Spettacoli

Pierfrancesco Favino in un sommergibile tra gli abissi per cercare l'umanità

Siamo stati sul set del film "Comandante" di Edoardo De Angelis, storia del coraggio di Salvatore Todaro che nella Seconda guerra mondiale affondò un piroscafo belga e ne salvò i 26 uommi di equipaggio. A interpretare l'eroe italiano è Pierfrancesco Favino

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TARANTO - Pierfrancesco Favino sta per affrontare sotto la pioggia battente la sua battaglia navale. Cappello d'ordinanza, giaccone di pelle marrone e pantaloncini azzurri sugli anfibi, è pronto per salire a bordo del Cappellini, sommergibile protagonista di una pagina che resta della Seconda guerra mondiale grazie al valore, militare e umano, del suo Comandante, Salvatore Todaro. "E' un'emozione grandissima essere qui, quando vedo il Cappellini sento forte l'orgoglio e il senso di protezione, come fosse un cavallo di razza". Il sommergibile galleggia nel molo dell'Arsenale della Marina Militare di Taranto, ricostruito nella parte superiore: in serata si gira la scena dello scontro nell'Atlantico - il 13 ottobre 1940 - con il mercantile belga Kabalo, oltre lo stretto di Gibilterra, a Nord ovest di Madera: il piroscafo, che viaggiava a luci spente e che risulterà trasportare pezzi di aerei per l'esercito inglese, apre per primo il fuoco, ma viene affondato. Todaro, contravvenendo alle disposizioni che prevedevano di lasciare in mare i superstiti nemici, li soccorre, prima rimorchiandone ventisei sulla lancia, poi prendendoli a bordo per sbarcarli nelle Azzorre, navigando in emersione per quattro giorni, esponendosi al rischio di finire sotto il fuoco nemico. Quando l'ammiraglio tedesco Donitz gli chiede il perché dell'azione, risponde: "Perché noi siamo italiani".

Fuori dall'Arsenale la produzione del film di Edoardo De Angelis - Comandante - ha affisso poster con la silhouette nera di Todaro con quella frase. Spiega De Angelis: "Ho scoperto questa storia dall'ammiraglio Pettorino nel 2018, quattro anni fa. Ricorderete quello che stava accadendo nei nostri mari all'epoca e l'ammiraglio decise di raccontare questa storia per dare ai suoi uomini una guida e un memento su quale fosse la missione della Guardia Costiera. Mi innamoro della storia e così il produttore Pierpaolo Verga, ne parlo con Sandro Veronesi, che considero l'eroe della nostra letteratura. Scopriamo che di un gruppo di pressione fondato dallo stesso Veronesi fa parte la nipote diretta di Salvatore Todaro, che apre il baule in cui la moglie del comandante aveva racchiuso diari, cimeli, lettere, appunti in persiano". "Il nostro film - ancora De Angelis - segue il punto di vista di Todaro, fino a quando prende la decisione di accoglienza, da quel punto si sposta sui naufraghi. Indaghiamo sulle relazioni in quel sommergibile che è già un crogiuolo di credenze, religioni, culture, lingue, sul rapporto che si instaura tra italiani e prigionieri, tra cui cinque persone di colore dal Congo belga, mentre in Italia, da due anni, sono in vigore le leggi razziali. E la contiguità forzata dei corpi, in quello che diventa un ammasso di carne in cui i confini non si distinguono più". L'idea del crogiuolo, spiega De Angelis, si evince chiaramente dalle lettere di Todaro, che ci restituiscono "un vero militare convinto della propria missione, ma questa convinzione fervida non gli ha impedito di ricordarsi cosa vuol dire essere umano. "Io duemila anni fa guidavo una triremi romano", diceva, si sentiva in una connessione stretta con la storia in divisa che non conosce suddivisione tra passato, presente e futuro. In un altro salvataggio, stavolta lo Shakespeare inglese, dice "ho duemila anni di storia sulle spalle", si sente figlio del proprio, ma anche di ogni tempo. I fatti di oggi sono legati alla mistificazione del concetto di forza intesa come sopraffazione, la storia di Todaro spiega come l'uomo veramente forte è quello capace di tendere la mano al debole". 

 

