Chissà cosa vedremo sullo schermo della complicata dinastia Jackson, quella che LaToya definì "una famiglia di ipocriti" gettando ombre agghiaccianti sul fratello Michael. La vita del re del pop verrà raccontata in un biopic intitolato Michael: la regia sarà di Antoine Fuqua, l'ideatore del progetto è il produttore Graham King, quello che ha inventato la moderna industria del biopic musicale portando sugli schermi Bohemian rhapsody.
Il film, di cui non si conosce ancora la data di uscita, sarà caratterizzato da un paio di testacoda cronistici e familiari: il primo è che sarà realizzato in collaborazione con i gestori della complessa eredità di Jackson, il che ha già sollevato dubbi sul modo in cui verranno raccontati gli eventi legati alle accuse di pedofilia (mai completamente fugate) nei confronti dell'artista. Il secondo è…!-->!-->
Chissà cosa vedremo sullo schermo della complicata dinastia Jackson, quella che LaToya definì "una famiglia di ipocriti" gettando ombre agghiaccianti sul fratello Michael. La vita del re del pop verrà raccontata in un biopic intitolato Michael: la regia sarà di Antoine Fuqua, l'ideatore del progetto è il produttore Graham King, quello che ha inventato la moderna industria del biopic musicale portando sugli schermi Bohemian rhapsody.
Il film, di cui non si conosce ancora la data di uscita, sarà caratterizzato da un paio di testacoda cronistici e familiari: il primo è che sarà realizzato in collaborazione con i gestori della complessa eredità di Jackson, il che ha già sollevato dubbi sul modo in cui verranno raccontati gli eventi legati alle accuse di pedofilia (mai completamente fugate) nei confronti dell'artista. Il secondo è legato alla scelta dell'attore che impersonerà, sullo schermo, l'inventore del "moonwalking": sarà Jaafar Jackson, figlio di Jermaine (che faceva parte dei Jackson 5 insieme ai suoi fratelli) e dunque nipote dello scomparso Michael. Una sorta di affare di famiglia in un film che, come dichiarato dalla produzione, "esplorerà tutti gli aspetti della sua vita".
Il produttore parla già di un film epico, e vista la nuova miniera d'oro da lui stesso scoperta non potrebbe essere altrimenti. Il culto delle star della musica è diventato anche un business: i numeri di Bohemian rhapsody, il racconto della vita di Freddie Mercury, furono impressionanti: quasi un miliardo di dollari di incassi, quattro Oscar e una colonna sonora stravenduta. Nessun biopic aveva mai toccato quelle vette, nonostante quel tipo di produzione sia sempre esistita. Ma se i Queen non avevano bisogno di particolari incentivi discografici, è andata invece molto meglio al catalogo di Presley.
Il successo di Elvis, il film diretto da Baz Luhrmann (8 nomination all'Oscar) ha in buona parte risolto i problemi finanziari di Graceland, la leggendaria villa del Re a Memphis: oltre al successo dei vecchi brani streaming (l'incremento è stato pari al 67%) e all'ingresso della colonna sonora nelle classifiche, le visite alla residenza sono aumentate esponenzialmente garantendo quasi il raddoppio degli introiti da botteghino. Per non parlare della grande visibilità ottenuta dal protagonista Austin Butler, ormai una star del cinema. Lo stesso destino ha baciato Taron Egerton, chiamato a interpretare Elton John in Rocket man: meno incassi rispetto agli altri film citati, anche se nel 2020 un Oscar per la miglior canzone l'ha comunque portato a casa, ma enorme eco mediatica per l'attore, anche lui ormai stabilmente nell'olimpo dei grandi di Hollywood.
Il business della musica raccontata (anche) per immagini è ormai una strategia a largo raggio: il successo di una canzone non celeberrima del songbook di Elvis come Edge of reality, affidata a una band indie come gli australiani Tame Impala, ha riportato quella musica nelle playlist dei giovanissimi. La stessa operazione è stata tentata con The United States vs Billie Holiday - e anche qui la protagonista Andra Day ha vissuto un notevole salto di qualità nella sua carriera -, Aretha e più recentemente Whitney, forse il meno riuscito tra i tanti titoli biografici delle ultime stagioni ma che comunque ha garantito un ritorno d'immagine e di popolarità per la sfortunata postar americana.
A questo grande business della memoria si affianca anche il mondo delle serie tv, che trasforma vecchi successi del passato in colonne sonore dell'oggi affondando le mani tra il pubblico dei più giovani: gli esempi di Running up that hill di Kate Bush (Stranger things) e di Bloody Mary di Lady Gaga (Mercoledì) sono emblematici. Intanto la fabbrica dei biopic getta lo sguardo su personaggi anche più vicini nel tempo: Marisa Abela sarà Amy Winehouse in Back to black.