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Liliana Cavani compie 90 anni. La vita sui set, i film, le polemiche, la libertà

La regista di 'Francesco' e 'Il portiere di notte' festeggia un compleanno importante e lavora al suo 'L'ordine del tempo', dal libro di Carlo Rovelli
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Liliana Cavani festeggia 90 anni. Qualche giorno fa una grande torta bianca al ministero della Cultura con i colleghi Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Pupi Avati, Michele Placido, Susanna Nicchiarelli, Cristina Comencini e soprattutto tanto lavoro. La regista infatti è al montaggio del suo ultimo progetto L'ordine del tempo dal libro di Carlo Rovelli, lo scienziato conosciuto per la teoria della gravità quantistica a loop.

L'infanzia a Carpi, l'università a Bologna, il Centro sperimentale

Nata a Carpi in provincia di Modena il 12 gennaio 1933, papà architetto e mamma casalinga che la portava sempre al cinema e che le ha fatto nascere la passione si è laureata a Bologna in Lettere e poi ha frequentato il Centro sperimentale di cinematografica. Nel '62 l'assunzione in Rai e la realizzazione per il neonato secondo canale di trasmissioni come Storia del Terzo Reich (1962), L'età di Stalin (196…

Liliana Cavani festeggia 90 anni. Qualche giorno fa una grande torta bianca al ministero della Cultura con i colleghi Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Pupi Avati, Michele Placido, Susanna Nicchiarelli, Cristina Comencini e soprattutto tanto lavoro. La regista infatti è al montaggio del suo ultimo progetto L'ordine del tempo dal libro di Carlo Rovelli, lo scienziato conosciuto per la teoria della gravità quantistica a loop.

L'infanzia a Carpi, l'università a Bologna, il Centro sperimentale

Nata a Carpi in provincia di Modena il 12 gennaio 1933, papà architetto e mamma casalinga che la portava sempre al cinema e che le ha fatto nascere la passione si è laureata a Bologna in Lettere e poi ha frequentato il Centro sperimentale di cinematografica. Nel '62 l'assunzione in Rai e la realizzazione per il neonato secondo canale di trasmissioni come Storia del Terzo Reich (1962), L'età di Stalin (1963), La casa in Italia (1964), Philippe Pétain: processo a Vichy, che ottenne il Leone d'oro nella sezione documentari della Mostra del cinema di Venezia nel 1965. Poi arrivò il film su San Francesco con Lou Castel.

Il Francesco di Lou Castel e il Galileo censurato

Era il 1966. Il suo innamoramento per Francesco "è iniziato con la lettura della sua vita nella versione di un medievalista svizzero protestante, Paul Sabatier, che poi ho saputo essere all'indice, mi colpì perché sembrava un romanzo di formazione - raccontava qualche tempo fa la regista -  Il suo più grande sponsor è stato Dante, che considero un intellettuale straordinario, nella sua Commedia Francesco è la persona di cui parla meglio. Così ho deciso che andava fatto un film".

Il film però, una volta realizzato, fu al centro di moltissime polemiche quando passò in due puntate sulla Rai per la scelta del suo protagonista. "In quei giorni Bellocchio stava in moviola con I Pugni in tasca, ma io non lo avevo visto, quando il film uscì ci fu chi si indignò perché era stato scelto un attore che nel film di Bellocchio aveva un ruolo tanto duro (di matricida, ndr.) un parlamentare missino fece perfino un'interpellanza ma questo non impedì a milioni di spettatori di vederlo in tv". Due anni dopo fu la volta di un altro film storico, questa volta dedicato a Galileo Galilei e girato in studio in Bulgaria ma anche questo ritratto non fu senza problemi e polemiche. "Il film di Galileo fu vietato ai minori di 18 anni, prodotto dalla Rai e mai visto in tv. Il film finisce con il rogo di Giordano Bruno nella piazza di Campo dè fiori ma quella scena venne tagliata perché dissero che l'urlo di Giordano Bruno quando la fiamma sale sotto i suoi piedi era troppo lungo. Sono dovuta andare in moviola e tagliarlo, una cosa insensata" constata la regista.

