Niente di nuovo sul palco degli Oscar: il multiverso vince tutto
di Alberto Crespi , di Alberto CrespiLa cosiddetta "Award Season" - tutta la sfilata di premi che fanno da preliminare agli Oscar - aveva dato indicazioni precise, ma Everything everywhere all at once (d'ora in poi Eeaao, come lo chiamano tutti, manco fosse un ente tipo l'Onu o la Nato o un partito politico come il Pcus, e in effetti...) è andato oltre. Ha vinto sette premi, parecchi - ed è la prima volta da qualche anno a questa parte che gli Oscar indicano un vincitore solitario, un "acchiappapremi" indiscusso. Ma soprattutto ha fatto una strage. The Fabelmans di Spielberg e Gli spiriti dell'isola a bocca asciutta. Cate Blanchett stoppata a quota due Oscar (quelli del passato), come se l'Academy avesse dato retta a quel fastidiosissimo tweet della rivale Michelle Yeoh. Avatar - La via dell'acqua, Top Gun: Maverick e Black Panther: Wakanda forever costretti a consolarsi, come si dice a Roma, con l'aglietto dei premi tecnici. Gli unici due film che di fatto escono…
La cosiddetta "Award Season" - tutta la sfilata di premi che fanno da preliminare agli Oscar - aveva dato indicazioni precise, ma Everything everywhere all at once (d'ora in poi Eeaao, come lo chiamano tutti, manco fosse un ente tipo l'Onu o la Nato o un partito politico come il Pcus, e in effetti...) è andato oltre. Ha vinto sette premi, parecchi - ed è la prima volta da qualche anno a questa parte che gli Oscar indicano un vincitore solitario, un "acchiappapremi" indiscusso. Ma soprattutto ha fatto una strage. The Fabelmans di Spielberg e Gli spiriti dell'isola a bocca asciutta. Cate Blanchett stoppata a quota due Oscar (quelli del passato), come se l'Academy avesse dato retta a quel fastidiosissimo tweet della rivale Michelle Yeoh. Avatar - La via dell'acqua, Top Gun: Maverick e Black Panther: Wakanda forever costretti a consolarsi, come si dice a Roma, con l'aglietto dei premi tecnici. Gli unici due film che di fatto escono indenni dal match contro il multiverso sono The whale, con l'ovvio premio al trucco (la "tuta" indossata da Brendan Fraser per fingersi obeso) e all'attore truccato, e se ci pensate sono un unico premio diviso in due; e Niente di nuovo sul fronte occidentale, che fa il suo, aggiudicandosi l'Oscar al miglior film internazionale e qualche statuetta, di nuovo, tecnica (niente effetto Parasite, stavolta).
Sembra un premio moderno e invece è un premio antico. Hollywood, ovvero l'Academy con tutti gli addentellati multietnici aggiunti negli ultimi anni, è tornata alla vecchia abitudine di premiare il film del momento, quello che (a loro) appare più di tendenza, e di snobbare i veri grandi che realizzano grandi incassi o fanno comunque il cinema, quello vero. Niente Avatar perché ha già fatto una valanga di soldi e James Cameron non ha bisogno degli Oscar, niente Steven Spielberg che è già stato premiato obtorto collo in altre occasioni, niente Cate Blanchett perché in fondo - avranno pensato - Michelle Yeoh non ha nemmeno tutti i torti. Brutta cosa, l'invidia. Cameron Spielberg e Blanchett sono comunque nella storia del cinema passato e il primo è l'unico che sta già scrivendo la storia del cinema futuro: come dicono da quelle parti, Cameron "will cry all the way to the bank", piangerà recandosi in banca o nel suo deposito che dev'essere simile a quello di Zio Paperone, dove conterà i dollari guadagnati e quelli ancora da guadagnare.
