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Michael B. Jordan: “Sono stato un perdente, ma sul ring ho trovato l’umanità per reagire"

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L'attore è il protagonista del nuovo 'Creed III', in sala dal 2 marzo. E per la prima volta è anche regista del post 'Rocky'
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La parabola di Michael B. Jordan è racchiusa nei pochi minuti di intervista sul tappeto rosso per la premiere losangelina di Creed III, il suo primo da regista (dal 2 marzo in sala con Warner). La conduttrice di un podcast gli ricorda che erano nella scuola a Newark, New Jersey e lui, gelido: "Sì, e io ero quello corny (banale, ndr), no?". Lei nega: "Sono stata fraintesa", lui inesorabile: "L'ho sentito con queste orecchie".


Si scopre che il giovane Jordan era bullizzato da un gruppo di compagni, tra cui l'intervistatrice, che aveva anche raccontato: "Ridevamo di lui, se ti chiami Michael Jordan e beh, non ci somigli proprio...Andava anche in giro con il cappuccio calato sul viso". L'essere sottovalutato è stata un tempo una costante di Michael Bakari, così lo chiamano genitori e fratelli, in swahili significa nobile promessa. Il mondo non …

La parabola di Michael B. Jordan è racchiusa nei pochi minuti di intervista sul tappeto rosso per la premiere losangelina di Creed III, il suo primo da regista (dal 2 marzo in sala con Warner). La conduttrice di un podcast gli ricorda che erano nella scuola a Newark, New Jersey e lui, gelido: "Sì, e io ero quello corny (banale, ndr), no?". Lei nega: "Sono stata fraintesa", lui inesorabile: "L'ho sentito con queste orecchie".


Si scopre che il giovane Jordan era bullizzato da un gruppo di compagni, tra cui l'intervistatrice, che aveva anche raccontato: "Ridevamo di lui, se ti chiami Michael Jordan e beh, non ci somigli proprio...Andava anche in giro con il cappuccio calato sul viso". L'essere sottovalutato è stata un tempo una costante di Michael Bakari, così lo chiamano genitori e fratelli, in swahili significa nobile promessa. Il mondo non aveva subito creduto in lui come da 37 anni fa la sua famiglia, punto di riferimento della comunità a Newark. Inizia a lavorare che ha 12 anni, "la segretaria del dottore suggerisce a mia madre di farmi fare il modello. Il giorno dopo faccio un'audizione. Trovo un agente leggendo un annuncio su un giornale". Serie tv, tanti film, ma la svolta arriva nel 2013 con Ultima fermata Fruitvale Station sulla storia vera di Oscar Grant, un "ruolo che ha cambiato la mia vita. Ero arrabbiato, frustrato quando fu ucciso da chi era chiamato a proteggerlo".

Il regista è Ryan Coogler, che lo chiama per il cattivo di Black Panther. Negli incontri per quel film, per Il diritto di opporsi, per Creed II ribadisce: "Questa è la mia saga, il progetto a cui tengo di più, quello che sento come più personale". Adonis è il figlio illegittimo del campione Apollo, adottato dalla sua vedova, con l'aiuto di Stallone/Balboa, investe la sua rabbia nei combattimenti, diventando campione.


Il terzo capitolo è il primo senza Stallone; "Sono uscito dal progetto in modo pacato, sapevo che non c'era spazio per me, gli auguro il meglio", ha detto l'attore mentre Jordan ha spiegato "questo è il franchise di Creed, volevamo concentrarci sulla sua evoluzione". Ritroviamo Adonis in ritiro, manager delle carriera di altri pugili, tra cui l'ex nemico Viktor Drago, al suo fianco la moglie manager musicale (Tessa Thompson) e la figlia non udente. Dal suo passato burrascoso emerge l'ex amico Jonathan Majors, la cui promettente carriera nella boxe è stata interrotta in una serata sbagliata per entrambi.


Quello che convince di Creed III è che la vicenda umana non è mai in secondo piano rispetto al ring, la scelta di un villain ricco di sfumature che non si riesce a odiare davvero - Majors è uno dei talenti puri di Hollywood. Il pugilato più di altri sport intrattiene un rapporto molto stretto con il cinema . Ma "soprattutto - ci racconta Jordan - più che mai la boxe è metafora della lotta che gli individui ai margini della società portano avanti ogni giorno. Lo sport del pugilato è davvero primordiale. Sono due individui sul ring che combattono per vedere chi è il migliore. È uno sport di strategia, intelligenza. Il pubblico è dalla parte del perdente, del ragazzo che affronterà tutte le avversità e ne uscirà vincitore. Sul ring c'è qualcosa di viscerale, umano: uomini che combattono, mettono la loro via in pericolo, spesso combattono per le loro famiglie, per guadagnarsi il rispetto. È uno sport da guerrieri".


Jordan sa che significa sentirsi perdenti: "Certo, sono un maschio nero. Sono afroamericano, mi sono sempre considerato il perdente". Da regista, ha filmato la boxe con un approccio diverso. Nessuno sguardo al passato, ai classici come Toro scatenato o Lassù qualcuno mi ama. "Gli incontri sono stati filmati in tutti i modi possibili. La sfida ora era essere creativo, pensare fuori dagli schemi. Così ho preso spunto dall'animazione giapponese, da altri film d'azione e anime. Penso a Hajime no Ippo e Megalobox, i combattimenti di Naruto, My Hero Academia, Dragon Ball Z". A dargli consigli c'era sempre l'amico Ryan Coogler: "È mio fratello, vorrei girare sempre con lui. Speriamo di fare Wrong Answer (sulla vera storia di insegnanti che falsificarono i test scolastici ad Atlanta ndr), ma si sono rincontrati in Wakanda Forever.


Attivista di "Black lives matter" con il padre, Jordan è fortemente radicato nella comunità black, tra i suoi mentori Denzel Washington, che lo ha diretto in Journal of Jordan. Con la sua casa di produzione è impegnato a cambiare dall'interno il sistema hollywoodiano ed è stato tra i primi ad applicare criteri di diversificazione di cast e troupe (ha anche prodotto e interpretato Senza rimorso, diretto da Stefano Sollima). Oggi racconta come sia importante per lui "che cast e troupe riflettano il mondo in cui vivo. Non devo impegnarmi nel trovare la diversità perché sono scelte che faccio naturalmente. E questo vale anche per le storie raccontate, i personaggi con cui identificarsi". La storia di Creed III è molto personale per lui: "Ci sono cose che appartengono al nostro passato, esperienze di infanzia che ti porti dentro, cose che ti hanno fatto soffrire o messo a disagio. Non ne parli per tanto tempo, poi capisci che devi affrontarle". Tra i momenti che ricorda della carriera, "la prima volta che sul grande schermo ho capito guardando il pubblico che ero riuscito a trasmettere loro emozioni", la peggiore "un momento in cui stavo pensando di smettere, mi ero dato ancora un mese a Los Angeles, non avevo più soldi, poi è arrivato l'ingaggio in Red Tails, prodotto da George Lucas". Le sue rivincite, educatamente, se le è prese tutte. Nel 2020 eletto uomo più sexy di People e Creed III è stato accolto negli Usa da recensioni favorevoli.