Lo scandalo de 'Il portiere di notte'

Gli anni Settanta sono quelli dell'insuccesso de I cannibali ispirato all'Antigone di Sofocle ma in un contesto distopico, presentato a Cannes e poi di due altri film per la Rai L'ospite con Lucia Bosé (1972) e Milarepa (1974). Il 1974 è anche l'anno de Il portiere di notte, forse il film più famoso della regista per via della storia che racconta: il rapporto sadomaso che si instaura tra una sopravvissuta al campo di concentramento (Charlotte Rampling) e il suo aguzzino (Dirk Bogarde) che sotto falso nome lavora a Vienna come portiere di notte di un hotel. "Il film è contemporaneo oggi - ha spiegato alla Mostra di Venezia nel 2018 quando è stato presentato restaurato - perché non era contemporaneo al suo momento. Per fortuna uscì a Parigi prima che in Italia e là fu compreso, il Nouvel Observateur titolò 'Il portiere della notte', che era il suo titolo vero. Il film raccontava la notte dell'Europa - l'hotel d'Europe -  la notte del nazismo, dei lager, dell'irrazionalità assoluta che è qualcosa che dobbiamo sempre temere. In Italia fu visto solo come una questione di sesso, chi va a letto con chi e questo per me è stato mortificante". Il film fu vietato ai minori di 18 anni ma quello che sconvolse la regista fu la motivazione che venne data: "Andai in commissione censura per perorare il mio film dopo la proiezione e il presidente mi disse che il film non andava bene, o meglio doveva avere il divieto ai minori, perché in una scena di sesso lei stava sopra all'uomo. A quel punto io feci notare che la cosa accade. Non ricordo più cosa mi rispose ma comunque il loro parere era che la donna doveva stare sotto. Poi il film è uscito ma è stato bloccato tre volte perché c'era sempre una qualche associazione cattolica, anche improvvisata, che denunciava il film. Ricordo che la prima visione l'abbiamo organizzata a Trento perché sapevamo che c'era un giudice di larghe vedute che poi sbloccava il film".

Sul set de 'Il portiere di notte' 

Un nuovo film dopo vent'anni di teatro

Anche i film successivi della regista continuarono ad indagare il tema del bene e del male, dell'ambiguità della natura umana. Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta realizzò Al di là del bene e del male (1977), sul rapporto tra F. Nietzsche, P. Rée e L. Andreas Salomé, La pelle (1981), dal romanzo di Malaparte; Oltre la porta (1982), una storia di incesto; Interno berlinese (1985) da un romanzo dello scrittore giapponese Tanizaki Jun'ichiro. Nel 1989 un nuovo Francesco, anche stavolta la scelta dell'attore per interpretarlo colpisce; Cavani sceglie Mickey Rourke reduce da 9 settimane e 1/2, dopo Il gioco di Ripley (2002) con John Malkovich dal romanzo di Patricia Highsmith un lungo periodo in cui si è dedicata principalmente a regiee teatrali. Poi lo scorso anno il nuovo set, una nuova avventura condivisa con Carlo Rovelli e un cast ricchissimo: Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Richard Sammel, Valentina Cervi, Fabrizio Rongione, Francesca Inaudi, Angeliqa Devi, Mariana Tamayo e con la partecipazione di Angela Molina. La storia è apocalittica: se scoprissimo che il mondo potrebbe finire nel giro di poche ore? È quello che accade una sera a un gruppo di amici di vecchia data che, come ogni anno, si ritrova in una villa sul mare per festeggiare un compleanno. Da quel momento, il tempo che li separa dalla possibile fine del mondo sembrerà scorrere diversamente, veloce ed eterno, durante una notte d'estate che cambierà le loro vite.

Liliana Cavani: "Noi donne dobbiamo sentirci capaci di fare tutto quello che vogliamo"

Tra le prime donne nel nostro Paese a fare la regista, non ha mai nascosto le difficoltà che ha incontrato nella professione, recentemente ha dichiarato "se una donna fa un film e lo sbaglia, difficile che abbia altre possibilità, se sei un uomo e sbagli ci riprovi subito, ma se questo è vero per la mia epoca ora il clima mi sembra un po' cambiato". Un tema che la regista aveva già affrontato in passato e sul numero delle registe donne, ancora una minoranza sebbene le cose stiano cambiando, aveva spiegato che si tratta di una questione di educazione: "Bisogna capire che una bambina è un intellettuale possibile come un bambino. Quello che manca è una visione del mondo, non c'è una ragione se non di una cattiva educazione però io nella vita non mi sono sentita penalizzata in quanto donna. Dobbiamo sentirci capaci di fare tutto quello che vogliamo. Questo è il sentimento che va provato, almeno questo è per me. Le donne fanno bene ogni volta che parlano di sé e del diritto alla libertà e allo studio".