Per Sandro Veronesi, che il 25 gennaio pubblica con Bompiani il libro Comandante, scritto a quattro mani con il regista a sceneggiatura già ultimata, "lavorare a questo film è stato rispondere a dei tempi che non mi piacevano, per come l'Italia si stava comportando nel mondo. Volevo rispondere attraverso il mio mestiere, non solo con l'attivismo. Non c'era un messaggio, nel film, ma ricordarci di chi siamo figli e nipoti. Siamo un popolo di navigatori che hanno sempre solcato il mare, mai per sopraffare gli altri, per prendere giovani adulti e farne schiavi. La Regia Marina ha formato tanti uomini come Todaro. Vedi un uomo in mare e lo salvi, metti il tuo equipaggio a rischio ma anche di fronte a questa convivenza". Come nel momento in cui è stato concepito, anche oggi del film si parla in un momento in cui è in corso lo scontro tra Francia e Italia sugli sbarchi, mentre la Decima Mas  (di cui Todaro poi fece parte) ha fatto polemica sulla maglietta indossata da Veronesi, cosa su cui Veronesi dice "Non ci trovo nulla di scandaloso". "Ma - prosegue - non penso che il film possa essere strumentalizzato. Perché è una storia limpida e va a parare su una cosa che è stata messa in discussione in questi ultimi anni dai vari governi che si sono succeduti e che hanno confuso per la prima volta, dopo l'operazione Mare nostrum in cui le cose erano molto chiaramente distinte, il soccorso con l'accoglienza: il soccorso è una cosa, un obbligo in mare, la nave più vicina deve deviare dalla rotta e salvare a bordo e sbarcare nel posto sicuro più vicino. Il salvataggio in mare è obbligatorio secondo un sistema che non va messo in discussione Quella regola vale sempre. I francesi si sono arrabbiati perché il diritto marittimo internazionale dice che il salvataggio non è compiuto fino a quando non hai sbarcato i naufraghi nel posto sicuro più vicino. Averli a bordo non vuol dire che sono salvi. Il fatto di dire che non li facciamo sbarcare e costringere i francesi a dire lo facciamo noi è stato un braccio di ferro che ha messo in discussione il senso del soccorso. Ai tempi di Mare Nostrum la nostra guardia costiera salvava tutti quelli che poteva, ma questa azione poi è stata sospesa dallo stesso pd che lo aveva promessa, con un nuovo ministro e l'accordo con la Libia. Secondo me quel che getta disonore sul nostro popolo è questa guerra alle Ong, senza una prova, che invece fanno quello che prima faceva la guardia costiera". Per Veronesi le Ong sono accusate di due cose, "una che non è reato e una che non è vera. La prima è di essere un pull factor:  perché esistono le ong si imbarcherebbero più persone. Ma non è vero. Dipende dalle condizioni del mare, non dal fatto che ci sia una Ong. Ma quel che è più grave è che siano accusati - e se così fosse sarei il primo a volerli in galera - di mettersi d'accordo con i trafficanti fingendo che c'è un naufragio dove c'è un appuntamento. Io e altre decine di persone siamo stati a bordo di quelle navi e mai vagamente sospettato che ci potesse esserci nottetempo una cosa del genere. Questo accusare chi soccorre è una parentesi che si chiuderà, il nostro paese riuscirà con la forza della propria tradizione, il personaggio di Todaro è un simbolo - a cancellare tutto questo. Altrimenti resterebbe un marchio".

"Per trent'anni i superstiti, i loro figli e nipoti, si sono recati ogni anno a Livorno per ricordare Todaro. C'è una mancanza di comunicazione tra il mondo civile e quello militare, che in tempo di pace salvaguarda le nostre tradizioni: Todaro dice "sono un italiano", non sono un militare. Chiunque abbia un parente nell'esercito conosce la sua figura, e ce ne sarebbero altre da raccontare". "Tutti gli uomini dell'equipaggio nel film sono quelli realmente esistiti.- spiega il produttore Pierpaolo Verga - con la Marina abbiamo condiviso tutto, anche per avere una consulenza di natura tecnica e storica". De Angelis: "E' stato indispensabile il sostegno entusiasta di tutti i vertici che si sono avvicendati in questi quattro anni in Marina - De Angelis - Ci hanno dato accesso agli archivi, compreso il diario di bordo del conflitto, ci hanno aiutato a capire cosa era plausibile. Il cinema spesso fa storie denigratorie o agiografiche, noi abbiamo lavorato insieme con un intento pulito". Veronesi fa un esempio "guardando La domenica del corriere il funerale di Todaro - morto a 34 anni durante un attacco mentre era sul peschereccio armato Cefalo, colpito nel sonno da una scheggia in testa - ne faceva una celebrazione fascista e così noi avevamo creato la scena. Ma dalla Marina ci hanno spiegato che per un funerale in mare tutto questo non era verosimile".

Il film vuole offrire un ritratto di un uomo straordinario, che era un essere umano con le sue debolezze. Veronesi: "In un incidente con l'idrovolante, colpito da un'onda, Todaro aveva avuto due vertebre fratturate, sarebbe potuto restare a casa in pensione, ma vuole andare in una guerra in cui morirà. Aveva dolori fortissimi e l'ufficiale medico gli aveva assegnato la morfina: ma quando è a bordo quella morfina non la tocca, anzi la usa per un moribondo, per dargli il tempo di vedere l'affondamento del nemico". Todaro aveva anche una passione esoterica "Il suo sarto era anche medium che lo metteva in contatto con un guerriero-dio greco, ma né il sarto né lui parlavano greco".

