La sorprendente modernità del cinema di Massimo Troisi
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiDa un sondaggio dei primi anni 2000 Massimo Troisi risultò, dopo Sordi e Totò, il terzo dei comici italiani più noti e amati dal pubblico. Oltreché, cosa notevole, il più amato dai giovani, che si sentivano rappresentati da lui fino a crearne dei meme ante-litteram, a riprenderne le battute, le espressioni, la mimica. Un successo così ecumenico e immediato pone delle domande. Perché un comico in fondo sommesso com'era Troisi, a paragone con colleghi esuberanti quali un Verdone, un Benigni, un Villaggio, un attore che parlava un dialetto napoletano smozzicato e a volte incomprensibile, che interpretava non personaggi caratterizzati ed esilaranti, ma soprattutto se stesso, raccoglieva consensi tanto unanimi?
Da un sondaggio dei primi anni 2000 Massimo Troisi risultò, dopo Sordi e Totò, il terzo dei comici italiani più noti e amati dal pubblico. Oltreché, cosa notevole, il più amato dai giovani, che si sentivano rappresentati da lui fino a crearne dei meme ante-litteram, a riprenderne le battute, le espressioni, la mimica. Un successo così ecumenico e immediato pone delle domande. Perché un comico in fondo sommesso com'era Troisi, a paragone con colleghi esuberanti quali un Verdone, un Benigni, un Villaggio, un attore che parlava un dialetto napoletano smozzicato e a volte incomprensibile, che interpretava non personaggi caratterizzati ed esilaranti, ma soprattutto se stesso, raccoglieva consensi tanto unanimi?
La cosa appare del tutto evidente nell'esordio cinematografico di Massimo, cui gli aveva aperto la porta il successo del gruppo comico "La smorfia". Ricomincio da tre riunisce tutti i caratteri salienti del cinema moderno, come era stato codificato dalla Nouvelle Vague francese (e prima ancora dal neorealismo italiano), poi teorizzato da Gilles Deleuze. A differenza dei confratelli comici, il protagonista Gaetano non segue una linea d'azione coerente, nel tentativo (al caso fallimentare) di conquistare un obiettivo, amore, danaro o successo che sia. Il ragazzo napoletano il trasferta al nord (ma tutti si ostinano a chiamarlo "immigrato") è un antieroe in piena regola, che si limita ad andarsene a zonzo per una realtà frammentaria e dispersa, subendo gli avvenimenti anziché provocarli (contrariamente a un Chaplin o a un Jerry Lewis). Marta, la giovane di cui è innamorato, gli impone comportamenti "femministi" nei quali non può riconoscersi e che tuttavia accetta, con un autentico ribaltamento rispetto al cinema classico. Non diversamente per la parola: che dà, sì, origine a vere e proprie gag (come quando - in Scusate il ritardo - spiega confusamente all'amico Tonino che la ragazza lo ha lasciato perché "è bbrutto"), ma che non vale per il suo senso, bensì per il flusso sincronizzato con la gestualità dove è il suono a prevalere sui significati.
'Laggiù qualcuno mi ama', Martone celebra Massimo Troisi. Il trailer