'Anche io', la regista Maria Schrader: "Un film sulle donne che hanno il coraggio di abbattere muri"
di Arianna Finos , di Arianna FinosTORINO - La parola alle donne. Applaudito al Torino Film Festival Anche io - She said, film di Maria Schrader (regista dell'acclamata serie Unorthodox) sull'inchiesta delle giornaliste del New York Times Jodi Kantor e Megan Twohey (Carey Mulligan e Zoe Kazan) che, raccogliendo prove contro Harvey Weinstein, ruppero il muro di silenzio sugli abusi sessuali a Hollywood e non solo. In sala a metà gennaio con Universal.
Ogni personaggio è reale.
"C'è tanta verità, quindi responsabilità, per me. Volevo raccontare con fedeltà il giornalismo investigativo, le donne coraggiose".
A differenza di "Tutti gli uomini del presidente", qui si raccontano le giornaliste anche nel privato.
"L'inchiesta ricostruita in quel film cambiò la società, ma non in modo così personale. Essere una madre lavoratrice è diverso e questo caso è entrato nelle loro vite. Giustamente il direttore del N…
TORINO - La parola alle donne. Applaudito al Torino Film Festival Anche io - She said, film di Maria Schrader (regista dell'acclamata serie Unorthodox) sull'inchiesta delle giornaliste del New York Times Jodi Kantor e Megan Twohey (Carey Mulligan e Zoe Kazan) che, raccogliendo prove contro Harvey Weinstein, ruppero il muro di silenzio sugli abusi sessuali a Hollywood e non solo. In sala a metà gennaio con Universal.
Ogni personaggio è reale.
"C'è tanta verità, quindi responsabilità, per me. Volevo raccontare con fedeltà il giornalismo investigativo, le donne coraggiose".
A differenza di "Tutti gli uomini del presidente", qui si raccontano le giornaliste anche nel privato.
"L'inchiesta ricostruita in quel film cambiò la società, ma non in modo così personale. Essere una madre lavoratrice è diverso e questo caso è entrato nelle loro vite. Giustamente il direttore del Nyt, uomo, non ha mai giudicato l'inchiesta una causa femminile: era anche la sua".
"Ci sono state nuove crisi che occupano spazio nell'opinione pubblica. Le cose sono cambiate ma non abbastanza. Nell'autunno del 2017 si è rotta una diga, è stato qualcosa di rivoluzionario. Oggi c'è una resa dei conti sociale, globale. Abbiamo riformulato il concetto di molestie sessuali e nessuna voce può più essere cancellata. Sembra passato un secolo e questo film arriva al momento giusto, anche se è una bizzarra coincidenza che esca mentre Weinstein affronta il suo secondo processo".
C'è chi pensa che Weinstein non sia abbastanza raccontato nel film.
"È entrato in scena dopo la grande frustrazione per l'elezione di Trump malgrado le accuse. L'inchiesta ha liberato il movimento, Weinstein è diventato il simbolo del potente che abusa. Ma i dettagli su di lui non sono importanti perché sappiamo che succede in tutti gli ambienti di lavoro".
"Non è meraviglioso sapere che i mariti di Megan e Jodi - che lavorano uno al Nyt e l'altro nell'editoria - abbiano sostenuto le compagne occupandosi dei lavori di casa e dei figli? Per molti uomini è difficile da credere, invece esistono e sono proprio come li abbiamo raccontati".
Le testimonianze, le voci, sono al centro e fanno capire i danni devastanti prodotti dalle molestie.
"Era necessario dare spazio a tutte le storie. Questo non è solo un thriller giornalistico tradizionale, è di più. Serve a capire le emozioni, l'isolamento, il dolore che si prova quando si è costretti a tacere. Attraverso le loro storie capiamo cosa significa, a vent'anni, quando si ha il diritto di realizzarsi in un lavoro che si ama, vedersi distruggere i sogni in modo brutale. Non servivano immagini, aggiungere violenza o soffermarsi sull'autore delle violenze. Per le donne è stato un momento di condivisione. Tutte dobbiamo liberarci di vergogna e paura".
"Abbiamo aperto il progetto a tutte le persone coinvolte. Ashley era felice di farlo, la sua è una presenza potente, abbatte la quarta parete. Avrei voluto anche la voce di Rose McGowan, tuttavia non è stato possibile. Ciascuna ha contribuito, mettendoci la faccia, la propria storia. Ma doveva essere una loro scelta".