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Warwick Davis: "Sono un piccolo eroe all'altezza delle sfide"

E' il protagonista della serie "Willow", tratta dal film, e su Disney+ a partire dal 30 novembre
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La cosa migliore della nuova serie Willow è ritrovare l'attore Warwick Davis. Nel film prodotto da George Lucas nel 1988, diretto da Ron Howard, per la prima volta al centro di un kolossal fantastico c'era un eroe alto 107 centimetri. La carriera dell'attore gallese ha attraversato la storia del cinema, da quando a 12 anni è entrato nella saga di Star Wars restandoci per 15 personaggi e tanti film, esplorando anche quella di Harry Potter: il prof Flitwitch e il Goblin Unci Unci. Davis, che oggi ha 52 anni e lo sguardo acceso come i capelli, ha fondato una compagnia teatrale e un'agenzia per attori sotto il metro e mezzo, collaborato con i Monty Python, scritto un'autobiografia di successo (Size matters not), trasformato la sua vita in una sit com scritta da Ricky Gervais dal titolo programmatico, Life is too short: sì, la vita è troppo corta per metterci dentro tutti i suoi progetti. La serie, su Disney+ dal 30 novembre, è uno spe…

La cosa migliore della nuova serie Willow è ritrovare l'attore Warwick Davis. Nel film prodotto da George Lucas nel 1988, diretto da Ron Howard, per la prima volta al centro di un kolossal fantastico c'era un eroe alto 107 centimetri. La carriera dell'attore gallese ha attraversato la storia del cinema, da quando a 12 anni è entrato nella saga di Star Wars restandoci per 15 personaggi e tanti film, esplorando anche quella di Harry Potter: il prof Flitwitch e il Goblin Unci Unci. Davis, che oggi ha 52 anni e lo sguardo acceso come i capelli, ha fondato una compagnia teatrale e un'agenzia per attori sotto il metro e mezzo, collaborato con i Monty Python, scritto un'autobiografia di successo (Size matters not), trasformato la sua vita in una sit com scritta da Ricky Gervais dal titolo programmatico, Life is too short: sì, la vita è troppo corta per metterci dentro tutti i suoi progetti. La serie, su Disney+ dal 30 novembre, è uno spettacolare sequel del film al fianco dei protagonisti originali (manca Val Kilmer, per motivi di salute), a cui si aggiunge una nuova generazione pronta a contrastare il Male risorto.

Davis, che significa per lei tornare nel mondo di "Willow"?
"Un sogno lungo da realizzare. Ma fu lo stesso con il film: Lucas accennò a mia madre l'idea di Willow nel 1983, mentre giravamo il film sugli Ewok. Ma solo quattro anni dopo lui e Ron Howard hanno pensato che fossi abbastanza pronto per farlo. Ron mi ha fatto fare molti provini ed è stato un bene: guadagnarsi un ruolo è meglio che vederselo consegnato su un piatto, anche se avere dalla tua parte George Lucas aiuta".

È finito sul set grazie a sua nonna.
"Sì, ascoltò alla radio un annuncio della Lucasfilm, cercavano persone sotto il metro e venti per Il ritorno dello Jedi. Avevo undici anni, lei si era accorta che ero molto sotto la media di altezza. Ero fan di Star Wars e divenni un Ewok. Il resto è storia".

Come fu il set del film "Willow"?
"Duro ma bello. Val Kilmer e Ron mi hanno aiutato ad affrontare un'esperienza che ha cambiato la mia vita ed è ancora con me. Lì ho conosciuto mia moglie e madre dei miei figli (Samantha Burroughs, ndr). Tempo fa ho ritrovato un video del set, poi inserito nella versione Blu Ray del film: che emozione rivedermi e ripensare a com'ero, in quegli splendidi paesaggi della Nuova Zelanda".

Perché tanto successo?
"Per il livello di dettagli con cui sono stati costruiti quel mondo e i personaggi. E poi perché la lotta affinché il Male non prevalga vale in ogni tempo e latitudine".

In cosa cambia la serie?
"Il mondo è lo stesso, Il dna è quello del film. La serie è un sequel, puoi vederla comunque ma se conosci il film capisci il passato dei personaggi e i riferimenti ironici. La serie è più dark, ma c'è l'umorismo".

Oggi lei si sente un attore più bravo.
"Se sono migliore lo dirà il pubblico, ma sul fronte interiore mi sento più gentile. Il mio vissuto si traduce nel personaggio, c'è più profondità. A diciassette anni non sai cosa sia la responsabilità, oggi, con con una famiglia sulle spalle, la sento con orgoglio".

I suoi figli sono entrambi nella serie. Annabelle è la figlia di Willow, Harrison è la sua controfigura.
"La produzione voleva una controfigura, Harrison ha diciotto anni e pesa come me. Quindi sul set i Willow sono diventati due".

Ha fondato una compagnia teatrale, un'agenzia per attori di bassa statura, l'ente benefico Little people UK.
"Volevo restituire la fortuna che ho ricevuto. La Reduced Height Theater Company è composta solo da attori più "corti", per mettere in risalto il loro talento, dando loro occasioni che non avrebbero avuto altrove. La cosa fantastica di Willow è che la Disney è stata felice di impiegare noi "corti" non solo come attori ma anche nella produzione. Le cose sono cambiate in termini di diversità".

Lei è stato un apripista.
"Mi piace pensare di aver fatto un buon lavoro, aperto la strada anche a nuove generazioni. Ai tempi del film l'industria non avrebbe mai pensato di far fare l'eroe a Warwick Davis, ma Lucas si è rivelato davvero quello con la forza. Scegliermi come protagonista ha fatto sì che in molti nel mondo potessero riconoscersi sullo schermo. Spero che la serie sia un passo ulteriore in questo senso".

Il momento peggiore di carriera?
"Quando sei seduto in casa e pensi che il mondo si sia scordato di te. In certi momenti, nei Novanta, ho pensato: e ora? Poi è arrivato un ruolo, sono ripartito. La recitazione è anche questione di slancio, devi far sì che le persone non si dimentichino che ci sei e fai cose".

Il migliore?
"Camminare sul set di Il ritorno dello Jedi al mattino e ritrovarsi con i tuoi eroi di bambino: Harrison Ford, Mark Hamill e Carrie Fisher. E tornare sul set con JJ Abrams: si è chiuso un cerchio. Sarebbe stato un momento straordinario anche vincere un premio, ma non me ne hanno mai dato uno".