Oscar 2023, tutti uomini i candidati per la miglior regia: le donne dietro la macchina da presa restano ai margini a Hollywood
di Massimo Basile , di Massimo BasileDopo due anni il vento femminile si è fermato. Nessuna donna nella cinquina delle migliori regie da Oscar. Dalle nomination per la Academy Award annunciate al Beverly Hills Hotel di Los Angeles sono rimaste escluse le registe Sarah Polley (Women talking), Gina Prince-Bythewood (The woman king), Maria Schrader (Anche io, titolo originale She said) e Charlotte Wells (Aftersun). Si interrompe così la striscia di registe vincitrici da Oscar, inaugurata nel 2021 da Chloé Zhao, che portò a casa il premio per Nomadland, e Jane Campion, che conquistò la statuetta l'anno scorso con Il potere del cane. La notte del 12 marzo al Dolby Theatre il vincitore sarà un uomo.
Dopo due anni il vento femminile si è fermato. Nessuna donna nella cinquina delle migliori regie da Oscar. Dalle nomination per la Academy Award annunciate al Beverly Hills Hotel di Los Angeles sono rimaste escluse le registe Sarah Polley (Women talking), Gina Prince-Bythewood (The woman king), Maria Schrader (Anche io, titolo originale She said) e Charlotte Wells (Aftersun). Si interrompe così la striscia di registe vincitrici da Oscar, inaugurata nel 2021 da Chloé Zhao, che portò a casa il premio per Nomadland, e Jane Campion, che conquistò la statuetta l'anno scorso con Il potere del cane. La notte del 12 marzo al Dolby Theatre il vincitore sarà un uomo.
Ma le due registe hanno rappresentato un'eccezione nella storia degli Oscar. Prima delle nomination di martedì, su 581 film selezionati dall'Academy soltanto diciotto sono stati diretti da donne. La prima era stata Randa Haines nell'86, con Figli di un dio minore. La cinquina tutta maschile è uscita dalla votazione dei 573 membri attivi della Directors Branch della Academy, e sono tutti di peso: Daniel Kwan e Daniel Scheinert con il campione di nomination, undici, Everything everywhere all at once; Todd Field (Tár); Martin McDonagh (Gli spiriti dell'isola); Ruben Östlund (Triangle of sadness) e Steven Spielberg (The Fabelmans).
Il verdetto non è passato sotto silenzio. L'organizzazione Women In Film ha attaccato la Academy per aver escluso le donne "Ancora una volta - hanno affermato - i votanti della Academy hanno mostrato di non tenere in conto le voci delle donne, lasciandoci fuori dalle nominationi per il miglior regista". "Un Academy Award - hanno aggiunto - è più di una statuetta d'oro, è un acceleratore di carriera che può portare a una continuazione del lavoro e a un miglioramento dei compensi". Nonostante gli ultimi due anni, la regia femminile resta ai margini a Hollywood. Secondo una ricerca di Usc Annenberg, dei 111 registi ingaggiati per girare l'anno scorso i cento film con il budget più grosso, solo il 9 per cento erano donne. Due anni fa erano state il 12,7 per cento. Crollo anche per i registi afroamericani, asiatici, ispanici e multiraziali, passati dal 27,3 per cento del 2021 al 20,7 del 2022. Le registe nere sono state solo il 2,7 per cento tra tutti quelli che hanno girato i primi cento film dell'anno scorso.
Nella storia degli Oscar sono state solo sette le registe che hanno conquistato una nomination, e di queste in tre hanno vinto: la prima è stata Kathryn Bigelow con The Hurt Locker, nel 2009. Le altre nominate sono state Lina Wertmüller per Pasqualino Settebellezze, film capolavoro uscito nel '75; la stessa Campion con Lezioni di piano, del '93; Sofia Coppola con Lost in Translation, del 2003, Greta Gewig per Lady Bird, 2017 e Emerald Fennell con Una donna promettente. Gli ultimi anni hanno segnato una rottura con la tradizione: con la nomination a Fennell e Zhao era stata la prima volta con due donne nella finale, mentre il riconoscimento a Campion, nel 2022, ha segnato la prima di una donna nominata tra le migliori registe per due volte. Polley resta, però, in corsa con il suo Women talking tra i dieci titoli nella categoria miglior film.