Reso omaggio agli sconfitti, parliamo dei vincitori. Sarebbe puerile cascare nella diatriba bello/brutto di fronte a una "cosa" come Eeaao. Chi scrive ha fatto una fatica immane per superare la prima mezz'ora, e non lo rivedrebbe nemmeno sotto tortura, ma da bravo "boomer" confessa la propria totale inadeguatezza a godersi un simile prodotto. Il problema è un altro, e bisogna ragionarci. Per l'Oscar non votano i ragazzini che stanno su TikTok: per l'Oscar votano, in gran parte, dei "boomers" come noi. Quindi la verità è che Eeaao ha fatto colpo su di loro grazie a un'aggressiva campagna di marketing e a un effetto-novità che poi novità non è. La cosa che più ci ha colpito, di Eeaao, è quanto sia vecchio e già visto: astrofisici, filosofi e scrittori di fantascienza ragionano sulla teoria degli universi paralleli da 150 anni, un film simile avrebbe potuto scriverlo il fisico Carlo Rovelli negli anni 80. Se oggi, nel 2023, sembra il nuovo che avanza si può solo fare tanto di cappello a chi ne ha studiato la campagna promozionale: del resto in Italia abbiamo considerati "nuovi" prima Beppe Grillo poi Giorgia Meloni, quindi chi siamo noi per bacchettare Hollywood? Possiamo solo prendere atto che il film è arrivato nel posto giusto al momento giusto, e affermare con retrospettiva amarezza che se Eeaao è un film da Oscar, il primo Matrix nel 1999 avrebbe meritato il Nobel: invece vinse solo i soliti quattro Oscar tecnici come un Avatar qualsiasi.
In realtà, a leggere i primi commenti, Eeaao non ha vinto perché moderno ma perché è "inclusivo". E certo: i cinesi, la figlia della protagonista che è lesbica, cose così. Tutto costruito a tavolino, ma ormai la chiave per arrivare agli Oscar è questa. E cosa ci può essere di più inclusivo di un film che "include" tutti gli universi possibili e consente a Michelle Yeoh di interpretare millemila ruoli, dalla lavandaia sfigata alla diva strafiga? Povera Cate Blanchett, quanto si è illusa: in Tár il suo personaggio fa a pezzi il "politicamente corretto", e sperava di vincere in quest'epoca dominata dalla stupidità? Stupidi noi, invece, a pronosticarla trionfatrice solo perché è brava. Da quando in qua la bravura conta qualcosa? Avevamo pronosticato pure gli attori di Gli spiriti dell'isola, Farrell e Gleason, e sono stati sconfitti anche loro.
Oscar, le lacrime di gioia di Brendan Fraser: "Le cose non sono sempre state facili per me"
Brendan Fraser è bravissimo in The whale, e il film tutto sommato - per essere un film di Aronofsky - è meno terribile di quanto avrebbe potuto essere, ma la prova dell'attore è tutta giocata sulle occhiate sofferenti e sullo sforzo ginnico di indossare una tuta che lo faccia pesare 300 chili. Ma di Oscar ginnici è piena la storia, non bisogna stupirsi. Anche Jamie Lee Curtis ha vinto per un ruolo in cui bisogna sforzarsi per riconoscerla, battendo Kerry Condon che in Gli spiriti dell'isola è straordinaria, con un ruolo tutto in levare, tutto di reazioni alla catatonica staticità di Colin Farrell. Ma si chiama "recitare", in inglese "to play", in francese "jouer": dai, è un gioco e i trucchi, i travestimenti, le protesi, le maschere sono parte integrante del mestiere fin dai tempi di Eschilo. Vietato lamentarsi. Semmai, registriamo con sottile piacere che in Eeaao la cattiva - Jamie Lee Curtis, appunto - è un'impiegata dell'Irs, altra sigla che sta per Internal Revenue Service, corrispettivo Usa dell'Agenzia delle Entrate. Magari, quando si discute con loro, potessimo andare nel multiverso. Ma mica siamo al cinema...