Paolo Sorrentino: "Per rilanciare il cinema servono film e nuove sale"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosMARRAKECH - Dal Festival di Marrakech, Paolo Sorrentino spera in una boccata di cinema “nuovo, libero, sconclusionato e un po’ folle”. L’incontro con il regista e presidente di giuria della rassegna marocchina è nei giardini del sontuoso albergo La Mamounia.
Molti registi oggi raccontano i conflitti, in un mondo che è tornato polveriera. Lei, però, ha detto che il mezzo per l’attualità non è il cinema.
“Penso che se lavori sulla cronaca rischi di fare film sbagliati perché, comunque, un film ha bisogno di una gestazione di un anno e mezzo e diventa rapidamente anacronistico. Capisco…
MARRAKECH - Dal Festival di Marrakech, Paolo Sorrentino spera in una boccata di cinema “nuovo, libero, sconclusionato e un po’ folle”. L’incontro con il regista e presidente di giuria della rassegna marocchina è nei giardini del sontuoso albergo La Mamounia.
Molti registi oggi raccontano i conflitti, in un mondo che è tornato polveriera. Lei, però, ha detto che il mezzo per l’attualità non è il cinema.
“Penso che se lavori sulla cronaca rischi di fare film sbagliati perché, comunque, un film ha bisogno di una gestazione di un anno e mezzo e diventa rapidamente anacronistico. Capisco i registi che, anche per l’urgenza della situazione nei Paesi in cui vivono, fanno film sul presente. Nel nostro Paese non c'è questo livello di problemi. Per mia formazione preferisco, se faccio film, che attingano a una realtà già storicizzata".
Ha detto, ancora: “Da presidente di giuria cerco un film che non abbia un messaggio, dove l’ideologia è più importante dei contenuti".
“Non rifiuto i film di impegno, ma non ho predilezione per i film a tesi, che sono concepiti per dirmi una cosa molto precisa e specifica. Penso che il film sia più un’avventura che ricalca, trascendendola, la vita. E la vita è un enigma, quindi mi piacciono film che sono un po’ enigmatici, che mi suggeriscono delle possibilità. A volte il film politico nasce per dirmi una cosa precisa".
Anche lei ha fatto film politici.
"Sì, Il divo era un film politico, ma non era programmatico, non serviva ad arrivare al punto di dire se Andreotti sia stato buono o cattivo, abbia fatto il bene o il male. Il mio chiodo fisso è partire dagli uomini che sono sempre grigi, un caleidoscopio di sfaccettature che cadono dalla parte del bene o del male, o in nessuna parte, mandando in frantumi le categorie del bene o del male. E questo mi pare più interessante. Volevo raccontare la complessità di un essere umano, non la Democrazia cristiana. Poi alla fine il film dice anche delle cose politiche perché lui, Andreotti, era un politico. E lo stesso discorso vale per Loro, il film su Berlusconi".
Ha curiosità rispetto a questi uomini della destra al potere?
“L’attualità ha poca presa su di me, sul fronte professionale e anche personale. L’attualità porta ragionamenti isterici, polemiche, prese di posizioni nette. Questo non mi piace leggerlo né metterlo al servizio di un film. Ho raccontato due personaggi politici al cinema, è abbastanza, farne un terzo sarebbe una fissazione. Non lo farò”.
Nanni Moretti ha detto che c’è un atteggiamento "abbacchiato" sul cinema italiano, anche da parte di chi lo racconta.
“Non lo so, Moretti parla da esercente, ha una visione più ampia della mia. Non so cosa si possa fare per il cinema, non mi voglio inventare ricette, ma sono moderatamente ottimista. Ci sono stati il Covid e ne siamo usciti che era estate. Prima di calare la resa vediamo l’inverno. Il successo de La stranezza è un buon segnale. Poi bisogna fare nuovi film, rendere attrattive le sale, inventarsi idee, come hanno fatto Valerio Carocci e i ragazzi del Cinema Troisi: si sono inventati una sala studi, una biblioteca, hanno creato una sorta di club”.
Del cinema di oggi cosa le interessa?
“Trovo che con le piattaforme si sia molto innalzato il livello tecnico, molti registi giovani italiani sono molto più bravi dei registi giovani di qualche anno fa, me compreso, e della generazione precedente alla mia. Questa sapienza tecnica ha raggiunto ai miei occhi di spettatore un livello di saturazione. È meglio essere preparati, ma allo stesso tempo a me, cresciuto con registi atipici, scorretti e sconclusionati, piacerebbe a volte ritrovare, in una forma più moderna, quegli artisti liberi che amavo da ragazzo. Che facevano anche film imperfetti, e folli, penso a Jim Jarmusch, che è qui a Marrakech. Un regista che ti comunica libertà e follia è incoraggiante, ti fa pensare: anche io posso trovare la mia forma di follia e libertà. Anche per questo sono felice di essere qui al Festival, dove vedo opere prime di paesi lontani”.
Il cinema d'autore sta diventando un'etichetta?
“Che ci sia un cinema d’autore che ormai appartiene alla categoria 'cinema d’autore' ed è diventato un po’ prevedibile, è vero. E questo, sommato agli anni di smarrimento della pandemia, ci porta a dover ritrovare l’idea di un cinema d’autore, capire come farne uno nuovo”.
Oggi vuole fare film per la sala. Ma non ha chiuso la porta alle piattaforme.
“Le piattaforme sono una cosa meravigliosa, consentono a persone che vivono in posti in cui il cinema non c’è di vedere film. REgisti che non lavoravano più oggi creano di nuovo, grazie alle piattaforme. Ciò che volevo dire è che se ci sono degli autori che posso fare film per il cinema, questo è il momento, per aiutare le sale, come stanno facendo Moretti, Bellocchio, Garrone. È evidente che il cinema medio commerciale in sala non va più, oggi quei film li vediamo sulle piattaforme. Cosa resta al cinema? I grandi blockbuster e i film d’autore che riescono a crearsi una dignità da evento: La stranezza di Roberto Andò è un evento: c’è Pirandello, però ci sono Ficarra e Picone, e c'è Servillo. Un misterioso e meraviglioso miscuglio che ha portato la gente al cinema. Come La stranezza possono essercene altri”.
Che film prepara?
“Ho varie idee per il cinema, ma me la prendo comoda. Perché sono diventato grande e ho scoperto che è bello rallentare i ritmi, per molti anni sono stato lavoratore indefesso. E anche perchè È stata la mano di Dio è stato un film molto personale e impegnativo”.
Sa sabato intanto si vedranno i Sei pezzi facili che Paolo Sorrentino firma: sei spettacoli di Mattia torre che sono riproposti per la regia di Sorrentino su Rai Tre ogni sabato alle ore 22 dal 19 novembre. Non si tratta solo di teatro in tv, ma pièce portate in scena all'Ambra Jovinelli con un approccio e una grammatica diverse e riuscite.