Paolo Ruffini: "Sogno due attori con la sindrome di Down interpretare Romeo e Giulietta"
di Arianna Finos , di Arianna FinosPaolo Ruffini, regista e attore, ha portato a teatro Up & Down, spettacolo divertente e commovente sulla bellezza della diversità realizzato con attori con al sindrome di Down.
Cosa pensa del fatto che un attore interpreti un disabile?
"Penso che sia l'ultimo stadio del politicamente corretto. Un attore è perfettamente in grado, penso a Vittorio Gassman e Al Pacino in Profumo di donna, a Daniel Day Lewis in Il mio piede sinistro. Certo ci sono vari tipi di disabilità e bisognerebbe andarli a scandagliare. Per un attore che ha un corredo genetico cromosomico nella norma è impossibile interpretare un ragazzo con la sindrome di Down. Loro hanno un vantaggio straordinario, nessuno puà interpretarli e invece loro posono interpretare tutto. Sogno due attori con la sindrome di Down fare Giulietta e Romeo ".
Ci sono pochi ruoli per attori disabili. Tanti ne vediamo intorno a noi, pochi al cinema.
""Quando vado a teatro con i m…
Paolo Ruffini, regista e attore, ha portato a teatro Up & Down, spettacolo divertente e commovente sulla bellezza della diversità realizzato con attori con al sindrome di Down.
Cosa pensa del fatto che un attore interpreti un disabile?
"Penso che sia l'ultimo stadio del politicamente corretto. Un attore è perfettamente in grado, penso a Vittorio Gassman e Al Pacino in Profumo di donna, a Daniel Day Lewis in Il mio piede sinistro. Certo ci sono vari tipi di disabilità e bisognerebbe andarli a scandagliare. Per un attore che ha un corredo genetico cromosomico nella norma è impossibile interpretare un ragazzo con la sindrome di Down. Loro hanno un vantaggio straordinario, nessuno puà interpretarli e invece loro posono interpretare tutto. Sogno due attori con la sindrome di Down fare Giulietta e Romeo ".
Ci sono pochi ruoli per attori disabili. Tanti ne vediamo intorno a noi, pochi al cinema.
""Quando vado a teatro con i miei attori disabili mi dicono "bravo che fai beneficenza". Rispondo: "un tubo". I miei attori sono professionisti che guadagnano come me. Ci sono attori italiani che ormai sono ovunque, abbiamo uno star system con attori che fanno otto ruoli l'anno, potrebbero moltificare le possibilità. Penso a Peter Dinklage, che ha fatto un ottimo Cyrano al cinema".
Warwick Davis, che diventato famoso come Willow ha aperto una compagnia teatrale e una agenzia per attori "corti", come dice lui.
"L'importante è che ci sia talento. Ma in Italia i ruoli non ci sono per nessuno, neanche per le donne. E' un problema nostro di mercato. Escono sempre gli stessi film. Penso che gli attori disabili hanno diritto avere le stesse opportunità degli altri. Se faccio un film su un adolescente che s'innamora, può essere con un handicap, non è un problema. Ma la miopia di un certo sistema produttivo fa sì che queste persone non abbiano possibiità. A parità di talento ci vorrebbe più fantasia nell'assegnare i ruoli. E poi c'è un problema di barriere. Ma a Milano fanno molto più scalpore l'assenza di piste ciclabili, piuttosto che le barriere architettoniche per i disabili".
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"Sì, ma l'importante è che non se ne faccia una questione di politicamente corretto. Non solo sarebbe una grande vittoria se attori disabili avessero accesso a questi ruoli, sarebbe anche una grande conquista di autonomia per chi oggi è atrofizzato in casa. Io do appuntamento a tutti a teatro alle tre, chi ha le stampelle parte prima. Il sistema teatrale è molto migliore del nostro tessuto sociale, proprio perché normalizza i diritti e perchè una peculiarità a teatro e al cinema diventa una grande occasione. L'attore "corto" diventa immenso per la sua bravura così come i ragazzi Down con me sono straordinari sul palco. Impedire ai disabili di fare attivamente cinema, teatro, tv, arte, significa non aver capito l'essenza dell'arte che è scorretta e accessibile a chiunque abbia un corpo. Tutti possono fare gli attori, poi ci sono quelli col talento o meno, disabili o abili, tutti devono avere acccesso all'arte, è l'arte che lo dice. Cosa che oggi stiamo considerando meno perchè siamo più legati alla politica che all'arte" .