Opera d'arte e d'acciaio. Il cappellini ricostruito significa uno sforzo produttivo tecnologico e industriale notevole. Sul fronte tecnico, effetti speciali e ricostruzione fisica del sommergibile. Edoardo De Angelis: "La sfida del linguaggio è usare gli effetti  specialicome uno strumento, senza farci tentare perché possono distrarci dal fuoco della messa in scena, abbiamo un immaginario originario che rappresenta il tesoro più prezioso in termini di linguaggio. Nel film ideato nuovo protocollo che mi consente di vederli sul set, il giorno dopo a un livello di elaborazione più sofisticata, si rifiniranno nella post-produzione. Non li avevo mai utilizzati per l'impossibilità finora di vederli, inserirli in amalgama estetica che mi convincesse in modo consapevole. Il fulcro è l'uomo, ferro e fuoco vero, bombe e acqua vera. Ricordiamoci che il totem estetico del film è un sommergibile realizzato con i progetti originali con il supporto della Marina e di Fincantieri. Dobbiamo lasciare un segno estetico che non deve temere il paragone con cinematografia più ricca. La gara delle risorse l'abbiamo persa in partenza, l'effetto speciale sono scrittura, personaggi, storia, quello è l'effetto pirotecnico dei nostri film".  Gli effetti speciali sono costati il 10 per cento del budget, allo sviluppo della tecnologia hanno collaborando anche investendo varie aziende internazionali, supervisore americano, Kevin Tod Haug: "Nel 2021 abbiamo iniziato a parlare, la sua visione mi ha conquistato. Io non parlo italiano, ma per il film è che non ci sono infrastrutture per queste cose, ci sono talenti che per lavorano spesso all'esterno la sfida è farli radunare qui e lavorare insieme. La scena che avete visto è la più difficile: combattere con una nave che non esiste, il Cappellini che la insegue e loro sparano a noi e noi vediamo le luci abbiamo preparato settimane per prepararlo, gli effetti speciali che animano le luci sul set".  

Carmine Guarino, lo scenografo, racconta: "Siamo partiti dalla ricerca storica difficile, non ci sono tracce di scafi, sommergibili, interni dell'epoca. Pochissimi i disegni che sono rimasti ormai in possesso della Marina, non utilizzabile per la ricostruzione. Ci siamo basati sulle foto, strutturando tutto. C'erano 130 sottomarini della flotta italiana, tutti ovviamente diversi l'uno all'altro. Per il Cappellini abbiamo usato le poche foto, in bianco e nero.  Volevamo riprodurlo comunque fedelmente, anche per fare muovere gli attori in uno spazio quanto più reale possibile. La scenografia è stata poi concertata insieme a un ingegnere meccanico, per l'idea di Edoardo di mettere la scenografia in mare e farla navigare. Nicola Ferrari ha progettato tutto il sistema galleggiante di questi puntoni, questa è la parte più complicata, cioè strutturare la scena su questo progetto navale e poi metterlo in mare, nel bacino Ferrari di Taranto abbiamo allagato il bacino e sono partiti i test. Il Cappellini era lungo 73 metri me farlo uscire dal bacino e portarlo in mare aperto, trainato da uno dei rimorchiatori". Gli interni raffinati diversissimi dagli spartani tedeschi: "I sommergibili italiani che abbiamo traccia dalle foto avevano una cura dei dettagli della costruzione. Qualsiasi tipo di pezzo meccanico era curato nei dettagli c'era materiali nobili, ottone e bronzo ed erano tutti verniciati con delle vernici molto chiare. Rispetto invece agli U-Boot tedeschi che sono raccontati in tutta la cinematografia mondiale, grigi e senza rifiniture. Noi eravamo eleganti simili a navi.. Avevamo la flotta di sommergibili più grandi". Il modello è stato prima realizzato in 3 D. Gli interni ricostruiti a Cinecittà World usando in parte l'U-Boot che è tedesco, del film di De Laurentiss il 50 per cento l'abbiamo smontato e spostato e ho ricostruito ex-novo tutti gli interni". In centinaia hanno lavorato, con lo scenografo ma anche costruttori, forniture di fabbriche, tutte le forze messe in campo da Cinecittà. Lo scafo è stato ricostruito a Taranto - la città dell'Ilva -  che è stato anche set per le riprese, otto mesi ingegneri, costruttori artigiani con supporto di Cinecittà e ufficio storico della Marina hanno ricostruito sommergibile, 73 tonnellate acciaio scafo di 73 metri, nel bacino Ferrari della Marina. Tra le ipotesi, per recuperare il sommergibile finite le riprese del film, è di farne un museo di storia navale istallandovi supporti multimediali all'interno".

Otto settimane di riprese iniziate il 7 novembre, , 4 giorni in Belgio di riprese subacquee, Comandante arriverà in sala con 01 Distribution, nel secondo semestre 2023. I produttori sono: Indigo film, Rai Cinema, O'Groove, Tramp LTD, VGroove e Wise.