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'Romeo e Giulietta', il nudo rinnegato: da Maria Schneider a Jamie Lee Curtis, quando le star ci ripensano

'Romeo e Giulietta', il nudo rinnegato: da Maria Schneider a Jamie Lee Curtis, quando le star ci ripensano

Cinquantaquattro anni dopo il film di Zeffirelli, Olivia Hussey e Leonard Whiting fanno causa alla Paramount: "Scene girate senza consenso: eravamo minorenni". E adesso chiedono un risarcimento di mezzo miliardo di dollari. Ma i "pentiti" sono tanti

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È noto: si nasce incendiari e si muore pompieri. Da ragazzi si fanno cose delle quali, poi, ci si pente. Ma c'è modo e modo. Di recente, per esempio, Jamie Lee Curtis ha dichiarato che se potesse tornare indietro nel tempo non rifarebbe la scena di nudo in Una poltrona per due, che in tanti avrete rivisto la sera di Natale. Jamie Lee, all'epoca, era giovanissima ma ovviamente maggiorenne e già molto, molto intelligente. Oggi parla di quell'episodio in modo lucido: "Mi è piaciuto fare quella scena? No. Sapevo cosa stavo facendo? Ovviamente sì. Era necessaria per il film? Secondo Landis, sì. Me l'hanno chiesto, ho accettato ma mi sono sentita a disagio. Oggi, se me lo chiedessero, non lo rifarei". A distanza di quarant'anni l'attrice ha tutto il diritto di non avere un bel ricordo di quel momento. Non risulta abbia fatto causa a nessuno - e qui scatta l'altro modo...


Olivia Hussey e Leonard Whiting hanno una settantina d'anni: avevano rispettivamente 15 e 16 anni quando, nel libertino '68, girarono Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Il regista chiese loro una scena di nudo, abbastanza casta. Il film fu un successo mondiale e già all'epoca la scena fece scalpore perché, sarà bene ribadirlo, i due erano minorenni. A Hussey fu addirittura vietata la visione della scena - come avranno controllato? Seguendola al cinema e bendandola al momento opportuno? - e lei se ne uscì con una battuta molto carina: "Non capisco perché non possa vedere al cinema qualcosa che vedo nello specchio ogni giorno". A distanza di 54 anni, i due ex ragazzi ci hanno ripensato e hanno fatto causa alla Paramount per una cifra intorno ai 500 milioni di dollari (bella pensione, eh?). Il loro avvocato, Solomon Gresen, sostiene che i due hanno vissuto disagi emotivi per anni, rinfocolati a ogni riedizione del film (che continua a essere popolarissimo). La notizia contiene una frase che è il nocciolo di tutto: i due sostengono di aver girato senza aver dato il consenso. Inutile girarci attorno: le scene di nudo con minori, per quanto caste, richiedevano già allora un consenso degli attori impegnati e dei loro genitori; o la Paramount esibisce tali documenti, o sono guai seri.


Siamo, come capite, su un crinale sottilissimo, in cui la cancel culture e il "politicamente corretto" incrociano risvolti personali impossibili da definire in termini giuridici. Il caso più famoso rimane quello di Maria Schneider in Ultimo tango: sul set la famosa scena del burro venne girata - ovviamente - senza alcuna vera violenza fisica subita dall'attrice: come hanno raccontato più volte Bernardo Bertolucci e Vittorio Storaro, Maria non sapeva dell'uso del burro nella scena, glielo dissero lì per lì, sul set; ma poi ovviamente la scena era finta e parlare ancora oggi di stupro è del tutto insensato. Tempo dopo, però, l'attrice dichiarò di essersi sentita sfruttata e traumatizzata, e come contestare simili affermazioni? L'aspetto della cancel culture invece si muove su altri livelli: è del tutto ovvio, per esempio, che uno scrittore come Shakespeare oggi verrebbe arrestato e le sue opere destinate al rogo mediatico (Otello? Per carità!), ma questo è un fenomeno culturale ampio, di cui si giudicheranno gli effetti nel tempo.


Per quanto riguarda l'aspetto giuridico, invece, simili episodi - oltre a suscitare un sorriso beffardo - ci riportano con la memoria a Cannes '90. Veniva presentato Cry baby, un film di John Waters con la famosa ex pornostar Traci Lords. Chiedemmo all'ufficio stampa se l'attrice fosse intervistabile. Ci risposero "regrettedly no", purtroppo no. Poi ci fecero capire: ah, se Traci Lords potesse parlare... stuzzicando ancora di più la nostra curiosità. Fatalità: sempre a Cannes, al Marché, incontrammo Joe D'Amato, all'anagrafe Aristide Massaccesi, eroe dello Z-movie italiano e autore anche di numerosi film hardcore. Gli chiedemmo: Aristide, ma che ha combinato Traci Lords per avere questa fama? "Eh, sapessi...". No, non lo sappiamo: e dai, dicci! Insomma, ci raccontò una storia che nel mondo del porno made in Usa era celeberrima: Traci Lords, nata nel 1968 (ancora questa data...), era diventata una pornodiva nel 1984, a 16 anni, mentendo sull'età. Aveva girato una settantina di film poi, un bel giorno, compiuti 18 anni, aveva denunciato tutti! L'aveva fatto consapevolmente, per la serie: prima vi sfrutto, poi vi rovino. E trattandosi della cosiddetta golden age del porno (fece film con John Holmes, per esser chiari) la cosa ha persino dei lati divertenti. Invece gli attori che si svegliano a 70 anni, con tutto il rispetto per il loro disagio, ci sembrano assai meno buffi.