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Il Pinocchio di Guillermo Del Toro disobbedisce per sfidare il fascismo

Dal 9 dicembre su Netflix il film del regista messicano premio Oscar per La Forma dell'Acqua
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"Ogni precedente versione di Pinocchio, compresa la fonte originaria di Collodi, parla dell'importanza dell'obbedienza e del dire la verità: il mio Pinocchio considera invece la disobbedienza come fattore principale nel tentativo di diventare umani. Per me, il primo passo verso la coscienza del sé è proprio la disobbedienza, grande spartiacque tra idee e ideologia". Così il regista/autore/produttore messicano Guillermo Del Toro, premio Oscar 2018 per La forma dell'acqua, sintetizza a grandi linee la differenza del suo nuovo Pinocchio rispetto agli innumerevoli precedenti, anche molto recenti (come quello di Robert Zemeckis, con Tom Hanks in un mix di live action e motion capture, o quello con Benigni di Garrone).

"Ogni precedente versione di Pinocchio, compresa la fonte originaria di Collodi, parla dell'importanza dell'obbedienza e del dire la verità: il mio Pinocchio considera invece la disobbedienza come fattore principale nel tentativo di diventare umani. Per me, il primo passo verso la coscienza del sé è proprio la disobbedienza, grande spartiacque tra idee e ideologia". Così il regista/autore/produttore messicano Guillermo Del Toro, premio Oscar 2018 per La forma dell'acqua, sintetizza a grandi linee la differenza del suo nuovo Pinocchio rispetto agli innumerevoli precedenti, anche molto recenti (come quello di Robert Zemeckis, con Tom Hanks in un mix di live action e motion capture, o quello con Benigni di Garrone).

Diverso non solo per l'ambientazione (qui siamo in piena era fascista) e approccio alla materia, ma anche perché realizzato con la tecnica artigianale, tutta meccanica, della stop-motion animation (pupazzi e modellini manipolati fotogramma per fotogramma). Del Toro, 58 anni, ha diretto il film insieme allo specialista di questa tecnica Mark Gustafson; una co-produzione internazionale realizzata tra Portland, Oregon, Londra e Guadalajara, Messico. Il film, attesissimo e in parte musical, dal 9 dicembre sarà in streaming su Netflix.

Questo Pinocchio, scritto dallo stesso Del Toro con Patrick McHale, è ambientato negli anni 30 in un'Italia repressa dal fascismo; Geppetto non è uno stinco di santo, anzi è un imbroglione di prima categoria. Il regista racconta la genesi dell'idea: "Pinocchio è quanto mai vicino al mio cuore, da sempre. Le due favole che hanno definito la mia infanzia e adolescenza sono Pinocchio e Frankenstein. Pinocchio mi illuminava sulla relazione che io stesso avevo con mio padre. Mi faceva capire cose che allora erano difficili da capire. È decisamente una storia sulla relazione padre-figlio. Ma ho sempre creduto che la figura di Pinocchio sia anche un accumulo di personaggi. Ci sono dieci personaggi nella storia della narrativa che sono universali e che possono reintrare in tutto, come Frankenstein, Pinocchio, Tarzan e Sherlock Holmes. E li puoi usare come metafore per la scienza, le emozioni umane, la tecnologia, il sogno".

Del Toro ha rinviato per anni questo progetto, pur avendo raggiunto una status che gli avrebbe permesso di fare qualsiasi cosa: "Ogni volta chesi ha l'opportunità di fare un film non andrebbe sprecata per fare qualcosa che altri hanno già fatto prima. Per Pinocchio mi premeva trovare una chiave originale. Poi ci ho messo un po' capire che la strada giusta era l'animazione stop-motion, che non avevo mai affrontato prima. È stato un viaggio meraviglioso".