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Shyamalan e la malattia di Bruce Willis: "Vorrei potergli dire che è stato un fratello per me"

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Il regista, in sala dal 2 febbraio con 'Bussano alla porta', parla dell'amico protagonista dei film più importanti della sua carriera da 'Il sesto senso' a 'Unbreakable'
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Quattro sconosciuti bussano alla porta di una baita isolata dove trascorrono una vacanza idilliaca una bimba e i suoi due padri. Lei raccoglie cavallette e quel barattolo è il presagio del microcosmo claustrofobico in cui la famiglia dovrà decidere - insieme agli inaspettati cavalieri dell'Apocalisse - il destino del mondo, affidato alla libera scelta, all'amore, al sacrificio. Nel film in sala il 2 febbraio M. Night Shyamalan usa ancora il cinema di genere per indagare le paure più profonde dell'animo umano. Ha folgorato il pubblico con Il sesto senso quando aveva ventinove anni, riletto i supereroi con Unbreakable - Il predestinato, iniziato una montagna russa tra gradimento e stroncature lunga ormai trent'anni. Ha ritrovato l'amore del pubblico con The Visit, Split, Glass, e la serie culto Servant, scritta con la figlia Ishana.


Ha trasportato il romanzo di Paul Tremblay '…

Quattro sconosciuti bussano alla porta di una baita isolata dove trascorrono una vacanza idilliaca una bimba e i suoi due padri. Lei raccoglie cavallette e quel barattolo è il presagio del microcosmo claustrofobico in cui la famiglia dovrà decidere - insieme agli inaspettati cavalieri dell'Apocalisse - il destino del mondo, affidato alla libera scelta, all'amore, al sacrificio. Nel film in sala il 2 febbraio M. Night Shyamalan usa ancora il cinema di genere per indagare le paure più profonde dell'animo umano. Ha folgorato il pubblico con Il sesto senso quando aveva ventinove anni, riletto i supereroi con Unbreakable - Il predestinato, iniziato una montagna russa tra gradimento e stroncature lunga ormai trent'anni. Ha ritrovato l'amore del pubblico con The Visit, Split, Glass, e la serie culto Servant, scritta con la figlia Ishana.


Ha trasportato il romanzo di Paul Tremblay 'La casa alla fine del mondo' nel suo immaginario.
"La premessa era potente: i personaggi si trovano davanti a La scelta di Sophie, un dilemma straziante: volevo capire se ci sarebbero riusciti. Sfido il pubblico alla discussione, come in La parola ai giurati: quale sarebbe stata la vostra scelta? L'idea è bilanciare luce e oscurità, dolore e gioia. Senza edulcorare nulla, la realtà non lo è".

La famiglia con i due padri non sembra frutto del politicamente corretto.
"No, nel modo più assoluto. È solo una normale famiglia - che come tutte ha qualcosa di unico - che si trova in una circostanza unica. Ogni volta che rivedo il film mi commuovo di fronte a questa storia d'amore, a questa dolcissima straordinaria famiglia. E spero che il pubblico se ne identifichi".

Questo film parla di sacrificio e giudizio. Temi biblici eppure contemporanei.
"Immagino che l'idea del sacrificio sia una specie di parola straniera ora. Non so se in molti sono disposti a farne. Ma poi cosa significa? Se rinunci a un lavoro per stare con i figli scegli una cosa più importante, non è una perdita vera. Ci vorrebbe una parola diversa, per me sacrificio è la fanciulla che dai in pasto a King Kong. Quanto al giudizio, è quel che facciamo tutto il tempo oggi, ci giudichiamo gli uni con gli altri, giudichiamo la società".

La pandemia ha cambiato le paure dell'umanità?
"Sì. Ad esempio negli Stati Uniti la violenza è aumentata in tutte le città. La sensazione che tutti quelli che conosci sono una minaccia ha creato un orribile individualismo. Ci si prende cura solo di se stessi e della propria famiglia, hai paura che uccidano i tuoi genitori anziani: ogni colpo di tosse una minaccia, il vicino di casa un nemico. Ci ha avvolto un malsano senso di isolamento. Al di là dei rischi fisici, il mondo ha pagato un prezzo psicologico enorme: siamo ai minimi storici in termini di salute mentale".

È il momento di Dave Bautista, non solo Drax dei cinefumetti. Qui è alla sua prova migliore.
"Scelgo un attore quando ho visto qualcosa nel suo lavoro che mi dice che può arrivare dove voglio portarlo. La scena fondamentale di Dave è stata in Blade Runner 2049: potevo vedere i pensieri giusti del personaggio, sentivo il peso, non la cupezza, dello stato d'animo, il respiro. Una prova potente. L'ho incontrato e mi sembrava che fosse per lui il momento giusto, pronto a non proteggersi, a rischiare".

Ha scavallato trent'anni di carriera. Il filo rosso?
"Affondo lo sguardo nell'oscurità, indago e affronto le paure del pubblico. Sono pauroso e non mi piace la sensazione. Ma devo farlo. Se ho paura di una cosa la devo affrontare subito. È la mia filosofia di vita. Mi appaga raccontare storie di chi affronta la propria paura e il modo in cui la supera".

I suoi film a cui, a prescindere dal successo, è più legato?
"Quelli che contengono un po' di quello strano bambino che c'è in me, sono i più preziosi, come Unbreakable e Lady in the water e The visit, che hanno un centro bizzarro e sono protettivo nei loro confronti".

Quanto è stato importante l'incontro con Bruce Willis e qual è il suo stato d'animo rispetto alla malattia che il suo amico sta affrontando?
"Sono molto triste e sono grato di aver avuto la grande fortuna di averlo come il mio fratello maggiore per così tanto tempo. Mi manca. Vorrei che vivessimo sulle stesse coste per potermi prendere cura di lui, vederlo più spesso. Probabilmente non si rende conto di tutto quello che ha fatto per me da ragazzo, cosa significhi per me. Tutti forse falliamo nel riuscire a dire a chi amiamo quanto significhino per noi. Ma le nostre famiglie sono molto vicine, in contatto e spero lo saremo sempre".

Anche lei a Willis ha dato ruoli e occasioni.
"Sì, Bruce, persino Mel (Gibson ndr.) e Dave (Bautista ndr.) erano famosi per la fisicità, io invece ho cercato di scoprirne emotività, insicurezze, capire quali sono le domande per cui non hanno risposte. E questo in modo che tutti possiamo identificarci con loro".


C'è il suo cameo da attore che non manca mai.
"Amo tutti gli aspetti della narrazione e più invecchio più mi piacciono i momenti comici, fare la caricatura degli altri o di me stesso. E quando scrivo sono dentro i personaggi e alle prove spiego agli attori gesti e intenzioni".

Al giovane se stesso oggi che consiglio darebbe?
"Vivo questa situazione ogni giorno con mia figlia Ishana, sta per dirigere il suo primo film. Le dico quello che io avrei voluto sapere allora, anche se magari non mi ascolta perché sono suo padre, ha ventitré anni e, a differenza mia, è cresciuta nell'industria. A lei e alla sorella, brillante musicista, dico: avrai un brillante futuro, fama e soldi. Ma sarai infelice se non capirai che l'unica cosa necessaria è il rapporto con la tua forma d'arte. Se lo corrompi per avere successo, finirai per odiare te stessa. E invece se, anche momenti più bui, puoi sederti e scrivere una grande canzone o una grande storia, sarai felice. Hai già tutto ciò di cui hai bisogno, il circo intorno non ha importanza, è solo rumore".