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Nina Rota, la figlia segreta del compositore: "Non sapevo nemmeno che fosse mio padre"

Intervistata a Los Angeles in occasione della prima dello spettacolo 'Godfather live', realizzato in occasione dei 50 anni del film 'Il padrino', la donna ha parlato del controverso rapporto col suo genitore rivelando aspetti inediti della vita di Nino Rota
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Bastano le prime note. La partitura che Nino Rota compose per Il padrino è in grado di suscitare emozioni al primo accenno. Ne è prova il successo di Godfather Live, lo spettacolo prodotto da Massimo Gullotta che prima a Los Angeles e poi a Chicago ha messo in scena la colonna sonora del capolavoro di Francis Ford Coppola, del quale si celebrano quest'anno i cinquant'anni dall'uscita - con la versione restaurata del film e la colonna sonora eseguita dal vivo da un'orchestra di sessanta elementi diretta da Scott Terrell. Un evento speciale che Gullotta riproporrà nella primavera dell'anno prossimo, sia in Europa che negli Usa, con Batman.

Bastano le prime note. La partitura che Nino Rota compose per Il padrino è in grado di suscitare emozioni al primo accenno. Ne è prova il successo di Godfather Live, lo spettacolo prodotto da Massimo Gullotta che prima a Los Angeles e poi a Chicago ha messo in scena la colonna sonora del capolavoro di Francis Ford Coppola, del quale si celebrano quest'anno i cinquant'anni dall'uscita - con la versione restaurata del film e la colonna sonora eseguita dal vivo da un'orchestra di sessanta elementi diretta da Scott Terrell. Un evento speciale che Gullotta riproporrà nella primavera dell'anno prossimo, sia in Europa che negli Usa, con Batman.

All'evento di Los Angeles, al Dolby Theatre, era presente Nina Rota, 76 anni, figlia del maestro Nino Rota, scomparso nel 1979. Discreta, commossa al ricordo della musica creata dal celebre padre, autore di oltre centocinquanta colonne sonore - oltre che di opere e concerti - e collaboratore di Fellini, Lina Wertmuller, Mario Monicelli tra gli altri: “Papà era una persona profonda, spirituale, era molto legato alla famiglia e agli amici affettuosi - ci dice Nina Rota, che vive a Los Angeles - a volte penso che la sua vita sarebbe stata più piena se avesse conosciuto meglio sua figlia", aggiunge ridendo. 

Lei e suo padre non vi conoscevate bene?

"La mia è una storia curiosa che non molti conoscono, io stessa non ne ho mai parlato granché. Io sono il frutto di una breve relazione che mio padre ebbe nel 1948 a Londra, con una pianista, Magdalena Longari. Mio padre tornò in Italia, lei rimase a Londra ma lui smise di rispondere alle sue lettere. Io non sono stata allevata da mia madre. Fino all'età di undici mesi rimasi in una specie di asilo nido, sotto la sua tutela, poi venni ospitata in una casa per bambini in un piccolo villaggio nell’Essex, e data in affidamento alla famiglia Willings fino a 9 anni, quando i Willings mi hanno adottato e mi trasferii con loro negli Stati Uniti".  

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Era a conoscenza di chi fosse suo padre?

"Nessuno mi aveva detto niente fino a quando, quasi per caso, quando avevo 18 anni qualcuno mi disse che ero stata adottata. La mia madre 'ufficiosa' era Suso Cecchi d’Amico, grande amica di mio padre fin dall'adolescenza, in qualche modo ha sempre fatto parte della mia vita. Quando mio padre si è rifiutato di rispondere alle lettere di mia mamma Suso ha preso in mano la situazione: comunicava direttamente con mia madre, le mandava soldi quando le servivano. Quando sono andata a vivere con i Willings Suso parlava con loro e con la mia assistente sociale. Era l’unica persona ad avermi conosciuta dalla mia nascita fino alla sua morte nel 2010, a 96 anni. A me diceva che Nino Rota era un amico di famiglia, solo dopo la morte di mio padre, mi disse la verità. È una lunga storia: ho dovuto ricostruire una nuova vita, unire due vite, la mia e il mio rapporto con lui dopo aver scoperto la verità".

Rota all'epoca era molto famoso...

"Certo, lui era molto conosciuto. Lo incontravo da Suso, ma credevo fosse uno dei suoi tanti amici e basta. I miei amici mi dicevano: è ovvio che è tuo padre, io dicevo di no, perché non volevo accettare una verità così difficile".

Che ricordo ha del Nino Rota che lei ha conosciuto?

"Quando c'ero io, era sempre nervoso, sembrava intimidito, tutti dicevano che fosse riservato di natura, che parlasse poco, quindi non ci facevo caso. Una volta a New York gli dissi: ma insomma, chi sei? E lui mi rispose: oh, solo un amico di famiglia".

Lo aveva mai visto all'opera, mentre componeva?

"No, ma ricordo quando debuttò la sua Napoli milionaria, con libretto di Eduardo De Filippo, al festival di Spoleto del 1977. Andai a vederlo, dirigeva lui l'orchestra. I cantanti, mio padre e De Filippo si incontravano la sera a cena e a volte Eduardo si metteva a cantare le canzoni di strada napoletane, quelle dei venditori ambulanti. Capii che mio padre viveva per la musica, il resto erano solo noie. All’epoca di Spoleto non sapevo ancora che fosse mio padre, l'ho scoperto l'anno dopo la sua morte: andai a Roma e Suso me lo disse. Avrebbe preferito che lo facesse lui ma lui non l'ha fatto ed è toccato a lei. A quel punto mi ha dato tutte le lettere che aveva conservato per tanti anni, le lettere di mia madre, degli assistenti sociali, i documenti che mi riguardavano".

Quando ha cominciato a essere coinvolta più direttamente con la musica di suo padre?

"Mio cugino Francesco Lombardi, che vive a Milano, fa molte cose con la sua musica. È stato lui a convincere la Fondazione Giorgio Cini a registrare i sei cd di tutta la musica di mio padre con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, condotta da Giuseppe Grazioli. La Fondazione ha un ottimo archivio, ha pubblicato tantissimo online. Io gestisco il sito web e  Francesco fa il resto. Io preferisco tenere un basso profilo, anche se sto scrivendo un libro su tutto questo, vedremo che succede. Ci sto mettendo tanto tempo".

Ha mai incontrato Coppola?

"No. Qualche anno fa sono andata nella sua vigna a Napa Valley per una proiezione del Padrino 2, perché mio padre e suo padre, Carmine Coppola, condividono un Oscar per la musica di quel film, ma non mi sono nemmeno presentata a Francis. Come le ho detto sono molto timida".

Perché crede che a Hollywood e ingenerale negli Stati Uniti Nino Rota sia tanto amato?

"Ricordo che a New York nei tunnel della metropolitana c'era gente che suonava il tema del Padrino e tutti si fermavano ad ascoltare. La sua musica ipnotizzava. Papà aveva un lato molto spirituale, faceva parte di un gruppo ermetico-esoterico chiamato 'La confraternita terapeutica e magica di Myriam', creata da un alchemista italiano, Ciro Formisano, poi conosciuto come Giuliano Kremmerz. Alla base c’e’ il cosidetto “materialismo sacro”, basato sull’idea che esiste l’unione di tutto, che non c’è separazione fra spirito e materia. Bene, io credo che questo afflato spirituale di mio padre emerga chiaramente nella sua musica e che la gente, seppur inconsciamente, lo recepisca".