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Paolo Sorrentino, il premio Oscar a Marrakech: "Oggi la mia missione è salvare il cinema in sala"

Il regista, presidente dell'International film festival marocchino, racconta di voler realizzare un film per il grande schermo, un aiuto per le sale in crisi
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"Oggi la mia sfida e il mio dovere è fare film per il grande schermo, perché c'è una crisi e vorrei cercare di salvare le sale": così Paolo Sorrentino, presidente di giuria all'International film festival di Marrakech, ha aperto la 19esima rassegna marocchina dedicata al cinema. Il regista ha incontrato la stampa di tutto il mondo e, a chi gli chiedeva conto di alcune sue affermazioni passate sul fatto di non voler più lavorare per le piattaforme, ha risposto. "Non voglio fare nessuna polemica con le piattaforme, ho fatto La mano di Dio con Netflix, con cui mi sono trovato benissimo. Ho solo detto che questo lavoro è bello perché ti pone una sfida. E la sfida di oggi è fare un film per la sala, come anni fa lo era realizzare una serie tv. Il momento delle serie per me è finito, magari invece voglio fare film per il grande schermo proprio per cercare di salvare il cinema. Oggi le piattaforme stanno av…

"Oggi la mia sfida e il mio dovere è fare film per il grande schermo, perché c'è una crisi e vorrei cercare di salvare le sale": così Paolo Sorrentino, presidente di giuria all'International film festival di Marrakech, ha aperto la 19esima rassegna marocchina dedicata al cinema. Il regista ha incontrato la stampa di tutto il mondo e, a chi gli chiedeva conto di alcune sue affermazioni passate sul fatto di non voler più lavorare per le piattaforme, ha risposto. "Non voglio fare nessuna polemica con le piattaforme, ho fatto La mano di Dio con Netflix, con cui mi sono trovato benissimo. Ho solo detto che questo lavoro è bello perché ti pone una sfida. E la sfida di oggi è fare un film per la sala, come anni fa lo era realizzare una serie tv. Il momento delle serie per me è finito, magari invece voglio fare film per il grande schermo proprio per cercare di salvare il cinema. Oggi le piattaforme stanno avendo il successo migliore, non hanno bisogno di me, di noi registi. Oggi voglio fare film per il cinema: le sale sono in crisi in tanti Paesi, anche in Italia, stanno chiudendo".

(ansa)

Quella appena iniziata è la prima grande edizione in presenza dai tempi della pandemia, una pausa durata due anni. Si è aperto il Marrakech International Film Festival che, per la sua 19ma edizione in programma fino al 19 novembre, ha chiamato Paolo Sorrentino a presiedere la giura che assegnerà l'Étoile d'or a uno dei 14 lungometraggi tra opere prime e seconde in un concorso che è ancora una volta dedicato alla scoperta di registi di tutto il mondo. Il festival è stato ideato nel 2001 dal Re Mohammed VI per promuovere l'arte cinematografica in Marocco e l'affaccio più suggestivo è quello - di film sottotitolati e delle masterclass - nella piazza principale di Jemaa el Fna. Ad aprire la rassegna di quest'anno il Pinocchio di Guillermo del Toro. Tra gli ospiti attesi Jim Jarmusch, Jeremy Irons, Asghar Farhadi.

La giuria al completo (agf)
Il regista premio Oscar è affiancato dalla regista danese Susanne Bier, dall'attrice britannica Vanessa Kirby, dall'attrice tedesca Diane Kruger, dal regista australiano Justin Kurzel, dalla regista e attrice libanese Nadine Labaki, dalla regista marocchina Laïla Marrakchi e dall'attore francese Tahar Rahim. "Sono eccitato di essere qui e vedere film insieme a questi magnifici membri della giuria - ha raccontato Sorrentino in un buon inglese - Sono felice di vedere se c’è un futuro per il cinema, qui vedremo lavori di registi che sono all’inizio della loro carriera ed è interessante per me, oggi che non sono più così giovane".

A chi gli chiede di commentare - dopo che Sean Penn ha dato il suo Oscar al presidente ucraino Zelensky - quale sia il compito di attori e registi rispetto al conflitti internazionali, Sorrentino risponde: "Non penso che un regista possa fare molto per i conflitti internazionali in corso, non so gli attori. Perché i film vengono bene quando affrontano accadimenti storici del passato, non mentre accadono. Da questo punto di vista non sono utili". Chiarisce ancora: "Come essere umano sento il dovere e la responsabilità di partecipare e prendere posizione sugli aspetti politici delle cose che accadono, ma come regista mi occupo solo di fare film e non sento il dovere di dover fare film sull'attualità. Questo è il discorso. E quindi come regista non sono importante di fronte all'attualità, perché io lavoro solamente, come molti colleghi, su ciò che è storicizzato. Non faccio un tipo di lavoro adatto, se facessi il saggista o il giornalista sarebbe molto diversa la questione. Ma come regista non posso fare molto".

Nadine Labaki, regista libanese, interviene dicendo che "come artisti abbiamo responsabilità rispetto ai temi del mondo, abbiamo un ruolo da giocare che è creare empatia rispetto a temi o soggetti che la gente potrebbe ignorare o con i quali non sentire connessione. In un momento di transizione come artisti dobbiamo condividere il nostro punto di vista su conflitti e temi sociali che accadono nel nostro paese e anche fuori. Anche se fare questo è difficile perché siamo in momento storico in cui tutto è troppo politicamente corretto e siamo paralizzati, non sappiamo cosa abbiamo il diritto di dire, quale sia la nostra voce, il nostro luogo, la nostra missione. E questo rischia di uccidere il dibattito".

Rispetto allo stato del cinema dopo la pandemia, Sorrentino ragiona: "E' un momento di confusione nell’industria cinematografica, non è facile vedere in giro film buoni, anche rispetto a pochi anni fa. Ma questo è naturale perché la pandemia ci ha dato molto difficoltà rispetto alla lettura del presente, penso che per vederne di meravigliosi dovremo aspettare qualche tempo". Quando gli si chiede che presidente di giuria sarà risponde: "Il più democratico possibile, la carica fa parte della tradizione, ma io mi sentirò un giurato tra i giurati". Cosa deve avere un film per vincere? "Per me è più importante quel che non deve avere: non deve avere un messaggio, l’ideologia che diventa più importante dei sentimenti, non deve esser vecchio. Spero di trovare bei film che abbiano nuove idee, questo mi aspetto".

Ranveer Singh (ansa)
Tra sezione di Gala e Speciale, Panorama del cinema marocchino e XI continente saranno in tutto 76 le pellicole provenienti da 33 paesi, che verranno proiettate nel salone del Palazzo dei congressi, al cinema Colisée e sul mega schermo allestito in piazza Jemaa el Fna. I film in gara rappresentano America Latina, Europa, cineasti maghrebini e della diaspora, Australia, Canada, Iran, Indonesia e Turchia. Sono quattro le star a cui il FIFM rende omaggio quest'anno: Tilda Swinton, il cineasta americano James Gray, la pioniera del cinema marocchino Farida Benlyazid e la superstar indiana Ranveer Singh. A loro andrà l'etoile alla carriera. Il principe Moulay Rachid ha aperto i lavori con un saluto dal sito del Festival, sottolineando che "scoperta dell'altro, dialogo di civiltà, solidarietà e convivenza" sono i valori al centro di quella che chiama "umanità in ricostruzione", dopo la grave crisi della pandemia, e che contribuiscono a creare la magia del cinema.