divano. Ma se un film entra nel discorso pubblico, se somiglia a un evento, se lo diventa, se - per usare l'espressione di Roberto Andò - è "alonato" da un certo fascino di imperdibile, irripetibile, quello ti persuade a muoverti e a cercare parcheggio per poi parlarne a cena con gli amici.

Ma c'è bisogno di entusiasmo nel racconto (che non vuol dire promozione acritica), ma di sicuro vuol dire anche più spazio: i tg nazionali quanto parlano di cinema? Proprio in termini di minutaggio. Festival come Cannes e Venezia riusciamo ancora a raccontarli andando al di là del glamour? È l'ora di disabbacchiare il discorso sul cinema, e direi il discorso sulla cultura in genere, osando di più e allargando gli spazi. La gente va poco al cinema o legge pochi libri? Sì, ma i media quanto ne parlano? E soprattutto: come?